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L'OSPITE

14/11/2012 - 09:03

"Il cambio Morandi-Ponte è la dimostrazione di un fallimento generale"

Arno Rossini si è soffermato sul tema che ha contraddistinto gli ultimi giorni del calcio ticinese: il Lugano ha deciso di cambiare il proprio allenatore, stravolgendo i piani societari e gli obiettivi

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LUGANO – E alla fine arrivò Raimondo Ponte. Il presidente Renzetti l’aveva detto: “La conferma di Morandi sarà relativa alla sfida di Coppa contro il Thun”, e così è stato. Dopo l’incredibile sfilza di risultati negativi, la mancanza cronica di vittorie, il numero 1 del Lugano è giunto alla drastica soluzione di congedarsi dall’ex allenatore del Locarno, per affidarsi a colui che questo campionato l’aveva iniziato sulla panchina del Bellinzona.

Arno Rossini, questo cambio al timone di comando del Lugano cosa significa?
“Avere un allenatore ticinese a guidare i bianconeri era ed è una cosa importante per il calcio di casa nostra, ma il licenziamento di Morandi significa un fallimento generale a 360° per il progetto idealizzato da Renzetti. Anche i giocatori sono i primi a essere chiamati in causa: forse si sono fatti degli errori anche in fase di valutazione e di gestione della comunicazione dentro e fuori la società”.

Ma la vera causa di questo fallimento, quale potrebbe essere?
“Si era partiti bene, ho visto quasi tutte le partite del Lugano in casa e anche in trasferta; li ho visti giocare anche a Bellinzona e la rosa è sicuramente tra le prime tre di tutta la Challenge. Purtroppo dopo un buon avvio di stagione si è iniziato a parlare troppo, dichiarando di voler fare il salto in Super, quando forse era il caso di restare cauti: queste cose fanno male all’ambiente, soprattutto se poi le cose iniziano a girare male. In quel caso bisognava fare un passo indietro, dicendo che l’obiettivo era quello di fare un campionato di transizione, puntando sui giovani e dare un’ideologia di gioco”.

Le dichiarazioni di Morandi di voler andar via e di Renzetti in merito a Sadiku, possono far male?
“Queste sono le vere cause di questo fallimento. Si era partiti col dire che si aveva a disposizione la miglior rosa del campionato, per poi iniziare a parlare di un addio voluto dallo stesso Morandi, ma respinto dal presidente. Si è parlato troppo a Lugano in quest’avvio di stagione, quando invece bisogna essere molto più discreti; le dichiarazioni di Renzetti su Sadiku sono incomprensibili in questo momento della stagione. Poi da una persona passionale come lui, davvero non me lo so spiegare: si sta creando un progetto, non si può e non si deve mettere sul mercato uno dei migliori giocatori a disposizione dell’allenatore, perché poi certe cose toccano in un modo o nell’altro la psicologia del calciatore stesso. In questo caso deve intervenire un Direttore Sportivo: una persona con un profilo molto alto, per difendere l’allenatore e il presidente ed evitare alcuni problemi”.

Nel calcio ticinese, i nomi degli allenatori che girano sono sempre gli stessi. Significa qualcosa?
“Un ticinese che può allenare una squadra ticinese in Challenge League è sicuramente una cosa positiva per il nostro Cantone e per il nostro calcio. Forse siamo chiusi troppo in noi stessi, ma è una cosa importante, cosi come lo è conoscere sia i pregi che i difetti dell’allenatore che si sceglie; Morandi e Ponte sono due persone completamente diverse, sia di carattere sia come idea di gioco e quindi non è scontato che il Lugano riesca a trovare la molla giusta per risalire la china e invertire la tendenza negativa e, inoltre, tanto dipenderà dal tipo di contratto e dall'idea che ha in mente il presidente”.

In che senso?
“Se Ponte sarà solo un traghettatore, per finire la stagione, sarà difficile che i giocatori rendano al 100%. Renzetti ha scelto lui, perché sicuramente vuole i risultati subito per ricreare anche il buon umore intorno alla squadra e alla società, ma se non sarà lui l’allenatore anche per il prossimo campionato, non so se i calciatori a sua disposizione si batteranno fino in fondo sul campo, anche se alcuni sono a scadenza di contratto e devono guadagnarselo. Dipende tanto sia dalla dirigenza, che dall’allenatore e tantissimo dai giocatori e dalla loro testa. Anche in questo caso servirebbe un Direttore Sportivo dal polso rigido, che possa creare uno schermo attorno alla squadra e a tutto l'ambiente”.

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