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AROGNO

24/06/2015 - 07:00

Arogno capitale del lusso: una fabbrica e 50 impieghi

La storica azienda A.Manzoni & Fils vuole rinascere per produrre in Ticino orologi di altissima gamma

federicomalnatiarch.com
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navy - 24 Giugno 2015 alle 07:50
"TICINO - THE PLACE WHERE HYPOCRISY IT'S A MUST AND ALWAYS AT THE FIRST PLACE"
Verranno creati 50 impieghi! F-A-N-T-A-S-T-I-C-O!!!

............peccato che NON saranno dati a LOCALI..........
Altrimenti perché scegliere Arogno ed il Ticino per produrre orologi schviseri fatti da mano d'opera che, di schwisero, non ha un piffero di nulla?!?!

Lo SWISS MADE made dovrebbe seguire parametri ben più severi e rigidi degli attuali!
Attualmente, per attaccare l'etichetta "SWISS MADE" sui propri prodotti (anche se qualcosa è stato fatto per limitarne l'uso) è pari ad UNA BARZELLETTA e di ABUSI, rovinando poi TUTTO LO SWISS MADE, ve ne sono a decine! Questo con il benestare della varie camere di commercio che, piuttosto di fare il loro lavoro con diligenza ed etica, preferiscono fare aperitivi ogni dove, invitati dalle varie loro affigliate, e ricevere stipendi e compensi da fare ingrassare........

AROGNO e TICINO capitale dell'IPOCRISIA!

VOGLIAMO DIRLO NELLA LINGUA INTERNAZIONALE PER ECCELLENZA, COSI DA ESSERE WORLDWIDE? Almeno la diciamo giusta fino in fondo, no?

Che orologio porti al polso? E' un MANZONI! Fa anche le pulizie.............ma par piasè!

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GI risponde a navy - 24 Giugno 2015 alle 14:14
Direi che può tranquillamente prendere contatto direttamente con il signor Ike (che non è un fantasma) e "toccare con mano" quanto lui intende ri-portare ad Arogno, che - forse tutti non sanno - fu il primo comune industrializzato in Ticino e questo nel lontano 1879.....quando dal Giura arrivò l'industria orologiera.....spentasi a metà degli anni 70 come gran parte dell'orologeria svizzera di allora....
navy risponde a GI - 24 Giugno 2015 alle 14:28
Ringrazio GI per il suggerimento. Ora vi sono intenti. Quando vi sarà la realtà farò senza dubbio un giro sul piazzale dell'azienda di prestigio. Spesso, un veloce e semplice colpo d'occhio nel parcheggio è sufficiente.

Mi congratulo per l'info, che ammetto non conoscere, relativa al primo comune industrializzato in Ticino, risalente al 1879.
In quel tempo, i nostri scalpellini erano un vanto, un fattore di orgoglio. Ora si acquista sasso dall'altra parte del mondo per il LAC o per la pavimentazione di Chiasso......Pertanto la nota storica ci sta ed è, almeno dal sottoscritto, apprezzata. Per il resto, come detto, stiamo a vedere.
Saluti.
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patrick28 risponde a navy - 24 Giugno 2015 alle 10:52
Tu quanti posti di lavoro hai creato ?
Spero tanti. Al contrario stare zitto.
navy risponde a patrick28 - 24 Giugno 2015 alle 11:07
Faccio fatica a tenermi il mio e tu? Già in pensione o/a menare il tolone?
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Arpac risponde a navy - 24 Giugno 2015 alle 10:28
Concordo con parte del tuo ragionamente. Sostengo inoltre che il filantropo in questione potrebbe fare molti danni, personaggio ambiguo.

Ti pongo però una domanda: nel settore orologiero, in Ticino, non abbiamo nessuna formazione specifica, nessuna possibilità. Non credi che per una volta possiamo smetterla di sbraitare contro datori di lavoro e frontalieri e cercare invece delle soluzioni percorribili?
Ad esempio: sviluppare una formazione specifica per il settore dove il personale indigeno? sui modelli di JU o ancora GE?

La filastrocca della Berna cattiva, Datori di lavoro criminali, e frontalieri ladri comincia veramente ad essere ridondante, stancante e fine a se stessa.

In Ticino dobbiamo creare movimento, non sederci con le braccia incrociate.

Saluti
navy risponde a Arpac - 24 Giugno 2015 alle 11:06
Caro Arpac, ti ringrazio molto per il tuo commento, considerazioni e domanda a cui rispondo volentieri.

Innanzitutto concordo al 100% che, in Ticino, ci si pianga tanto e, forse, troppo addosso a modi Italian style. Del resto quale latini, non potrebbe essere diverso.
Detto questo, mi permetto tuttavia di aggiungere la seguente considerazione che, forse, risponde, in parte, alla tua domanda.
Il modello a cui fai riferimento tu, relativo a formazione specifica di JU e GE, è un modello che, in parte, conosco e considero buono.
Modello però che, vista la nostra situazione geografica e soprattutto vicinanza con una dei paesi (tra in grandi) più mal messi e mal gestiti dell'intera area Europea, non può funzionare fintanto che, a protezione dei locali, non ci si mettano carte sul tavolo e si smetta con l'ipocrisia dilagante.

