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LNA

22/09/2016 - 09:10

A Losanna è Ratushny-mania: «È il coach più in forma che abbia mai avuto»

Il capitano dei vodesi John Gobbi è soddisfatto dell'inizio stagionale della sua squadra anche se predica prudenza: «Restiamo con i piedi per terra, il campionato è lungo»

Keystone
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LOSANNA - Dopo sei turni di LNA è il Losanna a guardare tutti dall'alto della classifica, grazie ai 15 punti conquistati finora. I vodesi hanno vinto ben cinque partite con il nuovo tecnico Dan Ratushny in panchina, mostrando un gioco efficace e piacevole. La squadra ha incassato soltanto 8 reti e può vantarsi di avere la miglior difesa della Lega. Oltre a questo va in rete con una facilità impressionante e sono stati ben 15 i giocatori che hanno già timbrato il cartellino (le segnature totali sono 21, ndr). 

Ricordiamo che nelle tre stagioni precedenti i romandi - allenati da Heinz Ehlers - erano l'unica formazione della massima serie ad applicare un sistema di gioco prettamente difensivo, che riusciva a mettere in crisi qualunque tipo di avversario. Quest'anno il roster è rimasto a grandi linee il medesimo della stagione 2015/2016 e il gruppo è riuscito a unire il nuovo sistema di gioco, molto più offensivo, a quello precedente, ottenendo un mix perfetto di solidità, fantasia e concretezza sotto porta.

Ci sono anche due ticinesi che si stanno rendendo protagonisti con il Losanna: Matteo Nodari e John Gobbi. Proprio quest'ultimo, il capitano della squadra, si è fermato a parlare con noi di questo inizio-sprint di campionato. 

John Gobbi, il Losanna si è reso protagonista di un inizio sbalorditivo...
«Siamo ovviamente molto contenti di come abbiamo iniziato la stagione, anche se non dobbiamo dimenticarci che siamo alla sesta giornata e che mancano ancora 44 partite al termine della regular season. In un campionato di questo tipo le situazioni possono capovolgersi velocemente da un momento all'altro, quindi è necessario restare calmi e con i piedi per terra». 

...però se il buongiorno si vede al mattino...
«È chiaro che è sempre meglio iniziare in questo modo piuttosto che al contrario. La stagione è però talmente lunga e ci sono talmente tante variabili, positive e negative, che possono intervenire fino a febbraio, che è meglio non montarsi troppo la testa e continuare a lavorare duramente per riuscire a centrare il prima possibile l'obiettivo dei playoff».

Com'è l'ambiente nello spogliatoio di una squadra che vince praticamente sempre?
«Il morale è alto, ma è normale quando si inizia in questo modo. Tutto il gruppo ha acquisito molta fiducia nei propri mezzi ed è motivato a continuare su questa strada. È necessario provare ad alzare costantemente il nostro livello di gioco, perché siamo consapevoli che le altre squadre miglioreranno partita dopo partita e dobbiamo stare al passo. Questo week end affronteremo Berna e Zugo e per noi sarà un test importante. I primi bilanci si potranno fare solo dopo il primo turno, a quel punto vedremo dove saremo».

Non è però sempre evidente avere questa partenza-sprint in campionato dopo il cambio di allenatore...
«È abbastanza sorprendente. Evidentemente sei settimane di preparazione prima di iniziare la LNA sono sufficienti per assimilare in maniera ottimale un sistema di gioco, poi ovviamente ci vuole sempre un po' di tempo per limare alcuni dettagli. Da noi i nuovi giocatori si sono integrati facilmente e finora abbiamo avuto la fortuna di avere pochi infortunati: questo è un fattore fondamentale per avere un andamento positivo in campionato».

Che coach è Ratushny?
«È un personaggio molto interessante. Per tutto quello che riguarda la condizione fisica è un allenatore che presta attenzione a ogni minimo dettaglio e con lui lavoriamo molto su questo aspetto. I suoi allenamenti sono di alta intensità ed è l'allenatore più in forma che abbia mai avuto: fisicamente è impressionante e riesce sempre a trasmettere la sua energia ai giocatori. Sul piano del gioco lascia invece abbastanza libertà soprattutto agli attaccanti, di conseguenza per i giocatori che hanno estro diventa una situazione molto interessante». 

La squadra, che ha all'incirca mantenuto lo stesso roster della passata stagione, è quindi riuscita a unire alla perfezione due sistemi di goco: quello difensivo di Ehlers e quello offensivo di Ratushny...
«Certamente. In passato il nostro punto forte è sempre stato il gioco difensivo e lo sarà anche quest'anno. Abbiamo la fortuna di avere già una buona base che chiaramente è stata anche impostata negli anni passati da Ehlers e queste cose non si dimenticano da un giorno all'altro. Ci siamo poi sbloccati anche nel reparto offensivo grazie ai metodi di Ratushny, creando una buona alchimia in generale».

È il terzo anno che sei il capitano dei vodesi. Ti chiede qualcosa in particolare Ratushny?
«Ho un buonissimo rapporto con lui. Parliamo spesso dei bisogni della squadra e dei singoli giocatori, è un dialogo molto aperto. È un grande onore essere il capitano, è un ruolo molto interessante e gratificante. Ho accettato ben volentieri di farlo anche quest'anno, ma in futuro si vedrà».

Il modo di giocare di Ratushny ha favorito anche la crescita di Nodari, dato che è un difensore offensivo...
«Matteo è una persona squisita e sono davvero contento che abbia conosciuto un ottimo avvio di stagione. Non aveva avuto un inizio semplice quand'era arrivato a Losanna con Ehlers, ma è sempre rimasto positivo, si è sempre allenato molto bene e non ha mai creato problemi: attualmente è uno dei nostri migliori difensori. Ratushny sarà sicuramente in grado di tirare fuori tutto il suo potenziale».

Oltre a questo segnate un po' tutti: finora, dopo sei partite, sono stati ben 15 i giocatori ad andare a rete...
«Il gioco sta evolvendo anche in Svizzera, così come nel resto dell'Europa. Le squadre non schierano più due linee offensive e due difensive, c'è molto più equilibrio. Ratushny pretende che ogni blocco dia il suo contributo sia in attacco che in difesa, quindi tutti quanti hanno la facoltà di andare in rete e l'obbligo di prendersi le proprie responsabilità. Questo fa bene a ogni singolo giocatore, anche perché non dobbiamo dipendere dalle reti di nessuno».

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