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LUGANO

16/02/2017 - 13:18

Nonno a processo, richiesti 11 anni: «Volete farmi morire in carcere»

Il 70enne alla sbarra per aver abusato della nipote ammette solo una parte dei fatti contestatigli. È stato incastrato da un diario segreto

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LUGANO - Una vicenda di abusi iniziata davanti allo schermo di un computer, guardando Youtube e giocando a videogame, che ha portato un nonno, oggi 70enne, ad abusare della nipotina per quasi quattro anni. L’uomo, che di fronte alle Assise criminali di Lugano deve rispondere di coazione sessuale, violenza carnale, atti sessuali con fanciulli, incesto e pornografia, ammette buona parte delle accuse. Ciò che contesta sono il numero degli episodi, poco più di una decina secondo lui, un’ottantina secondo gli inquirenti, e la natura dei rapporti a cui ha costretto la nipote. 

La giudice Rosa Item, si è più volte spazientita di fronte a queste contestazioni, ricordando all’uomo le dichiarazioni fornite agli inquirenti durante gli interrogatori. La corte, composta di 3 giudici e sei assessori giurati, ha così dovuto ripercorrere i quasi quattro anni di abusi subiti dalla bambina, che all’epoca dei fatti era in età da scuola media. In particolare per comprendere se e in quante occasioni si sia giunti alla congiunzione carnale, oggi negata dall’imputato. 

Contro di lui, però, vi è anche la cronologia del suo computer, dalla quale si può risalire ad alcune ricerche fatte su internet, riguardanti la dinamica di pratiche sessuali, che ben poco lasciano all’immaginazione. Inoltre, la giudice ha ricordato all’uomo come la vittima durante le sue testimonianze «non abbia mai calcato la mano e non abbia mai enfatizzato alcunché».

La vicenda è emersa da un diario scritto più recentemente dalla bambina ormai diventata ragazza e scoperto dalla madre. In alcuni episodi, il nonno avrebbe riservato le sue attenzioni anche a un’altra minorenne appartenente al suo nucleo famigliare allargato. In questo caso, però, si è limitato a dei palpeggiamenti e a mostrarle della pornografia.

L’uomo si dice pentito e «psicologicamente concio» per il fatto di aver distrutto una famiglia costruita con tanti sacrifici. Incalzato dalla procuratrice pubblica Chiara Borelli e dall’avvocata delle vittime Maria Galliani, ha promesso che, in un eventuale futuro fuori dal carcere dove è detenuto da quasi un anno, non tornerebbe a vivere nelle vicinanze della nipote, risparmiandole così di doverlo incontrare di nuovo.

Chiesti 11 anni - La procuratrice pubblica non ha comunque creduto alle sue promesse e ha richiesto 11 anni di reclusione da espiare per l'imputato: «Vista la gravità degli atti e la mancanza di alcun tipo di attenuante».

Per la difesa non oltre i 6 anni - La difesa ha chiesto invece una pena non superiore a 6 anni accompagnata da misure terapeutiche. Nell'arringa difensiva non sono state contestate le accuse, secondo i difensori il problema risiede nella percezione dell'imputato. Percezione confermata immediatamente dall'uomo nelle ultime parole che ha rivolto alla corte: «Posso aver dimenticato qualcosa, ma non ho mai fatto pedofilia in vita mia. Volete farmi morire in carcere».

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