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AUTOCROSS

23/08/2017 - 07:00

Il campione svizzero è ticinese: «Mi sono buttato da solo e ce l'ho fatta... chi mi segue?»

Roby Ginevri è riuscito a portare il titolo in Ticino nonostante fosse l'unico rappresentante del nostro Cantone a praticare questa disciplina: «Quando ci penso mi viene ancora la pelle d'oca»

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GRANCIA - Roby Ginevri si è laureato campione svizzero di Autocross. Il 39enne di Grancia è l'unico pilota ticinese a praticare questo sport ed è riuscito nell'impresa di salire sul gradino più alto del podio sia nella categoria "kart cross" sia in quella "buggy".

Sono più di 150 i piloti che praticano questa disciplina a livello nazionale e sono suddivisi in 12 categorie. Il campionato si svolge su tre weekend di corse e si disputano in totale nove gare (tre per circuito): Bure, Hoch-Ybrig e sulla famosa pista di Maggiora, in Italia. 

Roby Ginevri, è sicuramente una grande soddisfazione centrare un risultato così importante...

«Sono molto felice. Ovviamente ogni pilota punta a vincere e sapere di essere stato il migliore della mia nazione mi fa ancora venire la pelle d'oca. Nonostante questo però, mi sento come se avessi tradito un amico dato che - dopo il successo finale - ho venduto il mio fedele "kart cross" con cui correvo e miglioravo da cinque anni». 

Come mai?

«Durante l'ultimo weekend di gare, una pilota è venuta apposta dalla Germania offrendomi talmente tanto per la mia vettura che non ho potuto dire di no. Disse di essersi innamorata della mia auto vedendo come l'avevo preparata e come ero in grado di farla andare forte. La cosa è poi diventata positiva perchè rientrando in Ticino sono poi stato contattato da un altro preparatore di "kart cross" in vista della stagione 2018 e avrò così la possibilità di rifarmi. Si sono aperti degli scenari che non immaginavo minimamente soltanto qualche settimana fa, è una situazione davvero inaspettata».

Prima dell'ultima gara eri primo in classifica? Ti aspettavi di vincere?

«Anche nella scorsa stagione ero davanti a tutti alla vigilia dell'ultimo weekend di gare, eppure una foratura mi aveva relegato al secondo posto di categoria e ho perso il successo per un soffio. Quest'anno poteva quindi capitare la medesima situazione e invece alla fine, anche se non è stato semplice, ho potuto acciuffare il trionfo. Adesso non vedo l'ora della premiazione ufficiale che avrà luogo a Bure il 2 dicembre 2017. Nell'occasione verranno premiate tutte e 12 le categorie, più il campionato delle 3 nazioni (Svizzera, Germania e Francia)».

C'è un aneddoto particolare che vuoi raccontare?

«In occasione della gara finale partivo dalla prima fila, ma in seconda posizione dato che un avversario aveva ottenuto un tempo migliore al mio e rischiavo, ovviamente, di non farcela. Il mio morale non era al top e nell'unico momento di pausa poco prima della partenza, mentre stavano annaffiando la pista, noi piloti eravamo già schierati al via ma avevamo ancora il motore spento e alla radio stavano trasmettendo la canzone che ascoltavo sempre con mio padre. Lui ha sempre praticato questo sport, ma purtroppo 23 anni fa è deceduto in pista proprio il giorno in cui io dovevo iniziare (vedi l'intervista precedente a Roby Ginevri in allegato, ndr) e questa situazione mi ha caricato a "bestia". Era quasi impossibile che trasmettessero quella canzone italiana, vecchissima e così tanto tempo dopo, soprattutto a Bure. È stato un caso troppo strano, ma a quel punto ho capito che lui era al mio fianco e alla fine mi sono rivelato imprendibile per i miei avversari, riuscendo a centrare quell'obiettivo che nemmeno lui, Vittorio Ginevri, aveva raggiunto nella sua carriera. Ovviamente ho vinto per entrambi».

Come vedi il tuo futuro?

«Già un anno fa volevo smettere di correre e ultimamente ci stavo ancora pensando, anche perche è sempre meglio terminare la propria carriera da vincente. Alla luce dei fatti però, con tutte le persone che sono state felici per il mio risultato e con i contatti fra preparatori e sponsor, che sembrerebbero arrivare, si tratta di un motivo in più per proseguire questa mia avventura. Oltre a questo, il mio obiettivo principale è sempre stato quello di far conoscere il più possibile questo sport in Ticino e, continuando a gareggiare, risulterebbe più semplice. In ogni caso mi auguro che il risultato raggiunto possa essere di stimolo e di aiuto per gli appassionati delle quattro ruote, anche perché sono a completa disposizione di chiunque voglia intraprendere questa disciplina. Sarebbe anche interessante che qualcuno si mettesse in gioco per aiutarmi a promuoverla alle nostre latitudini. In Svizzera interna per esempio, i vari team sono come delle grandi famiglie e trovo che sia un aspetto molto bello nello sport. Personalmente invece, in quanto unico ticinese, mi sento "orfano" e mi piacerebbe creare una famiglia italofona. A suo tempo mi sono buttato da solo e ce l'ho fatta... chi mi vuole seguire? Chi fosse interessato può iniziare a sensibilizzarsi dando un'occhiata al sito nazionale "autocrossverband.ch", oppure può contattarmi in privato sulla mia pagina facebook».

Vuoi dire ancora qualcosa?

«Voglio ringraziare tutte le persone care che mi sono state vicine, la famiglia Suter - che fa parte dell'organizzazione del campionato svizzero, con il padre e i due figli che corrono nelle varie categorie - così come i piloti e gli organizzatori dell'Autocross Jurassien, nel quale sono affiliato e in maniera particolare la famiglia Scassa del team Punto Moto di Arezzo, per l'aiuto e il sostegno che mi hanno sempre dato».

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2 commenti da TIO
comp61 - 23 Agosto alle 21:40
Complimenti!!!!!

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1 commento da FACEBOOK
Graziella Veneri - 23 Agosto alle 10:53
Porta alta la bandiera del Ticino! Bravo Roby!

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