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06/10/2017 - 15:28

«Sì a "No Billag? Causerebbe un disastro mediatico»

Il direttore generale della SSR Marchand elenca le conseguenze provacate dall'eliminazione della tassa radio-televisiva. «Il servizio pubblico sarebbe indebolito. 34 media privati scomparirebbero»

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samarcanda - 7 Ottobre alle 14:02
Assurdo che i media...
... siano statali o parastatali. Occorre concorrenza, così ci liberiamo anche delle famiglie che si sono sistemate a Comano da generazioni e che dobbiamo pagare lautamente come se i media fossero loro creature private. E così ci liberiamo anche dalla dittatura ciellina e sarà più facile che conti la meritocrazia.
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samarcanda - 7 Ottobre alle 14:01
Assurdo che i media...
... siano statali o parastatali. Occorre concorrenza, così ci liberiamo anche delle famiglie che si sono sistemate a Comano da generazioni.
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Sarà - 7 Ottobre alle 12:33
Mi chiedo quante sarebbero le tv private interessate a produrre programmi d'informazione e approfondimento per il piccolo Ticino e il Grigioni italiano, non parliamo poi di trasmissioni in Romancio.
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87 - 6 Ottobre alle 21:56
NO Billag (e simili). Ni al canone radiotelevisivo.
Personalmente non sono d'accordo di pagare il canone radiotelevisivo, non guardo e non fruisco di questi servizi in maniera diretta. Sono disposto a pagare quello che consumo, non quello che consumano gli altri.

Billag (e altre società di riscossione), hanno il grosso difetto di costare parecchio in logistica (uffici, salari, assicurazioni, ecc.).
Se il canone radiotelevisivo fosse riscosso tramite l'Imposta Federale Diretta, sarebbe piu oneroso per lo Stato, ma almeno il cittadino paga una sola volta la riscossione di un imposta (perchè alla fine il canone radiotelevisivo è stato fatto diventare un'imposta).

Anche gli enti radiotelevisivi pagano le imposte, lo Stato verserà a loro i contributi riscossi tramite il canone con delle riduzioni o rimborsi. Si tratta comunque di un numero esiguo di tv e radio che beneficiano dei contributi del canone.

Tassa: somma di denaro pagata per una prestazione ricevuta.
Imposta: tributo coattivo (forzato) volto a finanziare i servizi pubblici.
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Libero pensatore risponde a 87 - 7 Ottobre alle 09:54
Il nocciolo della questione è stabilire se la SSR svolge un servizio pubblico o meno. Probabilmente il confine tra servizio pubblico e servizio privato in questo caso non è così chiaro: da una parte credo che l'informazione sia effettivamente un bene pubblico. L'intrattenimento invece no. Quello di cui sono piuttosto certo è che qualcosa passasse l'iniziativa ci sarebbero parecchi disoccupati in più e la qualità dei contenuti calerebbe vistosamente. Poi si può vivere bene anche senza TV, per carità, ma a me lo smantellamento dello stato fa piuttosto paura perché solitamente questo fenomeno aumenta le disuguaglianze. I provato operano secondo una logica diversa, orientata all'utile. Succederà che molte persone dovranno pagare di più per avere quello che hanno ora oppure, se non possono pagare, dovranno rinunciare all'intrattenimento.
Lasciare l'informazione in mano ai privati inoltre sarebbe piuttosto pericoloso per la democrazia (ammesso che esista ancora...)
87 risponde a Libero pensatore - 7 Ottobre alle 10:51
Rispetto la tua opinione.
Per me, che come detto non fruisco direttamente dei servizi SSR, la questione del canone radiotelevisivo si focalizza sul metodo di riscossione, trattando il solo aspetto finanziario.

Mi scoccia dover pagare il canone radiotelevisivo ogni anno per un servizio che non utilizzo direttamente e ingrassare i dirigenti delle società di riscossione.
Mi scoccerebbe meno pagare il canone/imposta riscosso senza una società privata tipo Billag (e simili).

Come dici tu, lasciando l'informazione in mano ai privati, il rischio è di finire a fare servizi tipo Mediaset. Già adesso la SSR fatica a rimanere neutrale.
L'intrattenimento televisivo che ho potuto vedere a casa di conoscenti, non è di mio gusto. Non tanto per le produzioni cinematografiche e serie televisive (è quello che offre il mercato), ma per i giochi a premi e gli interventi di parte del Mammone a Patti Chiari. Il doppiaggio in italiano delle produzioni svizzere lasciava a desiderare anni or sono come oggi.
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gigipippa - 6 Ottobre alle 17:12
Marchand; l`unica cosa che può cambiare è che sarà il cliente a darvi lo stipendio e non più il contribuente.

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Sarà risponde a gigipippa - 6 Ottobre alle 19:00
Probabilmente il suo stipendio rimarrà invariato, ma sei sicuro che noi clienti ci guadagneremo?
Inoltre il canone non finanzia solo la SSR ma molti programmi di tv e radio private.
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