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06/10/2017 - 10:01

Il nuovo braccialetto elettronico: la recensione

Il Canton Ticino si è dotato da quest’anno di un nuovo modello di cavigliera di sorveglianza: scopriamone funzionalità e segreti

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Il nuovo braccialetto elettronico: la recensione

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Sono già una trentina i ticinesi che l’hanno indossata: è la nuova cavigliera di sorveglianza (o braccialetto elettronico) in dotazione alle autorità cantonali. Ancora in fase di progetto pilota, dal 1° gennaio sarà a tutti gli effetti una possibilità per l’espiazione delle pene. Anche in questo campo il progresso tecnologico è inarrestabile. Scopriamo come è fatto e come funziona questo dispositivo, nella speranza di non doverlo mai indossare.

Radiofrequenza e gps - Prodotte dalla startup giurassiana Geosatis, le cavigliere sono dotate di una doppia tecnologia di localizzazione, a radiofrequenza e gps. La prima è dedicata al più classico dei compiti: sorvegliare il rispetto degli arresti domiciliari. Il meccanismo è semplicissimo: il device comunica con una base posizionata in casa, se perde il contatto scatta l’allarme. Gli operatori, quando la installano possono scegliere un allontanamento consentito tra i 20 e i 100 metri.

Sensore di movimento - La base (o home station), necessita solamente di una presa elettrica per funzionare, per restare in contatto con le autorità è dotata di una scheda sim e comunica gsm. Manometterla, se non impossibile, è molto complicato: i precisissimi sensori di movimento impediscono di spostarla senza che scatti l’allarme e oltre alla spina di alimentazione non dispone di altri ingressi attraverso i quali connettersi ed eventualmente hackerare il dispositivo.

Fuori casa - Quando si allontana dalla base, il braccialetto attiva la modalità gps e quella gsm (anche nella cavigliera, infatti, è presente una sim) per comunicare con le autorità dello Stato. In questo modo si può controllare in tempo reale la posizione di chi lo indossa. Questo, oltre al controllo dei domiciliari, consente di applicare altre misure restrittive della libertà. Per esempio vietando al condannato di avvicinarsi a casa della vittima oppure, nel caso dei tifosi violenti, allo stadio di calcio nei giorni delle partite.

Allarme - In tutti i casi, quando il dispositivo rileva una violazione parte l’allarme. La persona che indossa la cavigliera la percepisce tramite una vibrazione, questo le permette di correggere immediatamente il proprio comportamento. Simultaneamente un operatore dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (Uar) riceve una notifica push sui propri dispositivi: attualmente si usano il computer, lo smartphone e lo smartwatch. A dipendenza della gravità della violazione, l’operatore decide se mettersi in contatto con il sorvegliato o se far intervenire la polizia. Attraverso l’app di gestione è possibile monitorare in tempo reale la posizione della cavigliera, verificarne la carica, inviare degli allarmi ed, eventualmente, consentirne l’apertura in remoto.

La cavigliera - È molto leggera, pesa soli 180 grammi. Questo permette di indossare il dispositivo in comodità, in dotazione anche un supporto che evita le escoriazioni e permette di tenerlo un po’ sollevato dal malleolo. Evidentemente non la si può togliere, il sistema di aggancio meccanico sopporta una forza di oltre 150 chilogrammi. Insomma, chi provasse a forzarla farebbe più male a sé che alla cavigliera. Qualunque tentativo di rimuoverla, inoltre, fa scattare l’allarme. E per lavarsi? Nessun problema, il dispositivo è impermeabile: ci si può immergere fino a 30 metri. Sono, per ora, disponibili due misure: small e large.

La batteria - L’autonomia della cavigliera è di 36-48 ore. Quando la carica raggiunge il 20% scatta automaticamente l’allarme. Il caricatore è senza fili: si tratta di un power bank che viene applicato sulla cavigliera con un meccanismo ad aggancio e ristabilisce la carica senza impedire i movimenti. Servono circa 45 minuti per tornare al 100%. Il caricatore, poi, si ricarica posizionandolo sulla home station.

Palloncino portatile - Il progresso è inarrestabile, così anche questo dispositivo presto disporrà di funzioni oggi quasi inimmaginabili. I tecnici della Geosatis, ci spiegano dall’Uar, stanno infatti mettendo a punto un sistema che consentirà alla cavigliera di monitorare il tasso alcolico. Una misura che potrebbe essere molto utile, se pensiamo che in un caso su tre chi espia la pena in questo modo ha infranto la Legge sulla circolazione stradale, spesso per guida in stato d’ebbrezza. Un’altra applicazione possibile è quella di dotare le vittime di reati particolarmente gravi di un dispositivo che le avverte nel caso il loro aggressore (dotato di cavigliera) si stia avvicinando a loro. Ovviamente queste innovazioni non potranno essere utilizzate dallo Stato senza delle modifiche di legge.

Chi la indossa - Questo metodo di espiazione della pena è ammesso per chi è condannato a una pena tra i 20 giorni e 1 anno. La persona condannata deve esercitare un'attività lavorativa o formativa (almeno 20 ore a settimana), avere un alloggio adeguato e stabile e non essere a rischio di recidiva o fuga. Prima di ricevere la cavigliera dovrà sottoscrivere il Piano di esecuzione e delle condizioni. Inoltre saranno da coprire i costi di noleggio del dispositivo: 15 franchi al giorno. 

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2 commenti da TIO
SosPettOso - 6 Ottobre alle 11:54
Piccolo spazio pubblicità...
Sembra un comunicato pubblicitario dove l'apparecchio è descritto come infallibile ed è quasi un piacere portarlo.
Se il GSM si attiva solo fuori dal raggio della home station, basterà munirsi di un apparecchio che riproduca gli stessi segnali della home station (per lasciare in stand by il braccialetto) e di un chip RFID che riproduca il suo ID (per ingannare la stazione).
Basta googlare "PI: Passaporti hi-tech? La chiamano sicurezza" per rendersi conto che la tecnologia più sofisticata viene subito raggiunta e superata da hacker a basso costo.

Per quanto riguarda i sensori dell'alcol, se ben "incellophanato" arrischia di non entrare in contatto con il sudore e dunque potrebbe risultare inutile...

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1 commento da FACEBOOK
Simone Rassega DI Ossa - 6 Ottobre alle 18:40
Luca DaMayhem

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