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17/07/2012 - 17:09

La Lega sostiene gli operai ticinesi e chiede la precedenza





LUGANO - La Lega dei Ticinesi annuncia la propria solidarietà agli operai del settore della posa dei ferri d’armatura in vista dell’azione di protesta annunciata per domani. Una protesta contro l’invasione del mercato da parte di ditte, padroncini e “finti indipendenti” italiani che, non pagando né imposte né oneri sociali, sono in grado di praticare tariffe da “dumping”, facendo, in questo modo, concorrenza sleale agli operatori ticinesi che rispettano le regole vigenti in Ticino, con conseguente crollo dei salari nel nostro Cantone.

Un fenomeno che non è, ovviamente, limitato all’ambito della posa dei ferri d’armatura. “A seguito delle scriteriate aperture introdotte con  la libera circolazione delle persone,  il mercato ticinese è stato perso letteralmente d’assalto da padroncini, finti indipendenti e ditte in arrivo dalla Lombardia, come dimostrano le 15'300 notifiche di breve durata registrate nel 2011: il numero di tali notifiche è dunque raddoppiato nel giro di pochi anni. Come prevedibile ed annunciato, la grande maggioranza di questi attori economici “notificati” non rispetta le regole vigenti in Ticino” spiega la Lega che continua “accade dunque esattamente quello che la Lega dei Ticinesi aveva previsto con largo anticipo mentre tutte le altre forze politiche, unitamente a padronato e sindacati, smentivano, portando il loro pieno sostegno alla libera circolazione delle persone.”

Il movimento spiega che gli operatori locali che rispecchiano le regole si trovano esposti ad allarmanti fenomeni di “dumping” salariale e sociale, e si vedono inoltre ridurre sempre più le opportunità lavorative “in casa propria” a seguito della concorrenza sleale in arrivo da Oltreconfine e chiaramente fuori controllo.
“La manifestazione degli operai della posa dei ferri d’armatura non è che la punta dell’iceberg. Tutto questo mentre l’autorità federale e la SECO minimizzano e fingono di non vedere. I controlli accresciuti sul territorio sono benvenuti e necessari, ma non saranno mai sufficienti. E’ infatti evidente che la situazione non potrà essere risolta se non con la reintroduzione di chiare precedenze degli operatori ticinesi ed un contingentamento di quelli stranieri”.
 

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