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18/05/2011 - 21:33

"Non è colpa dei frontalieri, è colpa di chi li va a cercare"

Storia di un uomo che ha perso il lavoro in una ditta ticinese. Al suo posto sono stati assunti frontalieri. La testimonianza nel nuovo numero di Confronti

Articolo di Sal Feo




LUGANO - "Io mi sono sempre opposto ai luoghi  comuni. Quello che sta succedendo non è colpa dei frontalieri. È frutto di precise strategie aziendali. Sono le aziende che vanno a cercarli. Ma un  conto è cercare le competenze che mancano qui da noi. Un altro è cercare chiunque". A parlare è un lavoratore ticinese che dopo venti anni di onorato servizio presso un'azienda ticinese è stato lasciato a casa. Al suo posto è stato assunto un frontaliere. La sua storia, simile a quella di molti altri ticinesi, è stata raccontata sul nuovo numero di Confronti, che questo mese affronta il tema del non lavoro e del sotto-lavoro.

La testimonianza raccolta dal mensile progressista ha come protagonista un uomo che per oltre 20 anni ha lavorato in una casa madre (ticinese) di un gruppo internazionale che vanta una cifra d’affari che si aggira sui 100 milioni di franchi all’anno. Un'azienda che si occupa di esportazioni, settore che più di ogni altro ha sentito il peso della crisi. Ed è proprio la crisi che ha spinto l'azienda a trasferire in Ticino la produzione assicurata oltre confine. Decisione positiva per il Ticino, sembrerebbe in un primo momento. "Chiudiamo laggiù - racconta sul mensile il protagonista di questa vicenda - e qui da noi arriva gran parte del personale impiegato in quell’azienda. Quelli cioè, e sono una  quarantina in tutto, che si sono detti disposti a fare i frontalieri, venendo ad aggiungersi al centinaio di impiegati già occupati dalla casa madre ticinese".

Iniziano quindi i primi licenziamenti. Poi arriva la mazzata della crisi delle valute forti. L'azienda inizia a perdere guadagno. Da qui la decisione di ridurre i costi. Ed è in questo modo che è iniziata l’attuale fase di sostituzione. E ad essere sostituiti non sono stati gli operai della fabbrica, bensì coloro che lavoravano nel settore amministrativo. Una delusione che tuttavia non ha portato a far cadere il protagonista di questa storia nel facile tranello di anti frontalieri. "Non è colpa dei frontalieri - ha dichiarato con lucida analisi  - è colpa di chi li va a cercare  anche quando non ce n’è bisogno".

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