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21/08/2017 - 14:02

Trump innervosisce i mercati statunitensi

EFG Asset Management

Keystone
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Settimana scorsa l'escalation verbale tra Stati Uniti e Corea del Nord è diminuita di intensità, ma Donald Trump ha continuato a suscitare controversie. Tutti e tre i maggiori listini americani hanno chiuso l’ottava in negativo, trascinati al ribasso dalle azioni di Trump che hanno ancora una volta suscitato dubbi riguardo l’abilità del presidente statunitense di implementare il suo programma di crescita economica. L’indulgenza mostrata da Trump nei confronti delle violenze in Virginia nel fine settimana ha portato diversi amministratori d'azienda ad abbandonare i comitati consultivi del presidente, il quale ha poi deciso di sciogliere tre di questi enti. A innervosire ulteriormente gli investitori giovedì sono state le indiscrezioni circa le possibili dimissioni di Gary Cohn, uno dei principali consiglieri economici di Trump, ma dalla Casa Bianca hanno smentito tali voci. Tutto ciò ha determinato la seconda perdita peggiore dell’anno per l’indice S&P 500.

Frattanto i verbali della riunione di luglio della Federal Reserve hanno rivelato una divisione tra i policymaker sulle tempistiche della riduzione del bilancio nonché sul sentiero dei tassi. Sono emersi inoltre timori relativi alla debolezza dell’inflazione, il che ha provocato un cedimento di 3,8 punti base del rendimento sul Treasury a dieci anni. Successivamente Robert Kaplan, membro con diritto di voto del Federal Open Market Committee, ha dichiarato che prima di procedere a un’ulteriore stretta monetaria servono conferme di una ripresa dell’inflazione.

Settimana perlopiù positiva per i mercati europei grazie all’attenuarsi delle tensioni geopolitiche, anche se giovedì i listini del Vecchio Continente hanno seguito quelli d’oltreoceano al ribasso. A pesare sul sentiment sono stati anche gli attentati terroristici in Spagna, con il comparto dei viaggi a finire sotto pressione. I verbali del vertice della Banca Centrale Europea hanno rivelato preoccupazione circa un eccessivo apprezzamento dell'euro, il quale minaccia di vanificare gli sforzi della BCE di far crescere l’inflazione: a seguito della pubblicazione la moneta unica si è portata sui minimi delle ultime tre settimane a quota 1,17 sul dollaro.

Il Nikkei giapponese ha fatto peggio degli altri listini asiatici, subendo pesanti perdite nella giornata di venerdì: nonostante gli spunti positivi provenienti dalle semestrali, l’apprezzamento dello yen nei confronti del dollaro, determinato dalla fuga degli investitori verso i beni rifugio, ha danneggiato gli esportatori. Le altre piazze finanziarie asiatiche hanno chiuso l’ottava perlopiù al rialzo. Il Shangai Composite cinese ha guadagnato l’1,9%, registrando la miglior performance settimanale degli ultimi quattro mesi.

Il divario tra i due benchmark petroliferi è aumentato, il Brent è infatti aumentato dell’1.2%, mentre il West Texas Intermediate ha subito una perdita dello 0.6%. Nonostante l’Agenzia di Informazione sull’Energia abbia riportato scorte di petrolio statunitense più ridotte, le offerte al punto di consegna per il WTI hanno registrato la più grande espansione dal mese di marzo.


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