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LUGANO

25/04/2012 - 10:31

"Il canone TV? È destinato a sparire se i politici non trovano gli argomenti per giustificarlo"

Tempi duri per la Billag, l'analisi di Ursula Ganz-Blättler e Aldo Grasso, esperti di televisione. Intanto spunta l'obbligo di pagare il canone per chiunque abbia un collegamento internet ADSL





LUGANO – È sempre più in discussione la posizione della Billag, l’azienda che riscuote il canone radiotelevisivo in Svizzera. Perché 462 franchi all’anno probabilmente sono troppi. Perché il fatto di dovere pagare ancora di più nel caso si decida di suddividere la cifra in quattro rate è inconcepibile. Ma soprattutto perché il mondo sta cambiando: è giusto fare pagare una tassa a chiunque abbia un apparecchio in grado di ricevere programmi televisivi? In Italia la Rai ha recentemente rinunciato alla riscossione del canone sui computer. “Scelta diplomatica e saggia – sottolinea Ursula Ganz-Blättler, esperta di televisione e docente all’Università della Svizzera italiana –, come si fa a provare se una persona in possesso di un computer portatile vuole o non vuole guardare i programmi TV?” “È praticamente impossibile – dice il critico Aldo Grasso –. Ma il vero problema su cui bisogna interrogarsi a livello europeo è un altro: ha ancora senso una TV di servizio pubblico? La gente ne ha bisogno?” 

Bene comune - In Svizzera, almeno per adesso, la tassa la devono pagare tutti coloro che possiedono un apparecchio potenzialmente in grado di ricevere programmi TV. Anzi. La cronaca recente ci dice che chiunque abbia una collegamento internet a banda larga (dall’ADSL in su…) debba pagare il canone. Lo ha sancito con una sentenza il Tribunale amministrativo federale. Insomma, la TV è un bene collettivo e tutti lo devono pagare. Indistintamente. “Ma non è un argomento valido – riprende Ganz-Blättler–. Io sono una nostalgica sostenitrice del canone, secondo me bisogna pagarlo perché è giusto sostenere un bene comune, è un dovere. Il problema è che anche questo è un aspetto sempre meno sentito dalla gente. Mi spiace dirlo, ma il canone è destinato a sparire se i politici non trovano argomenti validi per giustificarlo”. Per Aldo Grasso il pubblico in molti Paesi non ha più la sensazione di ricevere un vero servizio pubblico. “In Inghilterra c’è il canone più alto d’Europa e gli inglesi hanno piacere a pagarlo. In Italia il canone è una delle tasse più odiate. Perché la Rai in questo momento non fa servizio pubblico, è di parte, non è neutra e non è autorevole”.

Spot - La maggior parte delle reti pubbliche è comunque farcita di spot pubblicitari. Anche questo solleva interrogativi. E in Svizzera c’è chi si chiede se è giusto pagare un canone quando la SSR comunque incassa soldi dalla pubblicità. Ursula Ganz-Blättler: “Evidentemente gli spot non bastano per coprire i costi. Però la riflessione ci sta. In alcuni Paesi la pubblicità è bandita dalle reti pubbliche. Il principio del canone dovrebbe essere legato al fatto di pagare una tassa per avere diritto a un servizio pubblico radiotelevisivo neutro e senza scopi commerciali. In futuro potremmo avere una TV pubblica semplicemente sovvenzionata dalle entrate pubblicitarie ma senza che si debba ancora pagare il canone. Possibile. Anche se ho l’impressione che la qualità ne risentirebbe. La TV pubblica diventerebbe simile a quella privata. L’idea di servizio pubblico sarà anche preistorica ma è ancora garanzia di qualità”.

Tempi televisivi - Swisscom, Sunrise e altre aziende affini stanno scendendo in campo con le ‘loro’ TV. E il pubblico è sempre più padrone del proprio tempo televisivo. “Queste offerte – puntualizza Ganz Blättler – ci fanno capire che in futuro sarà sempre di più il telespettatore a decidere cosa, come e quando guardare, il boom dei canali tematici ne è un’ulteriore conferma. Qui nasce un nuovo interrogativo: la gente ha ancora bisogno di canali televisivi generalisti che coprano il territorio e informino a 360 gradi?” “Io credo di sì – replica Grasso –, chi ha un minimo di sale in zucca si interessa un po’ di tutto e necessita di un’informazione trasparente e libera da condizionamenti politici”.

Tasse - C’è chi propone di integrare il canone nelle tasse. In pratica: fare chiudere la Billag e pagare direttamente la quota alla Confederazione. “Sono scettica – sostiene Ganz-Blättler –. Non si risolve il problema. La questione non è a chi pagare il canone, ma perché farlo. È su questo che i politici devono convincere i cittadini”. “Io non la vedrei così male come idea – conclude Grasso –, anche se in realtà, lo ripeto, è sul concetto di servizio pubblico che bisogna lavorare. O si ritrovano autorevolezza e neutralità oppure è difficile”. 

RED

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ULTIMO COMMENTO
Scannalupo - 25 Aprile 2012 alle 17:49
Bravo Bigman, non avrei potuto dire di meglio!

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