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SVIZZERA / TICINO

04/06/2012 - 20:01

Media e religione, il monito: "Non gettare benzina sul fuoco"

Rainer Stadler, nel suo articolo apparso sulla NZZ il 29 maggio scorso, aveva messo in evidenza il dominio cattolico sui media svizzeri. La reazione di Marco Romano (PPD) e l'intervista al filosofo e linguista sangallese

Articolo di p.d.a.
Composizione Foto Keystone (archivio)




LUGANO - L'articolo della Neue Züricher Zeitung sul dominio PPD e cattolico nei posti chiave dei media svizzeri, ripreso da Tio lo scorso 29 maggio, non ha lasciato indifferente il deputato ticinese del Consiglio nazionale Marco Romano. Al deputato popolare-democratico non è piaciuto affatto il commento apparso sul quotidiano storicamente vicino al PLR.  

"Che sorpresa - risponde con ironia Romano - e che attenzione particolare nei confronti del PPD e del mondo cattolico. Forse nel passato la realtà era opposta e non meritava quindi di essere citata nelle colonne della Limmat. Che sorpresa scoprire - continua Romano - che all’alba del 2012 la NZZ valuti la composizione e l’operato di un’importante realtà della nostra società in base alla rappresentanza ideologico-partitica, soprassedendo totalmente alle capacità, alle esperienze e alla professionalità delle personalità coinvolte. Che sorpresa l’improvvisa attenzione nei confronti del mondo dei media e la miopia nei confronti di altre realtà".

Nel suo articolo Rainer Stadler, filosofo, francesista, linguista e giornalista alla Neue Züricher Zeitung, ha elencato nel suo commento tutti i nomi (o quasi) di personaggi appartenenti all'area PPD e cattolica - alla testa della SSR o inseriti nei posti chiave della politica che conta nelle decisioni sui media nazionali e regionali.

Per capire meglio il messaggio lanciato dal sangallese 53enne e per non lasciare spazio a interpretazioni o malintesi, ci siamo rivolti direttamente a lui.

Signor Stadler, secondo Lei perché per trent'anni i cattolici sono stati ai vertici della SSR?

"Evidentemente perché il PPD dispone di una buona rete di contatti. Oltracciò è chiaro il suo appoggio politico alla SSR. Aspetti questi non di poco conto nella disputa politica di oggi. Sicuramente ad avere influito vi sono stati anche fattori di politica regionale. Se pensiamo, per esempio ad Antonio Riva rappresentante del Ticino, ad Armin Walpen rappresentante del Vallese... Diciamo che la SSR ha un funzionamento simile al sistema politico federale svizzero. Un funzionamento complesso, come la politica svizzera.

Un particolare, però, mi sfugge. Non ho capito se per lei i cattolici ai vertici della Televisione pubblica rappresentano un problema.

"Non ho problemi con i cattolici. E non è neppure vero, che le idee del PPD abbiano influenzato la SSR in modo particolare. I media, a livello generale, non  dimostrano di essere particolarmente "religiosi"".

Nel suo articolo scrive che la rapresentanza popolare-democratica in ambito televisivo è considerevole. Lei cita anche il consigliere agli Stati del PPD Filippo Lombardi e ricorda le diverse cariche che egli ricopre: è alla testa di Telesuisse, è amministratore delegato di Teleticino e Timedia ed è presidente dell'Associazione Pubblicità Svizzera. Cosa ci vuole dire con tutto ciò?

"Volevo semplicemente dimostrare quanto sia forte ed evidente la presenza del PPD nella realtà della televisione svizzera. Ciò è dovuto anche all'esistenza di una rete di contatti. In tutti i casi la SSR deve fare attenzione. Deve fare in modo che, anche sotto l'aspetto formale, riesca a trovare un largo appoggio politico e sociale".

Il suo articolo si conclude così: "Nonostante questo predominio cattolico si ha tuttavia l'impressione che tra i media elettronici non regni il fervore cristiano". Come interpretare questa frase?

"Nel mondo del giornalismo i credenti sono in netta minoranza. Le chiese perdono sempre più appoggi, nonostante si stia vivendo un vago ritorno di fiamma della spiritualità. Per ragioni politiche e commerciali i media si dimostrano discreti sui temi religiosi. Ed è giusto che sia così. Forse lo si è dimenticato, ma anche in Svizzera è stato versato tanto sangue a causa delle guerre di religione. E su questo tema i media non possono permettersi di gettare benzina sul fuoco".

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Lace - 13 Giugno 2012 alle 09:14
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