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L'OSPITE

13/09/2017 - 09:00

Lugano, zero energia dopo l'Europa: «Come cercare le "azioni" dopo aver fatto festa»

Arno Rossini si è detto curioso e preoccupato in vista dell'avventura continentale dei bianconeri di Pier Tami: «Rischiano di pagare lo sforzo in campionato»

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BE'ER SHEVA (Israele) - Ci sono il Be'er Sheva, lo Steaua Bucarest e il Viktoria Plzen. Soprattutto, però, c'è il Lugano. Un Lugano che non avrà pressione o obblighi e che potrà, su un palcoscenico prestigiosissimo, cercare di dare un seguito alle bellezze "nazionali" della passata stagione. L'Europa League è una piccola-grande magia per il club bianconero, un incantesimo che però andrà "maneggiato" con cura. Perché, non bisogna dimenticarlo, il vero obiettivo stagionale dei ticinesi rimane il campionato. Una Super League da disputare ad alto livello, per garantirsi velocemente la salvezza e, perché no, per tentare di riacciuffare la qualificazione alla seconda competizione continentale. O no?

«Il Lugano, questo Lugano, deve provare ad affrontare l'Europa League con ambizione - è intervenuto Arno Rossini - deve battersi e dare tutto per tentare di passare il turno. Ho seguito gli israeliani del Be'er Sheva, ho visto anche il Plzen e lo Steaua. Squadre buone ma... i bianconeri possono passare il turno. Non si scappa».

Impegnarsi a fondo in Europa non può essere pericoloso per il campionato?
«Un insegnamento "vicino" lo abbiamo: l'anno scorso il GC di Tami ha investito molto sulla competizione continentale. E in Super League ha faticato. Il pericolo che il Lugano non faccia poi bene in Svizzera è reale. Anche se reputo questi bianconeri migliori del Grasshopper della stagione passata».

Due competizioni in contemporanea, insomma, si possono sostenere?
«I ticinesi hanno grande potenziale però dovranno fare tanti sforzi. Soprattutto perché non possono contare su una rosa ampissima. Tami non farà infatti mai giocare con continuità venti-ventidue giocatori. Lui ha al massimo diciassette-diciotto titolari. E questo da qui a dicembre sarà un problema».

Non avrebbe più senso giocare "tranquillamente" i match continentali e impegnarsi a fondo in quelli di Super?
«Facciamo finta, per un attimo, che non esistano l'aspetto economico e quello del prestigio. Come fai, tu allenatore, a presentarti davanti ai tuoi ragazzi, magari durante la trasferta in Israele, e dire loro: "non impegnamoci troppo"? Non si può».

Quali sono le tue sensazioni, in vista del tour de force al quale saranno costretti i bianconeri?
«Sono curioso e un po' preoccupato. Penso che, spinti da grande motivazione, potranno fare molto bene in Europa League. Per tanti quell'esperienza sarà infatti eccezionale. Però, che dire... senza la possibilità di allenarsi, di riposare, di recuperare, alla fine potrebbero penare parecchio».

Magari la tua preoccupazione è esagerata.
«Lo spero. Ma il Lugano rischia davvero: l'Europa ti svuota di energie. Partecipare è come andare a fare festa la sera e poi essere costretti ad alzarsi presto, la mattina seguente, per fare la spesa. Non puoi, a quel punto, avere la lucidità per trovare i prodotti in azione...».


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