Di industrie orologiere, il Ticino, ne conta già qualcuna nel Mendrisiotto. Ve ne una, tanto per fare un esempio, che conta circa 700 persone. Su queste 700, a parte un'infima parte di nazionali (pertanto non CH DOC ma reali domiciliati) ne conta qualche decina. Detta società, produce componenti per orologi SWISS MADE con il 90% di manod'opera frontaliera. Secondo te è a forte valore aggiunto? E' un vantaggio più per la società e relativi azionisti, eventualmente per il comune oppure, come dovrebbe essere, per centinaia di lavoratori domiciliati che, con il loro guadagni (decenti) creano tutto un indotto, semplicemente facendo la spesa nel negozietto e/o supermercato locale, andando dal meccanico sotto casa, facendosi aggiustare le scarpe dal calzolaio all'angolo, andando dal dentista del piano di sopra, ecc, ecc?

Questa è la chiave di volta del cantone Ticino. Mettere le basi affinché, questo cantone, non faccia la sgualdrina di turno e si svenda a favore di pochi e discapito di tanti.
Le sgualdrine, una volta passato il loro tempo, fanno una brutta fine.....

Il movimento, parafrasandoti, in Ticino dobbiamo crearlo ma se vogliamo creare solo movimento per altri mentre noi stiamo a guardare, magari davanti ad un ufficio di collocamento, penso che concordi anche tu, sia un tantino autolesionista, no?
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Arpac risponde a navy - 24 Giugno 2015 alle 11:50
La situazione geografica del Canton JU, NE e ancora peggio del Canton GE non differisce molto da quella ticicinese, quantomeno nel settore orologiero e industriale. Una grande fetta % dei lavorari resta frontaliera (70% tutta). Non potrebbe essere comunque diversamente, e questo a causa della scarsità di manodopera CH formata a fronte di un fabbisogno costante.(ragionamento pragmatico e apartitico)

Se anche in TI vi fosse la possibilità di assumere personale formato, come nei cantoni menzionati, sono convinto che la tendenza cambierebbe e che un 10%-20% in più di posti di lavoro sarebbero destinati agli indigeni. Per questo motivo sostengo una formazione orologiera cantonale, comprensiva di "sertissage" e "emboitage".

Il settore é oggi soggetto ad un contratto fissato recentemente dalla commissione tripartita, gli abusi avranno vita breve. È importante però avere il coraggio di mettere in pratica gli strumenti che abbiamo a disposizione qualora abusi analoghi si verificassero. È inutile brontolare se poi non siamo in grado di far rispettare le leggi già in vigore .

Nell'industria ticinese in generale, non avremo mai l'80-90% di personale indigeno, scordiamocelo.

Possiamo però adoperarci per rendere l'indigeno più attrattivo e così avere gli strumenti per far pressione sul mercato del lavoro.
A quel punto, i politici, che sono TUTTI, i primi responsabili di questa situazione, remeranno in un'altra direzione, ne sono convinto.
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navy risponde a Arpac - 24 Giugno 2015 alle 13:42
Beh, nella sostanza concordo senza dubbio con te quasi su tutto. Come non farlo del resto. Tuttavia, come ben dici tu nel tuo ragionamento, di SE e MA ve ne sono ancora sul piatto e di coraggio, qui in Ticino, ve ne poco. Il coraggio è quando, sulla barricata si sale da se e non, invece e come capita qui da noi, si fanno salire i concittadini spedendoli (o facendoli spedire) in disoccupazione a medio, lungo termine. E' necessaria una visione a lungo termine e non, come presentato in questo articolo, parlare di 50 posti di lavoro creati! Creati per chi?!?!

Di corsi di post formazione e/o riqualifica se ne fanno in Ticino ma per cosa, per chi, con quali fine effettivo? Il settore bancario ed affini è, oramai, inesorabilmente compromesso e allora che si fa? E' vero la commissione tripartita potrà garantire certe cose ma intanto cosa avviene? I frontalieri sono assunti e, ex bancari e non solo, vanno a timbrare! Il coraggio sarebbe quello di formare e reintegrare queste persone per avere, alla fine, un SWISS MADE che sia SWISS MADE e non una specie di frontiera a modi sartoria............

Per quanto è della situazione geografica debbo dissentire. Se è vero che, soprattutto per il JU, vi sono analogie territoriali, il problema è il cosa si trova aldilà della ramina. Nella parte francese, per ragioni storiche, la conoscenza del settore orologiero è una realtà quanto lo è il CUCÙ in Svizzera. E per questo non vi è discussione. Per quanto è della situazione della paese-nazione Francia, pure avendo disoccupazione anche là, non possiamo, obiettivamente, confrontarlo con l'Italia e, soprattutto il "deserto" lombardo!

Confiniamo, se ne dica quelle che si vuole, con un paese che, per anni ed anni, si è adagiato (portando allo schifo odierno in lombardia) sul Ticino quanto, quest'ultimo si è ipocritamente adagiato sui frontalieri. La differenza è che, qui, si continua a pontificare la creazione di lavoro, omettendo di specificare per chi. Di là, si è, parzialmente ma solo parzialmente, convinti che sono indispensabili per l'economia elvetica.
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Visualizza 1 risposta aggiuntiva
Gandalfilbianco - 24 Giugno 2015 alle 07:50
Altri 48 frontalieri !
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dxbuae - 24 Giugno 2015 alle 07:32
Ottima notizia!
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