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RUGBY

29/04/2012 - 20:04

Borghetti: "La festa, il pensiero che si possa vincere prima di giocare"

L'allenatore del Lugano ha raccontato il suo modo di vivere la sua passione in crescita alle nostre latitudini





LUGANO - La lega B del campionato di rugby ha osservata questa settimana un turno di riposo. La pausa ha dato modo all'allenatore del Lugano Alessandro Borghetti di raccontare il suo modo di vivere questa disciplina, in piena crescita alle nostre latitudini.

"Qualcuno sostiene che il rugby sia sempre una festa - ha raccontato - altri che lo sport in genere dovrebbe essere sempre una festa. Se chiedessero a me cosa sia il rugby, risponderei una cosa molto simile alla giornata di sabato in un torneo seven tra i giocatori luganesi: in campo nessuno si è risparmiato, qualcuno addirittura infortunato, altri arrabbiati per la sconfitta, alcuni felici per la vittoria, alla fine tutti intorno ad un tavolo per una grigliata insieme. In tutto ciò la dimensione della vita e del rugby: di quel pallone pieno d’aria che rimbalza dove vuole, rendendo le partite imprevedibili, proprio come quel rimbalzo".

"L’idea della festa è a livello etimologico accoglienza e ospitalità. La capacità di accogliere è  però anche prevedere, nello stesso tempo, la difesa dei propri usi, costumi e tradizioni, della cultura del proprio club e chi non è in sintonia, nel rugby, come nella vita, apparterrà ad un altro club. Il regalo più bello per un bambino sembra essere, per fortuna, ancora un pallone. Qualsiasi forma abbia, se regaliamo un pallone ad un bambino, vedremo i suoi occhi pieni di felicità. La stessa che provano gli adulti quando in campo giocano e posano la palla oltre la linea di meta. Nella dimensione di tornare bambini, giocando e mettendosi in gioco, c’è tutto lo sport, o almeno il nostro caro rugby, per come io lo intendo".

"È forse scellerato che un allenatore, a poche giornate dalla fine del campionato, rischi che i propri giocatori si facciano male in un torneo “inutile” gli uni contro gli altri. Ma le vittorie e le sconfitte, non sono il motore che spinge trenta giovani e adulti a trovarsi al campo con pioggia, neve, vento o sole cocente. Il motore è la passione, la voglia di festa interiore, il piacere di tornare a casa la sera, felici di una giornata di sport e di vita, di relazioni tra persone, di scambi culturali, di ghiaccio sulla caviglia per essere pronti per il match successivo…

"La festa, il pensiero che si possa vincere prima ancora di giocare, senza calcoli e rinunce, dando se stessi al club, prima di ricevere qualcosa da esso. La dimensione del club vincente, passa dal fatto che tutti possano partecipare alla festa. E quando l’intera città di Lugano, festosa e felice, depositerà l’ovale dietro la meta - ha concluso Borghetti - aldilà delle classifiche, della serie che si occupa ,delle vittorie e sconfitte, il Rugby Lugano avrà raggiunto il sole, come il guerriero nell’haka neozelandese: Ka mate ka mate, ka ora ka ora…".

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