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BOSCO LUGANESE

17/02/2017 - 07:00

Ecco il ticinese che cammina sulle acque

Da anni, mari e laghi ghiacciati della Svezia sono meta di Beat Kilcher, appassionato di escursioni sul ghiaccio. E anche nel 2017 la spedizione si ripeterà

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BOSCO LUGANESE – Quasi come nella Bibbia. Un ticinese che cammina sulle acque del lago e del mare. È Beat Kilcher, 67enne ingegnere elettromeccanico di Bosco Luganese, oggi in pensione, appassionato di piste ghiacciate. Da cinque anni a questa parte, la sua passione si è spinta all'estremo. Ora le sue mete sono il Mar Baltico e i tanti laghi della Svezia. In particolare quelli tra Göteborg e Stoccolma. Nel 2017, a metà febbraio, una nuova spedizione. «Sono un po' pazzo – ammette il 67enne –. Ogni giorno percorrerò tra i 50 e i 60 chilometri sul mare ghiacciato. Paura? I pericoli ci sono anche quando si circola in auto».

Tra fiordi e insenature – A spasso per i fiordi, tra insenature e scorci mozzafiato. Ai piedi, scarpe speciali e lame lunghe fino a 50 centimetri. «Ci si muove come nello skating, disciplina dello sci di fondo. Lo scorso anno avevo portato con me alcuni amici dal Ticino. Quest'anno ci saranno mio figlio e la sua amica. E poi ancora due tedeschi, un'inglese e una russa. È nata una bella comitiva, nel corso degli anni».

Bassa escursione termica – Il gruppo è seguito da una guida che conosce bene le caratteristiche del luogo. «La zona è talmente vasta che uno straniero rischia di perdersi. Ogni giorno, poi, cambiamo meta. Ci spostiamo con un pulmino e dormiamo in ostelli». Lo spessore dei ghiacci? Varia parecchio. «Si va dai 7-8 centimetri ai 40. Ci sono variazioni enormi. Le temperature sono comunque sempre attorno allo zero. A un certo punto arriva il sole. Ma l'escursione termica è così bassa che il ghiaccio non si scioglie».

Quando il ghiaccio cede – Possono, tuttavia, verificarsi grossi inconvenienti. E Kilcher ne è cosciente. «Capita raramente che il ghiaccio possa cedere. Anche per questo nel nostro zaino abbiamo tutti un sacco impermeabile che contiene vestiti asciutti. E soprattutto una corda di 20 metri e ganci di acciaio per riuscire poi a risalire dall'acqua in casi simili. A me per fortuna non è mai successo».

Carcasse e castori – Kilcher, che una ventina di anni fa aveva contributo alla nascita della pista di ghiaccio naturale di Bosco Luganese, oggi attrazione per famiglie e giovani, prosegue nel racconto dei suoi aneddoti. «Mi sono spesso imbattuto in carcasse di animali morti, rimaste congelate nel disperato tentativo di salvarsi. Così come in castori indaffarati nell'abbattere piante. È una regione molto selvaggia. E lo si percepisce da ogni angolatura. È anche piacevole incontrare un pescatore che ha appena fatto un buco nel ghiaccio e che cerca di portare a casa il pranzo. Momenti magici che solo una simile avventura ti può regalare».


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