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BIASCA

22/09/2017 - 21:05

«L'integrazione degli stranieri in Ticino deve cominciare dai Comuni»

Le linee guida per i prossimi anni sono state presentate alla Giornata cantonale dell’integrazione

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BIASCA - Il nuovo Piano d’integrazione cantonale - che si estenderà dall’anno prossimo fino al 2021 - è in consultazione in Governo. È stato presentato oggi alla Giornata cantonale dell’integrazione a Biasca. Per la prima volta - come ha spiegato Norman Gobbi - sarà interamente allestito e coordinato da tre dipartimenti, il DI con DSS e DECS. 

Uno dei punti fondamentali è un maggiore e migliore coinvolgimento dei Comuni: «È importante - ha sottolineato Gobbi - che i Comuni assumano un ruolo attivo nella prima informazione agli stranieri e nell’integrazione sociale. In particolar modo sarà necessario rivolgere una particolare attenzione alle persone con passato migratorio in ambito di asilo, per le quali le competenze sociali, la conoscenza della lingua e la formazione professionale sono da considerarsi prioritarie». 

Nella giornata non è mancato il riferimento a «persone che hanno vissuto o transitato sul nostro territorio che a detta di molti erano ben inseriti nella nostra società ma sono stati denunciati per le loro tendenze estremiste». Il primo Programma d’integrazione cantonale quadriennale - che termina quest’anno - si è concentrato su tre obiettivi principali:  rafforzare la coesione sociale sulla base dei valori sanciti dalla Costituzione federale;  promuovere un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione residente autoctona e straniera;  garantire pari opportunità di partecipazione degli stranieri alla vita economica, sociale e culturale della Svizzera. Sono stati oltre novanta i progetti promossi da enti, associazioni, organizzazioni, comunità di stranieri e strutture ordinarie. 

Il Cantone sta quindi lavorando «per una sempre maggiore integrazione della popolazione straniera»; «in questo modo - ha concluso Gobbi - sono certo che potremo scongiurare la possibilità che si creino delle pericolose società parallele, nelle quali si potrebbero istaurare delle ideologie estremiste, e impegnarci quindi a favore di una maggiore sicurezza per tutta la popolazione in Ticino».


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