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BERNA

10/09/2014 - 19:56

"La democrazia diretta rende felici"

A fine settembre voteremo per la cassa malati unica. I favorevoli hanno a disposizione 250mila franchi, i contrari 5 milioni. E la giustizia dove è finita? Risponde Simon Geissbühler, politologo e scrittore bernese

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BERNA - Simon Geissbühler è uno dei sostenitori più ferventi della democrazia diretta. Politologo, autore del libro "Die Schrumpf-Schweiz" (tradotto liberamente in “La Svizzera diventa più sottile”, ndr), il 41enne bernese mette in guardia su un fenomeno, quello dell'omologazione, che sta rendendo il nostro paese ormai troppo simile agli stati che ci circondano.

In una recente intervista a 20min.ch, il politologo si era detto preoccupato del moltiplicarsi delle voci critiche nei confronti della democrazia diretta.

Il prossimo 28 settembre gli svizzeri dovranno esprimersi sulla cassa malati unica. Qualche giorno fa la consigliera nazionale socialista Marina Carobbio  aveva denunciato, durante la conferenza stampa tenutasi a Breganzona, per il “Sì alla cassa malati unica pubblica” la disparità di capacità finanziaria tra i due fronti. Il "No" per la sua campagna ha messo in campo 5 milioni di franchi, il "Sì" soltanto 250mila franchi.

Signor Geissbühler, non trova che vi sia un’anomalia in questa situazione?
"In occasione di campagne di questo genere osserviamo spesso che, favorevoli o contrari che siano, le parti hanno a disposizione budget finanziari discrepanti. E' indubbio che il denaro gioca un ruolo di rilievo nelle campagne di questo genere. Tuttavia nel passato si è evidenziato a più riprese che il denaro da solo non basta. Campagne di propaganda con a disposizione mezzi finanziari limitati possono risultare efficaci e vincenti. Oltre a ciò il denaro in democrazia, anche in quella rappresentativa, gioca pure sempre un ruolo". 

Che la democrazia diretta stia diventando uno slogan privo di contenuto? Negli ultimi anni arrivano da più parti le critiche di chi ritiene che la decisione del popolo venga in qualche modo annacquata in fase di conversione parlamentare. Mi vengono in mente esempi quali l'espulsione di criminali stranieri e i tentennamenti sull'immigrazione di massa o altre iniziative limitate dalle convenzioni e dalle strutture giuridico-politiche sovranazionali.
"All'estero siamo invidiati per la nostra democrazia diretta. Sono molti, tra cui tanti giovani in Europa e altrove, che desiderano più possibilità di partecipazione alla vita democratica. Il modello svizzero, in sostanza una democrazia semi-diretta che va a completare il sistema parlamentare, non è perfetto, ma è un elemento integrale del nostro sistema politico e gode di un enorme sostegno tra la popolazione, da sinistra a destra. Negli ultimi anni vi è stata una manciata di decisioni che hanno suscitato discussioni. Ma sono casi isolati. Farne un dramma e mettere in dubbio la democrazia diretta non mi sembra opportuno. I casi da lei citati dobbiamo affrontarli con più serenità e trovare una soluzione pragmatica. Il compromesso lo si trova sempre”.

Eppure la sensazione è che la democrazia diretta sia un tabù impossibile da mettere in discussione in Svizzera. Democrazia diretta che, forse con un po' di presunzione, viene presentata all'estero quale migliore forma di sistema da adottare anche per gli altri...
"In una democrazia tutto si può mettere in discussione. Democrazia diretta compresa. Io non ci trovo nessun problema. Ma qual è l'alternativa? Vi è un'alternativa migliore? Lo ripeto: l'interesse all'estero per il modello svizzero è molto forte. Non si tratta di fare un copia e incolla del modello svizzero. No, si tratta invece di fare in modo che gli altri paesi si possano lasciare ispirare dal nostro modello, adattandolo e sviluppandolo in armonia con le loro culture politiche e storiche. Non è azzardato affermare che in molti luoghi del mondo vi sia un deficit di democrazia...

Il popolo ha sempre ragione?
"Nessuno ha sempre ragione. Cosa significa "avere ragione"? La questione non è questa. La democrazie diretta è "soltanto" un meccanismo che consente di trovare una decisione che completi il sistema parlamentare. Questo meccanismo, come dimostrano le ricerche, presenta grandi vantaggi: rende felici, ha permesso una notevole stabilità politica, aumenta la legittimità del sistema politico e rafforza la fiducia dei cittadini nei processi politici. Storicamente la democrazia diretta ha permesso l'integrazione di gruppi politici, linguistici, religiosi, confessionali e religiosi eterogenei. La democrazia politica permette ai diversi gruppi di interesse, in parte anche a quelli più piccoli e modesti, di trovare spazio nell'agenda politica e di influenzarla, introducendo idee nuove ed innovative. E' anche uno strumento di controllo delle élite politiche, ma presenta anche alcuni svantaggi che si dovrebbero tuttavia discutere apertamente”.

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17 commenti da TIO
Don Quijote - 12 Settembre 2014 alle 11:51
Dall’articolo:
In una democrazia tutto si può mettere in discussione. Democrazia diretta compresa. Io non ci trovo nessun problema. Ma qual è l'alternativa? Vi è un'alternativa migliore?

Più che un’alternativa bisognerebbe migliorare l’efficacia della democrazia diretta migliorando la conoscenza individuale, così si eviterebbe il controllo con il plagio psicologico da differenti parti, in primis i club politici.

Se pensate che il voto che esce dalle urne sia la volontà popolare, vi sbagliate. La dimostrazione sono i soldi che si spendono per riempire le città di cartelloni pubblicitari con scritto vota questo o quell’altro, oppure i più subdoli con slogan di vario tipo.

Le religioni sono il miglior indicatore per avere un’idea di quanto una società sia a rischio di plagio, e finché ci saranno religioni non ci sarà speranza di migliorare. Il problema non sono le religioni ma il meccanismo che le alimenta.

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