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14/04/2012 - 11:37

Sanità Lombardia, 6 arresti. Giro di danaro gestito a Lugano





MILANO - Pare strano che una casa di cura nata come clinica del lavoro e centro di riabilitazione paghi uno studio sulla presenza o meno di vita sul pianeta Marte. Eppure, stando all'inchiesta della Procura di Milano, è quel che è accaduto alla Fondazione Maugeri, struttura privata-convenzionata e ora al centro di un'indagine che ha portato ad arrestare i suoi vertici, un paio di consulenti e l'ex assessore alla sanità lombarda, in carica negli anni '90, l'ex DC Antonio Simone.

Nata dal caso del dissesto dell'ospedale San Raffaele, l'indagine per cui ora i pm di Milano ipotizzano un "prosciugamento" di 56 milioni di euro dalle casse della Fondazione, attraverso contratti di consulenza fittizi per creare fondi neri e rimpolpare i conti esteri di qualcuno, questa mattina ha provocato un nuovo scossone nel mondo della sanità.

I finanzieri e i poliziotti della Procura hanno portato in carcere Antonio Simone, Costantino Passerino, Gianfranco Mozzali e Claudio Massimo, rispettivamente direttore amministrativo e consulenti della Fondazione. Il presidente dell'ente, Umberto Maugeri, ora all'estero (in Asia), è stato posto agli arresti domiciliari, mentre Pierangelo Daccò, il procacciatore d'affari già in carcere per il caso San Raffaele, è stato raggiunto da una nuova ordinanza.

Secondo la ricostruzione di inquirenti, gli arrestati, "ad altissimo pericolo di recidiva", avevano messo a punto un sistema per drenare risorse dalle casse della Fondazione che ricalca quello che sarebbe stato usato per l'istituto San Raffaele fondato da Don Verzè. Con un particolare però, che la cifra che sarebbe stata sottratta dal 2004 al 2011 all'ente, con sede a Pavia, è almeno otto volte superiore rispetto a quella "uscita" dal gruppo di via Olgettina.

Stando all'inchiesta, le società di Pierangelo Daccò, in particolare l'austriaca MTB, o altre società "filtro" lussemburghesi o maltesi costituite ad hoc dalla Fondazione, avrebbero fatturato a quest'ultima contratti che riguardavano la ricerca scientifica, come lo studio sulla vita su Marte, lo sviluppo di brevetti o l'individuazione di possibili partner per iniziative sanitarie.

Contratti per prestazioni inesistenti, recita l'accusa, che venivano pagati versando i soldi inizialmente in Austria. Soldi che dopo essere rimbalzati per altri conti esteri - anche uno londinese di una società di diritto statunitense - in parte sarebbero finiti sui conti di società riferibili a Daccò, il quale a sua volta li avrebbe divisi con Simone: quantomeno una decina di milioni ciascuno che sarebbero finiti, tra l'altro, sui conti a Madeira del primo e in una banca a Praga del secondo, per poi far perdere le loro tracce.

"Un vorticoso giro di denaro" - la cifra distratta è di circa 30 milioni - che sarebbe partito da Milano dove sarebbero stati presi gli accordi, stipulati i contatti e liquidate le fatture, e che poi sarebbe stato gestito a Lugano da un uomo di fiducia di Daccò, indagato, che con le sue rivelazioni nell'ambito dell'inchiesta sul San Raffaele (è stato chiesto il processo per sette persone tra cui lo stesso Daccò e l'ex direttore amministrativo Valsecchi) ha squarciato il velo anche sul caso Maugeri.

ATS

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