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13/02/2017 - 06:00

Placebo: spesso i medici non somministrano quello che promettono

Il paziente chiede un trattamento per una bagatella? Lo zucchero funziona e fa risparmiare, sostengono alcuni specialisti

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ZURIGO - Vitamina C contro il raffreddore, un cerotto su un’area di pelle intatta o una pastiglia di zucchero contro il mal di testa: trattamenti privi di qualsiasi efficacia documentata dal punto di vista medico come questi sono diffusi fra i medici di famiglia e i pediatri. Secondo alcune ricerche, due terzi dei medici di famiglia zurighesi, per esempio, vi fanno ricorso.

I cosiddetti placebo funzionano in base al principio che l’aspettativa dell’efficacia di un medicamento porta già alla liberazione di sostanze analgesiche. «Se i medici e il personale di cura sostenessero queste procedure somministrerebbero meno medicamenti», valuta in particolare il neuropsicologo Peter Krummenacher in un nuovo studio.  

Nei pronto soccorso si ricorre spesso a placebo

«Le aspettative dei pazienti sono aumentate molto in particolare per quanto riguarda i trattamenti di pronto soccorso», spiega Roland Bingisser, primario del pronto soccorso dell’Ospedale universitario di Basilea. «Anche se vengono da noi per una bagatella si aspettano un trattamento: spesso non bastano un cerotto o qualche parola d’incoraggiamento, che pure possono fungere da buon placebo», aggiunge. Se si presenta qualcuno con la nausea, quindi, vale la pena prescrivergli un medicamento anche se è dimostrato che alcuni non hanno praticamente effetto: «Anziché spiegarlo al paziente e dirgli che non avrebbe proprio dovuto presentarsi in pronto soccorso per una bagatella, il solo dargli il medicamento lo fa sentire subito meglio», afferma Bingisser.

Così, invece di continuare a preoccuparsi e a consultare altri medici per questa presunta brutta malattia, il problema è spesso risolto, «a patto che - sottolinea il primario - la comunicazione sia stata buona». Secondo Bingisser, anzi, i placebo possono addirittura aiutare a contenere i costi crescenti della sanità.

«Non è un trucchetto da ciarlatani»

Jürg Kesselring, primario di neurologia presso la Klinik Valens (SG), propone che i medici di famiglia, insieme ai medicamenti dall’efficacia scientificamente provata, includano anche dei placebo nei trattamenti, soprattutto se non sanno come procedere.

«Si dovrebbe provare anche con un placebo anziché lasciare che i pazienti inizino una caccia al trattamento di medico in medico facendo lievitare i costi della salute», afferma  Kesselring. D’altronde, continua il neurologo, non si tratta di usare una pastiglia di zucchero o un preparato di vitamine come se fosse un trucchetto da ciarlatano, ma di essere convinti che il preparato possa essere efficace per far stare bene il paziente. Questa tecnica, aggiunge Kesselring, dovrebbe iniziare già dal modo di presentarsi del medico: un farmaco consigliato da un dottore con indosso un camice bianco fa sentire subito meglio.

Le pastiglie “Nixdrin” sono antidolorifiche

Kesselring racconta che gli è capitato di somministrare il medicamento “Nixdrin” a una paziente che lamentava dolori. Il preparato li ha fatti sparire tutti finché la donna non ha scoperto che si trattava di una compressa di zucchero con “nix drin”, “niente dentro” in tedesco. In base a questa esperienza, Kesselring sottolinea che i medici si avventurano su un terreno pericoloso se i pazienti si rendono conto di cosa è stato somministrato loro. «Si rischia di perderne la fiducia», mette in guardia il presidente dell’Associazione medici di famiglia Svizzera, Philippe Luchsinger che chiede che il medico dia spiegazioni ai pazienti e dica loro, per esempio, che il sonnifero somministrato non contiene principi attivi.

Jürg Kesselring spiega infine che anche per i medicamenti di efficacia provata come gli analgesici una buona parte dell’efficacia sta nell’immaginazione che, perfino nelle operazioni, ha un effetto placebo: «Ogni trattamento medico funziona come un placebo, non importa se si tratti di una compressa di zucchero o dell’aspetto del medico», sostiene. L’importante, conclude, è che il medico si comporti in maniera credibile e sia egli stesso convinto dell’efficacia del trattamento.

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6 commenti da FACEBOOK
Carlo Aieie - 13 Febbraio alle 21:51
Succede da 10mila anni si vede che della vita non avete capito nulla e nel 2017 cadete ancora dalle nuvole....

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