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EUROPA LEAGUE

13/09/2017 - 07:00

Sette anni di crescita "renzettiana", e ora la ciliegina-Europa

Dal suo avvento il "pres" ha cambiato il Lugano. Ma molto è ancora da fare: «Ci serve sostegno. E lo stadio...»

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BE'ER SHEVA (Israele) - Quando arrivò in società, sette anni fa, la squadra navigava nelle placide acque di Challenge League. Era la fine del 2010 e da allora tutto è cambiato. Angelo Renzetti ha rivoluzionato, con le sue idee e i suoi modi, l'universo Lugano, trasformando in ambizioso un club prima balbettante.

L'attuale presidente si vestì di bianconero nel 2010, acquistando il 20% delle azioni societarie. La sua partecipazione divenne "di maggioranza" due anni più tardi, quando salì al 60%. Nel 2015, infine, da Bentancur acquisì il restante 40%, diventando proprietario a tutto tondo. A questa escalation è corrisposta la crescita, significativa, di risultati. Da quando Renzetti è divenuto azionista di riferimento la squadra ha infatti collezionato, uno dietro l'altro, un settimo, un secondo e un primo posto (con annessa promozione) in Challenge. Poi sono arrivati un nono posto (con finale di Coppa Svizzera) e un terzo posto in Super League. Quanto ancora potrà andare avanti la crescita? Qual è - se c'è - il limite che si è imposto il numero uno bianconero?

«A livello sportivo la crescita è stata costante - è intervenuto Renzetti - e ciò non può che rendermi felice: è la prova che in questi anni si è lavorato bene. A un vero punto d'arrivo non ho pensato a dire il vero, anche se realisticamente già così siamo un po' al limite per una realtà come la nostra».

Il problema è che nel calcio di oggi il budget conta sopra ogni cosa?
«I costi sono molto importanti e noi stiamo facendo di tutto per rimanere competitivi. Certo senza un ampio e numeroso sostegno esterno diventa difficile».

Se però, nei suoi sette anni, non è riuscito a fare il pieno di sponsor...
«Ma la speranza è quella di sensibilizzare sempre più la piazza. In questo l'Europa League può darci una grossa mano. Genera interesse. Sarà una bella avventura».

Che non vivrete nel vostro stadio.
«Questa è una nota dolente, ovviamente. La speranza è che questa nostra partecipazione a una competizione continentale acceleri ancor di più il cammino verso il nuovo impianto. Ormai, è inutile negarlo, la casa è indispensabile».

Per il club, per i tifosi.
«Per tutto. Per i supporter, che in questo inizio di stagione non ci hanno seguiti numerosi come speravamo (le presenze a Cornaredo sono state sotto le aspettative, ndr), per gli sponsor... Capita, quando vado in trasferta, di vedere stadi incredibili. Attenzioni, comfort, vip lounge... tutto ciò invoglia a recarsi nell'impianto. Tutto ciò fa la differenza. Non è un caso che nell'hockey, lo sport più ricco in Svizzera, in ogni arena ci siano strutture del genere».

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