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08/05/2012 - 11:21

L'auto resta il grande amore dei ticinesi

Gli svizzeri nel 2010 si sono mossi di più, e hanno scelto principalmente il treno

Foto Ti-Press Samuel Golay




BERNA - Gli abitanti della Svizzera hanno percorso in media 36,7 km al giorno nel 2010. Questa distanza è aumentata di 1,5 km o del 4,1% in cinque anni. È nettamente cresciuto il numero dei chilometri percorsi in treno. Tuttavia, l'automobile resta il mezzo di trasporto principale, in particolare nella Svizzera romanda e in Ticino.

Agli spostamenti si dedicano mediamente 92 minuti al giorno, tempo d'attesa compreso. Questi dati emergono dal censimento "Mobilità e trasporti" 2010, presentato stamani a Berna dall'Ufficio federale di statistica (UST) e da quello dello sviluppo territoriale (ARE). Sono state interrogate circa 63'000 persone.

Con 34,2 km al giorno, i romandi percorrono meno chilometri rispetto agli svizzerotedeschi (38 km). Il minor numero concerne la Svizzera italiana, con 29,3 km. I 2/3 delle distanze, ossia 23,8 km, vengono percorsi in automobile; 8,6 km con i trasporti pubblici e 2,8 km a piedi o in bicicletta. Il numero dei chilometri compiuti in treno è aumentato di circa il 27% tra il 2005 e il 2010, mentre le tratte percorse a piedi o in auto sono rimaste stabili.

Meno licenze tra i giovani - Nonostante tutto, il traffico stradale ha registrato un aumento a causa dell'incremento demografico. La progressione ha raggiunto il 5,5% in cinque anni. Tra i più giovani si sta verificando una tendenza inversa. Soltanto tre giovani su cinque, tra i 18 e i 24 anni, sono titolari di una licenza di condurre. La proporzione, che nel 1994 superava ancora il 70%, continua a diminuire. Per contro, in questa fascia d'età il numero dei giovani in possesso di un abbonamento generale è raddoppiato e sfiora il 20%.

Svaghi in testa - Gli svaghi restano il principale motivo delle trasferte, con circa il 40% delle distanze giornaliere. Questa parte è diminuita di 5 punti in cinque anni. In seconda posizione vi sono i percorsi effettuati nell'ambito dell'attività lavorativa, che hanno registrato un'evoluzione contraria. È aumentata anche la parte dei percorsi pendolari, che ha raggiunto il 24% nel 2010. Gli spostamenti per gli acquisti, la formazione o le attività professionali di servizio (19%) restano stabili.

Gli uomini compiono più trasferte rispetto alle donne e fanno maggiormente capo all'automobile. La distanza media più lunga è appannaggio dei giovani tra i 18 e i 24 anni, con quasi 50 km. Diminuisce nel corso degli anni per calare a 13,5 km per gli ottantenni.

Luogo di domicilio - Il luogo di domicilio costituisce un altro fattore di differenza in materia di mobilità. Gli abitanti degli agglomerati compiono tragitti in auto più brevi e meno frequenti. Al contrario, le persone residenti nelle zone rurali percorrono 41,7 km al giorno e fanno capo più sovente al trasporto motorizzato individuale.

La vettura è più in voga in Ticino e nella Svizzera romanda, rispetto a quella tedesca. Ciò è dovuto a una diversità culturale in materia di mobilità e ad un altro contesto topografico, ha osservato la direttrice dell'ARE Maria Lezzi. Se si sommano tutti i tragitti compiuti da una persona residente in Svizzera nel corso di un anno, si giunge a una distanza media di 20'500 km. Ciò equivale a un po' più di mezzo giro del mondo. Sono compresi i viaggi e i tragitti compiuti all'estero, che rappresentano un terzo circa della distanza totale.

Di più, ma senza pagare - Le persone consultate sono pure state interrogate su questioni di politica dei trasporti. La netta maggioranza si pronuncia in favore del miglioramento delle infrastrutture stradali, dei trasporti pubblici, dei passaggi pedonali o delle piste ciclabili.

La maggioranza si oppone invece a un aumento degli oneri di parcheggio nei centri, delle tasse d'accesso per le auto nei centri cittadini, il cosiddetto "road-pricing", o dei prezzi dei trasporti pubblici, modulati in funzione degli orari. Si constata un dilemma - ha ammesso Maria Lezzi - tra il miglioramento auspicato dell'infrastruttura e la debole propensione a sborsare di più. Secondo la direttrice dell'ARE, si tratta di far capire alla popolazione la necessità di un "mobility-pricing", ossia di una tarificazione della mobilità.

Per quanto riguarda i trasporti pubblici, Maria Lezzi è favorevole a dare la precedenza a un incremento delle capacità, piuttosto che a un aumento della velocità. Si tratta anche di sviluppare il traffico regionale.

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