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25/10/2012 - 19:51

Lurati all'attacco degli industriali ticinesi: "Il vostro è un modello di sviluppo perdente"

Il presidente del PS attacca l'AITI, che chiede al Governo di rinunciare all'introduzione di salari minimi in alcuni rami dell'industria

Articolo di p.d'a.




BELLINZONA - A Saverio Lurati, le dichiarazioni di Stefano Modenini fatte ieri al termine dell’incontro con il Consiglio di Stato non sono per nulla piaciute. La richiesta al Governo da parte dell'Associazione degli Industriali ticinesi (AITI), rappresentata dal Direttore Stefano Modenini, di rinunciare all'introduzione di Contratti normali di lavoro (CNL) in alcuni rami dell'industria, è fermamente criticata dal presidente del Partito Socialista.

"Con 3000 franchi salario più appetibile per i frontalieri" - Modenini ha spiegato che nei settori industriali, in cui la Commissione tripartita chiede che vengano introdotti dei salari minimi di 3mila franchi, si verrebbe a creare una situazione a rischio. In sostanza, con i tremila franchi salariali, il mercato del lavoro diventerebbe ancora più appetibile per i lavoratori frontalieri. Questo perché, visto che i ticinesi non sono presenti in produzione, dove vigono i salari più bassi, un minimo salariale comporterebbe inevitabilmente l’aumento di manodopera frontaliera.

"Modenini deve farci capire come stanno le cose" - Su questa affermazione Lurati ha sbottato: "Modenini deve farci capire come stanno realmente le cose. Prima ci dice che con salari minimi le aziende chiuderebbero, oggi, invece,  ci dice che arriverebbero più frontalieri. Questo presumo voglia dire che l'aumento dei lavoratori d'oltreconfine è dovuto all'apertura di nuove aziende, perché se il rischio è l'aumento dei frontalieri, questo significa che le aziende non chiudono. Se lo facessero, i lavoratori frontalieri rimarrebbero fuori dal mercato del lavoro".

"Invogliare i ticinesi a lavorare in fabbrica" - Lurati ribadisce quella che è la sua visione di sviluppo del Cantone: "Noi dobbiamo rendere più attraenti i posti di lavoro nell'industria anche per i ticinesi. Non è che i ticinesi in fabbrica non ci vogliono lavorare. Il problema è che con 2.500 franchi al mese  non arriverebbero neppure a metà mese. Il nostro obiettivo è quello di riportare il valore dei salari ticinesi il più possibile vicino alla media nazionale".

"Così facciamo concorrenza alla Cina" - La teoria del “teniamo i salari bassi, così non arrivano altri frontalieri” è categoricamente bocciata da Lurati. "Così facendo facciamo concorrenza alla Cina. E poi cosa succede? Succede che, grazie alla possibilità di pagare salari così bassi, che non rendono possibile la vita dignitosa a un ticinese, a guadagnarci sono sempre i soliti. Costoro, così facendo, si ritrovano margini di utili più ampi e poi, visto che qualche soldo in tasca a  loro resta, vanno a chiedere gli sgravi fiscali al Governo, perché devono pagare le imposte sugli utili. Il loro è un modello di sviluppo perdente. Questo nostro Cantone ha bisogno di posti di lavoro pagati decentemente, per dare la possibilità a tutti i ticinesi di lavorare". 

"Nessuno in Ticino ce la fa con 2.500 franchi al mese" -  E' vero che, guardando in modo intuitivo la realtà in cui viviamo, sono ancora una minoranza i residenti in Ticino che lavorano in fabbrica. Forse le ragioni di questa situazione vanno oltre alla busta paga? Non potrebbe darsi che in Ticino manchi quella tradizione industriale che ha per esempio la Lombardia? "Il tipo di industria in Ticino è prevalentemente manifatturiero e quindi poco interessante di per sé – risponde Lurati - Se poi aggiungiamo il fatto che vigono regimi salariali così bassi, è evidente che nessuno di chi deve vivere in Ticino ci vada a lavorare. E' difficile immaginare qualcuno che guadagna 2.500 franchi al mese riuscire ad arrivare alla fine del mese. E a quel punto cosa succede? Succede che lo Stato deve sostenere con sussidi questi lavoratori perché non ce la fanno a pagare gli affitti, la cassa malati, eccetera. E allora io mi domando: vogliamo sgravare lo Stato da tutta una serie di compiti? Cominciamo a pagare bene i lavoratori che operano sul nostro territorio”.

L'AITI non ha nessun potere contrattuale - Il 14 novembre è previsto un incontro tra l'AITI e i rappresentanti sindacali di Unia e OCST. L'invito di Modenini è quello di sedersi tutti attorno a un tavolo per mettere sotto pressione coloro che abusano. Lurati vorrebbe l'introduzione di un Contratto Collettivo di lavoro per i dipendenti dell'Industria, ma ricorda un particolare: “L’AITI non ha nessun potere contrattuale. Non può firmare nessun CCL a nome dei suoi associati. La dimostrazione chiara l'abbiamo avuta nel settore orologiero. Abbiamo tentato di fare un passaggio di questo tipo e le cose sono andate male. Stiamo parlando di un settore, l'orologiero, che con il farmaceutico sta andando bene, nonostante la crisi. E se non c'è la possibilità di sottoscrivere un CCL a nome dei loro associati, l'unico modo è quello di passare per la tripartita, che rende obbligatori alcuni punti tra cui, appunto, il salario".

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