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14/09/2017 - 12:17

«Nella politica europea non c'è il bottone "reset"»

Il ministro degli esteri Didier Burkhalter ha parlato per l'ultima volta davanti al Consiglio degli Stati, rispondendo (anche) ad Ignazio Cassis. Alla fine è stato lungamente applaudito dai senatori

Keystone
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BERNA - La politica europea è un argomento di competenza del Consiglio federale e non di uno solo dei suoi membri. Lo ha detto il ministro degli esteri Didier Burkhalter, in occasione della sua ultima apparizione agli Stati. Il suo successore non potrà quindi semplicemente schiacciare il bottone "reset".

Le parole di Burkhalter fanno in particolare riferimento alle esternazioni del candidato al governo Ignazio Cassis, che in un'intervista ha definito il concetto di accordo quadro come «avvelenato», aggiungendo che bisognerebbe schiacciare per l'appunto il pulsante «reset».

Rispondendo a un'interpellanza di Beat Vonlanthen (PPD/FR), il consigliere federale ha affermato che la via bilaterale non è statica come una fotografia, ma piuttosto dinamica come un film. La modernizzazione di tale strada è realisticamente possibile solo per via istituzionale, ha sostenuto.

L'esecutivo continuerà questo percorso, ha aggiunto ricordando i successi ottenuti a livello europeo, come i dossier sulla ricerca o la valutazione della conformità. Sul futuro dei rapporti fra Svizzera e Unione europea, il ministro degli esteri si è tuttavia mostrato piuttosto cauto: il Consiglio federale osserva l'evoluzione, senza fare troppo rumore, ha affermato.

Al termine del suo intervento Burkhalter è stato salutato da un lungo applauso dei "senatori" e, per concludere, ha affermato di essersi sempre sentito a casa con la cultura della discussione che vige al Consiglio degli Stati.
 
 

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12 commenti da TIO
Meiroslnaschebiancarlengua - 15 Settembre alle 18:06
Al dipartimento federale dell'interno non aveva fatto praticamente niente (alla salute publica zero). Al dipartimento federale degli affari esteri qualche bicchirino con Putin, Junker e compagnia bella l'ha bevuto e ha mantenuto simpatica l'immagine della Svizzera. D'altro canto, non ha preso iniziative bislacche per rafforzare l'eurocompatibilità del nostro paese e quindi mantenere una certa autononia da Bruxelles.
Quindi il suo bilancio è piuttosto positivo: sono più le cose che non ha fatto che avrebbero potuto nuocere alla Svizzera che le cose che non ha fatto che sarebbero state utili.
In fondo, si deve ammettere che è comunque un'impresa riuscire ad avere un bilancio positivo senza aver fatto un bel niente.
Bravo Didier. Eri la mascotte del consiglio federale: non facevi niente, ma tenevi compagnia. Come un orsetto sul cruscotto della macchina.

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