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TENERO

06/02/2017 - 08:02

Programma occupazionale a due ore da casa: «Così non c’è tempo per le ricerche»

Lo sfogo di un 32enne disoccupato che tra un mese non riceverà più alcuna indennità: «Il lavoro ora me lo scordo». Il Cantone: «Segnalateci le vostre difficoltà»

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TENERO – È disoccupato. E gli fanno seguire un piano occupazionale a due ore da casa sua. «Mi spiegate dove trovo il tempo per cercare un lavoro?» È la domanda che si sta facendo Andrea (vero nome noto alla redazione), 32enne di Tenero, in cerca di un impiego nella vendita. E sono in tanti a trovarsi in questa situazione. Andrea a fine febbraio si vedrà scadere la disoccupazione. E siccome ha una moglie salariata ed è proprietario di una casa, non beneficerà dell’assistenza. «Io non voglio farmi mantenere da mia moglie. E nemmeno dallo Stato. Il tempo stringe. Ma se mi costringono a passare le mie giornate alla Caritas di Pollegio, come ne esco da questa situazione?»

Un caso paradossale – La storia di Andrea non rappresenta un caso isolato. Già un altro giovane, anche lui inserito nella struttura di Pollegio, a metà dicembre aveva denunciato in un articolo pubblicato da 20 minuti/tio.ch, la mancanza di tempo per le ricerche di lavoro. «A ottobre – spiega Andrea – l’Ufficio regionale di collocamento mi ha inserito per quattro mesi in questo programma occupazionale. Otto ore al giorno a smontare e riciclare materiale elettrico. Assurdo. In quei quattro mesi io avrei dovuto cercare un lavoro. Disperatamente. Visto che poi da febbraio non riceverò più un franco».

Richieste vane – Andrea chiede invano al consulente l’esonero dal programma occupazionale. «Vorrei stare a casa in modo da dedicarmi totalmente alle ricerche di lavoro. Visto che da fine febbraio non avrò più nulla e mi toccherà appoggiarmi finanziariamente a mia moglie. Il consulente ha respinto la richiesta, non ritenendo valide le mie argomentazioni. Mi è stato detto anche che stranamente chi viene inserito in questi programmi poi si attiva maggiormente a trovare lavoro».

Quella mezza giornata a settimana – Andrea vive sulle colline di Tenero. Per andare e tornare da Pollegio percorre in totale cento chilometri di auto al giorno. «E se vado con i mezzi pubblici, ci impiego due ore e mezza all’andata e un’ora e mezza al ritorno. Al massimo ho diritto a mezza giornata a settimana da dedicare alle ricerche. Il mio responsabile a Pollegio è disposto a concedermi mezza giornata in più per le ricerche. Ma non è comunque evidente, quando si hanno praticamente le ore contate. Devo presentare dodici lettere di ricerca di lavoro al mese. Ma non è nemmeno più questo il problema. Io voglio trovare un lavoro. E il sistema mi mette i bastoni tra le ruote, con decisioni senza senso».

La situazione generale – Attualmente in Ticino sono circa 800 le persone che, come Andrea sono invitate a seguire un programma occupazionale. In dicembre Sergio Montorfani, capo della Sezione cantonale del lavoro, aveva evidenziato come delle 3'163 persone che avevano terminato un piano occupazionale nel corso dell’ultimo anno, 1'255 (il 39,7%) avevano ritrovato un posto di lavoro.

I diritti – Al di là di questo va detto che Andrea non è l’unico a lamentarsi per la mancanza di tempo da dedicare alle ricerche di lavoro, quando si frequenta un piano occupazionale. Di casi analoghi se ne segnalano parecchi. Montorfani non ci sta a passare per il “cattivo” della situazione. «Per regola generale – dice – valida in tutti i programmi occupazionali, i partecipanti hanno diritto ad assentarsi tutto il tempo necessario per la ricerca di lavoro, attività che deve ovviamente rimanere prioritaria. Devono però documentare l’uso del tempo per le ricerche, alfine di evitare possibili abusi».

Sostegno – Questa regola, e lo ribadisce con fermezza, non è mai cambiata. «Anzi, semmai è stata rafforzata negli anni recenti, quando abbiamo chiesto a tutti gli operatori dei programmi occupazionali di sostenere i partecipanti in maniera ulteriormente accresciuta nelle loro attività di ricerca».

Invito alla segnalazione – Affermazioni che stridono con quelle di Andrea e di altre persone nella sua stessa situazione. Montorfani è chiaro: «Se qualcuno dovesse sentirsi ostacolato nella sua ricerca di lavoro durante la partecipazione a un programma occupazionale, può segnalare la situazione al suo consulente o all’Ufficio delle misure attive della Sezione del lavoro, che provvederà alle opportune verifiche».

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51 commenti da TIO
sedelin - 8 Febbraio alle 10:05
scelgo questo blog perché é il più frequentato.
chiedo a TIO: dov'è finito l'articolo sul ragazzo francese in ospedale dopo le botte della polizia? c'era pure la foto di hollande al suo capezzale.

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83 commenti da FACEBOOK
Laura Scapozza - 7 Febbraio alle 13:50
MONTORFANI PAGHEREI PER VEDERTI NELLA MISERIA!!! TU E TUTTI I PAGLIACCI DENTRO URC E SIMILI!!!

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