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BERNA

23/08/2017 - 17:34

Imam radicale in assistenza, Bienne valuta misure

Possibili provvedimenti per l'imam locale che avrebbe predicato l'annientamento dei nemici dell'islam, non disdegnando nel contempo di incassare circa 600'000 franchi di assistenza sociale

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BIENNE - Le autorità comunali di Bienne e Nidau hanno avviato chiarimenti in vista di possibili provvedimenti dopo un articolo pubblicato oggi da "Tages-Anzeiger" e "Der Bund" su un imam locale che avrebbe predicato l'annientamento dei nemici dell'islam, non disdegnando nel contempo di incassare circa 600'000 franchi di assistenza sociale.

Secondo i due giornali, che affermano di aver indagato per diversi mesi in collaborazione con la trasmissione "Rundschau" della tv svizzerotedesca SRF (il cui servizio va in onda in serata), il 64enne libico, un agronomo disoccupato giunto in Svizzera nel 1998 e titolare di un permesso C dopo aver ottenuto l'asilo, predica saltuariamente nella moschea Ar'Rahman di Bienne. "Oh Allah, ti prego di annientare i nemici della nostra religione, gli ebrei, i cristiani e gli indù, i russi e gli sciiti", avrebbe detto in una preghiera del venerdì.

Sebbene viva nel canton Berna da ormai quasi 20 anni, l'uomo non parlerebbe tedesco né francese. Residente dal 2000 a Nidau, presso Bienne, da pochi mesi beneficerebbe di una rendita anticipata AVS con prestazioni complementari, dopo aver incassato dal 2004 al 2017 complessivamente circa 600'000 franchi dall'assistenza senza quasi mai lavorare. I due quotidiani pubblicano una foto in cui il libico è ritratto mentre si serve al ricco buffet di un albergo 5 stelle alla Mecca.

Interpellato sui possibili provvedimenti a Bienne Beat Feurer, municipale dell'UDC responsabile della sicurezza, ha detto all'ats che oltre a un intervento diretto nella moschea viene valutata la possibilità di una denuncia penale. Egli ha precisato che le autorità cittadine sono venute a conoscenza l'11 agosto del caso. Per quanto riguarda le misure in materia di asilo o di politica degli stranieri, ha aggiunto, la Città non è competente.

Dal canto suo la Città di Nidau, dove il predicatore abita, ha confermato in una nota che l'uomo è da anni "cliente" dei suoi servizi sociali e puntualizza che «l'aiuto sociale viene assegnato indipendentemente dalle convinzioni personali, purché queste non siano rilevanti dal punto di vista penale". I servizi sociali, non hanno "né il compito né la possibilità di procedere a chiarimenti in fatto di sicurezza dello Stato'», aggiunge la Città, e conclude di non poter fornire informazioni personali al momento attuale per motivi di protezione dei dati.

In una intervista pubblicata oggi online da "Tages-Anzeiger" e "Bund", il municipale UDC di Nidau Roland Lutz, responsabile degli affari sociali, afferma di non essere stato a conoscenza delle prediche radicali del libico e aggiunge di non sapersi spiegare come mai abbia un permesso C, che presuppone una buona integrazione.

Il giornalista autore dell'articolo sui due quotidiani, Kurt Pelda, uno specialista di radicalismo islamico in Svizzera, indica di essere stato reso attento al caso del predicatore libico grazie a una informazione anonima. La moschea Ar'Rahman gli era già nota per essere "relativamente radicale", afferma in una intervista pubblicata online.

Come persona, aggiunge, il predicatore non è pericoloso: è «molto furbo e non incita direttamente a uccidere gente o a perpetrare un attentato. Ma con la sua ideologia dell'odio prepara il terreno per chi vuole sentire che la violenza contro gli infedeli è giustificabile».

Status di rifugiato revocato - La Segreteria di Stato della migrazione (SEM) gli ha revocato lo scorso 3 agosto lo status di rifugiato, dopo aver saputo che si era recato più volte nel suo Paese d'origine, la Libia.

Ne dà notizia il Canton Berna in una nota diramata nel tardo pomeriggio, aggiungendo che la decisione della SEM consentirà una nuova valutazione da parte sua riguardo al permesso C di domicilio concesso al 64enne.

Non appena la decisione della SEM sarà divenuta esecutiva, l'uomo non sarà più sottoposto alla legge sull'asilo, ma alle norme sul diritto degli stranieri, afferma il Cantone, aggiungendo che al momento della revoca dello status di rifugiato valuterà eventuali provvedimenti a suo carico in questo ambito, ossia una revoca del permesso C.

L'uomo è arrivato in Svizzera e ha ottenuto l'asilo nel 2011, precisa il Cantone, che gli ha in seguito concesso il permesso di domicilio.

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