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ARGOVIA / ZURIGO

04/10/2017 - 16:22

"Carlos" pesta un pedofilo e una guardia carceraria. Di nuovo in carcere

Il giovane criminale era stato rilasciato alla fine di settembre. Ma a causa di alcune risse nelle carcere di Pöschwies, è nuovamente dietro le sbarre. Suo padre parla di pregiudizi

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ZURIGO - "Carlos" è di nuovo in carcere. Per l'ennesima volta. Il giovane era stato rilasciato soltanto in settembre. Il suo periodo di detenzione, durato 18 mesi per tentate lesioni gravi, era giunto al termine. Ma la liberà per il 22enne è stata breve.

Nuovi episodi di violenza - L'Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi di Zurigo lo ha rimesso dietro le sbarre con l'accusa di lesioni personali, violenza e minacce contro le autorità e i funzionari, oltre che per altri reati. Il motivo - riferisce la Neue Zürcher Zeitung - è uno scontro avvenuto alla fine di giugno nella prigione di Pöschwies, a Regensdorf (ZH). Qui Carlos si è dato da fare: ha aggredito dei secondini, colpito con un pugno una guardia carceraria e picchiato un detenuto pedofilo. Uno dei dipendenti del carcere ha dovuto essere portato in ospedale per le contusioni riportate,

Ed ecco che, trasferito a Pöschwies da Pfäffikon (dove aveva denunciato condizioni di detenzione «disumane»), ora è stato spostato nel carcere di Lenzburg (AG).

La rabbia del padre - Gli eventi fanno arrabbiare il padre di Carlos. «Mio figlio aveva accettato il verdetto in primavera perché sperava di uscire prima», dice l'architetto 69enne. «Essere imprigionato lo sta distruggendo».

L'architetto non vuole commentare l'incidente a Pöschwies. Per lui, però, è chiaro: «Mio figlio non è veramente pericoloso, reagisce, non agisce». La diffidenza dell'uomo è giustificata dai precedenti. Nel carcere di Pfäffikon, per esempio, il 22enne era stato trattato in modo discriminatorio e degradante all'inizio di quest'anno. Aveva dovuto dormire sul pavimento senza un materasso, non gli era stato permesso di camminare e non gli era stata data alcuna biancheria intima e nemmeno la possibilità di farsi la doccia.

Il motivo? aveva devastato la sua cella. L'inchiesta amministrativa voluta dalla direttrice del Dipartimento cantonale di giustizia Jacqueline Fehr (PS) e condotta dall’ex procuratore pubblico Ulrich Weder aveva evidenziato un comportamento «parzialmente umiliante e discriminatorio» tenuto dalle autorità carcerarie nei confronti del 21enne detenuto. Non erano però state rilevate violazioni costituzionali o delle norme che riguardano i detenuti.

Secondo il procuratore Weder, i collaboratori dell'Ufficio per l'esecuzione delle pene che si erano occupati di "Carlos" non avevano agito con l'intento di discriminarlo o di umiliarlo. Le condizioni restrittive erano state piuttosto la conseguenza del comportamento «aggressivo, violento, minaccioso e renitente» del detenuto.

La consigliera di Stato Fehr aveva ammesso che da parte della giustizia erano stati commessi degli errori, ma mai fatti di rilevanza penale. Per cercare di risolvere la situazione, il Dipartimento di giustizia aveva deciso di sostituire il direttore del carcere di polizia di Pfäffikon.

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