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BELLINZONA

13/08/2013 - 16:01

"Le cose che dice Papa Francesco, la Madonna le diceva a me trent'anni fa"

Intervista a Pino Casagrande, il veggente, il fotografo dell’invisibile, che venticinque anni fa rese Giubiasco come Lourdes

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BELLINZONA - Sono passati 25 anni dal 13 agosto 1988, quando Pino Casagrande disse per la prima volta di aver visto e parlato con la Madonna a Giubiasco, alla chiesetta di Santa Maria degli Angeli, abbarbicata all’imbocco della valle Morobbia. Siamo sul posto, alle 13 e 13. Una sessantina di fedeli perlopiù svizzero tedeschi prega, canta e si confessa a un prete messosi a disposizione. Pino Casagrande non c’è. Gli fu vietato anni fa di salire a Scarpapé. “Forse sarà giù in chiesa, a Bellinzona” mi sussurra una signora stringendo il suo rosario.

Alla chiesa di San Giovanni a Bellinzona, Pino Casagrande c’è. È in un angolo, con due persone che lo accompagnano. Seduto sulla sedia a rotelle, ha le mani coperte da un bendaggio e da un paio di guanti da ciclista, per coprire le stigmate che dice di avere. Lo avviciniamo e chiediamo se possiamo fargli un paio di domande. “No grazie, ne hanno già dette e scritte troppe su di me. Sono solo qui per la mia missione e basta, non faccio del male a nessuno”.

Ci viene sempre?

"Vengo il 13 di ogni mese perché è la Madonna che me lo ha detto, mi ha detto di farlo finché vivo".

Perché dà tanto fastidio ciò che dice?

"Non lo so, non ho mai fatto niente di male. Pensi che le cose che dice oggi Papa Francesco, la Madonna le diceva a me trent’anni fa".

Non è mai più salito a Scarpapé?

"No. Me lo hanno vietato e io lo accetto. Non ho paura delle multe, dicevano 5mila franchi ai tempi, o di finire in prigione, si figuri. Semplicemente sono fatto così, sono un trentino".

È stufo di essere attaccato?

"Uno quando si sveglia la mattina non sa mai quali dolori lo attendono fino a sera. Ma quando va a dormire ha vissuto delle gioie che non aveva preventivato. Quindi la vita vale la pena di essere vissuta anche così. Anche seduto in una carrozzella".

Ma alcune erano davvero pesanti.

"Chi il Caffè? Sa cosa rispondo quando mi chiedono se mi è piaciuto il Caffè? Dico, sì il caffè mi piace corretto".

Ma non risponde?

"I giornalisti che sono contro ciò che dico scriveranno sempre male. Sono qui in carrozzella. Qualcuno che mi vuole male avrebbe scritto: “È addirittura arrivato in carrozzella”".

E con il Ticino che rapporto ha?

"Con il Ticino non ho niente, ci torno sempre in Ticino e continuo la mia missione. Mando ancora in tutto il mondo i messaggi che mi dice la Madonna".

Vive ancora in Svizzera?

"Sono tornato a Borgosesia. Quando sono caduto e non ho più potuto camminare, a La-Chaux-de-Fonds vivevo al terzo piano e non potevo rimanere lì. Poi mi sono lasciato con mia moglie. I miei ultimi quadri, i più belli, li ha ancora lei: li firmavo A. come Anna e P. come Pino, Casagrande".

Si avvicina una fedele, allunga a Casagrande una piccola busta di carta. “Per il caffè”, sussurra. Lo lasciamo ai suoi seguaci, ma è lui ad avere un’ultima domanda per noi: “Lei crede?”

No, sono ateo.

"Guardi San Paolo e Maria Maddalena. Guardi cos’erano prima e cosa sono diventati dopo. Non si sa mai cosa si diventa nella vita. Pregherò per lei".

Grazie.

"Male di certo non le farà".

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32 commenti da TIO
mgk - 13 Agosto 2013 alle 19:51
L ultima volta che sono stato a Scarpape mi e apparsa una costina e una bottiglia di merlot,

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