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LUGANO

23/08/2011 - 16:35

L'artista Al Fadhil sfrattato dalle suore

A Lugano chiude dopo vent'anni l'atelier Nopavilion per far posto a un appartamento

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yago - 24 Agosto 2011 alle 10:24
A prescindere dalla fede religiosa di questo artista, che lavora tra Lugano e Berlino, il fatto che abbia potuto usufruire di un atelier in pieno centro a Lugano ad un prezzo modico è pura fortuna non capacità artistica.

Moltissimi, infatti, gli artisti che hanno il loro atelier in zone dislocate. Artisti che non si sono lamentati per aver dovuto abbandonare, negli anni, locali più centrali perché gli affitti rincaravano e loro avevano difficoltà a pagarli. Artisti che non si sono lamentati perché la possibilità di avere un atelier in centro non si è mai presentata.
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MIM - 24 Agosto 2011 alle 09:16
Ho avuto a che fare direttamente con queste suore a Paradiso. Lavoravo nei paraggi e necessitavo di un parcheggio. Ho parlato con loro e me ne hanno dato uno fino a che non trovavo qualcosa. Non hanno mai voluto soldi e ho sempre fatto dei versamenti volontari! Ho visto le foto e gli articoli di giornale dove si vede questo movimento aiutare il prossimo senza assolutamente doppi fini; le ho viste pregare per le loro sorelle che erano state prese in ostaggio in Iraq e in altri paesi. Belle e brave persone, dentro e fuori!
Non parlate di cose che non conoscete. Io non conosco l'artista, ma chi pretende carità non è adatto a riceverne. Più che carità, questo arabo, chiede privilegi in nome di un Dio che le suore non riconoscono!
Che si trovi un altro luogo, che quest'ordine di suore utilizzano i soldi per aiutare il prossimo! Lavorano nell'ombra, non si fanno pubblicità, come è giusto che sia. Questo Al Fadhil vuole solo sfruttare, ed è scandalizzato perché non può farlo! Ridicolo...
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pulp - 24 Agosto 2011 alle 09:13
1) perché scrivere questo articolo e aprirne un blog?
2) approfondire non significa sentire le due campane?
3) perché un "artista" dovrebbe godere di privilegi?

A me sembra tutto così evidente... E temo che le risposte alle mie domande non arriveranno mai! Mi piacerebbe inoltre sapere a che prezzi vende attualmente l'artista, e se i soldi che incassa con il suo "duro" lavoro li devolve in beneficenza!

Cavoli, sono in vacanza e da lontano, molto lontano mi tocca leggere cosucce così sterili... Buona giornata a tutti, io ormai sono già al cocktail delle 15.00h
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elvetico - 24 Agosto 2011 alle 09:03
Se l'artista con riconoscimenti mondiali si accontenta, a Balerna esiste la settecentesca Villa Vescovile di proprietà della Curia, nella quale un artista di fama ha già il proprio studio a prezzo modico, credo.

L'artista deve solo rivolgersi al Vescovo per ottenere uno spazio in un ambiente antico, di prestigio e sufficientemente fatiscente per essere consono alla vita d'artista; il luogo inoltre si presta particolarmente per le ispirazioni artistiche essendo inserito in un parco tranquillo, fuori dal traffico e con magnifica vista sul Basso Mendrisiotto.

Se l'artista ritiene il luogo idoneo e il Vescovo gli concede uno spazio, anche il Basso Mendrisiotto potrà vantare di avere un altro artista con riconoscimenti mondiali e fregiarsi di un'immagine migliore dal punto di vista dell'arte.

Aaaah Ticino, Terra d'artisti incompresi !
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monte - 24 Agosto 2011 alle 08:46
Avevo letto parecchio tempo fa che in Norvegia o in Svezia agli artisti era messo a disposizione un bellissimo e antico palazzo dove poter creare. Avevo ritagliato l'articolo, purtroppo l'ho perso. Lì, artisti di tutte le espressioni potevano creare, mangiare, abitare, ecc. L'unico loro pensiero doveva essere la loro espressione. Beneficiavano di una rendita, di cibo già pronto, ecc. In più, c'erano collaboratori incaricati di tenere i contatti con l'esterno, cioè organizzare mostre, avvenimenti e altro. Un vero mecenatismo che alla lunga porta sempre vantaggi. Anche economici. Basta guardare Firenze e i Medici. Ancor oggi ci sono importanti ricadute economiche in turismo, arte di grande valore... Certo che qui, se esistesse qualcosa di simile, ne beneficerebbero i soliti raccomandati. Siamo rimasti indietro di decenni e nemmeno ce ne accorgiamo.
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