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16/11/2015 - 07:04

La Svizzera reinventa il calcio dei più piccoli

Addio panchinari. Si sta studiando un nuovo sistema di calcio che faccia giocare tutti

Foto Archivio Ti-Press
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LUGANO - Se ultimamente i grandi nel calcio riescono a dare il peggio di sé a tutti i livelli, fortunatamente ai più piccoli importa solo tirar calci al pallone. I dati dell'Ufficio federale dello sport (Ufspo) mostrano infatti che in Svizzera un ragazzo ogni tre insegue una palla a livello agonistico. In fondo è pur sempre lo sport più bello del mondo.

Una nuova partita - Ma, si chiede l'Ufspo, potrebbe diventare ancora più bello? Forse sì. Recentemente a Macolin si è disputato un incontro molto speciale: gli allievi E del Fc Lyss e quelli del Fc Aarberg hanno giocato una partita del tutto nuova. Perché? Si è alla ricerca di un nuovo sistema nel quale tutti i ragazzi giochino il più possibile e riescano spesso a toccare la palla. In cui si impari il fair play e nessuno si ritrovi a fare il classico panchinaro centrale portalimoni.

4 contro 4 - Non una partita, ma sei. Nella prima fase, infatti, si giocano quattro mini-incontri contemporanei. Nessun portiere, nessun arbitro, quattro contro quattro. Dopo quattro tempi da otto minuti giocati così, le squadre vengono divise in due in base all'altezza e si giocano due partite 7 contro 7 sull'arco di quarantacinque minuti. Niente arbitro, niente fuorigioco.

In base all'altezza - Uno dei grossi problemi tra gli allievi E, ragazzi di 9 e 10 anni, è la differenza di sviluppo. Qualche mese di differenza può fare una grossa differenza in campo. Per questo le squadre sono state formate in base all'altezza, abbattendo così il divario fisico tra i più grandi e i più piccoli.

Alta tecnologia - Ma come capire se questa è la via giusta? Affidandosi alla tecnologia. Il Local Positioning Measurement System è quanto di più avanzato vi sia nel mondo dello sport. Finora è stato impiegato dai professionisti del calcio e dell'hockey. "L'abbiamo usato nella scorsa Spengler Cup e posso dirvi che verrà utilizzato anche nella prossima", ci racconta Martin Rumo, responsabile per le tecnologie dello sport dell'Ufspo.

Un Gps in campo - "Funziona come un Gps locale", ci spiega . "Attorno al terreno di gioco ci sono delle stazioni di rilevamento, mentre i ragazzi avevano un apparecchio fissato sulla schiena. Ciò ci ha permesso di rilevare la loro posizione 45 volte al secondo". Mentre per studiare il pallone si è usato un sistema di rilevamento ottico. "Intorno al campo c'erano 12 telecamere in grado di riconoscere la palla. Questo ci permette di avere la posizione della sfera in ogni momento".

Più colpi, più divertimento - "Ciò che interessa per i bambini è una forma di gioco che ottimizza l'intensità e la possibilità di imparare. È quindi importante capire in ogni modalità quante volte ciascun giocatore può colpire la palla", continua Rumo. Questo lo si scoprirà una volta che tutti i dati saranno analizzati e confrontati con quelli della partita giocata il giorno prima, con i classici tre tempi da venti minuti.

L'età conta - Quella della differenza d'età, è una questione nel calcio dei piccoli. Ce lo conferma anche Enrico Morinini, responsabile del Settore allievi dell'Fc Lugano. "Guardando le statistiche vediamo che il 50% degli allievi E è nato nei primi tre mesi dell'anno, il 25% nei secondi tre mesi e solo l'altro 25% è degli ultimi sei". Insomma, i più piccoli faticano a trovare spazio. "È ovvio che nel calcio regionale succede un po' di tutto: ci sono allenatori con lo spirito da formatori che fanno giocare tutti. Poi c'è chi guarda troppo al risultato e mette in campo soprattutto i migliori".

La quota piccoli - Quello dell'Ufspo non è il primo tentativo di rendere il gioco più democratico. "Ora la federazione obbliga a far giocare almeno un 30% di ragazzi nati nel secondo semestre". Insomma, una quota piccoli. Poi molto dipende dalla dimensione dei club. "A Lugano abbiamo più squadre e le dividiamo per età. Sono solo in 11 e a rotazione giocano tutti".

Potrebbe funzionare - La ricetta magica non c'è ancora, ma i tentativi non fanno male. "Sì, in certi campionati potrebbe essere una buona idea trovare una forma di gioco più spontanea. Riducendo il numero di ragazzi si tocca molto di più il pallone", conclude Morinini.

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