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17/08/2017 - 12:12

In America inflazione ancora sottotono

EFG Asset Management

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A dominare la scorsa settimana è stato l’acuirsi delle tensioni geopolitiche tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti. L’ottava è iniziata con il piede giusto per diverse piazze finanziarie, ma nei giorni successivi buona parte dei mercati mondiali ha registrato perdite. Martedì il Presidente Trump ha dichiarato che Pyongyang attirerà su di sé “fuoco e furia” qualora continuasse a minacciare gli USA. Dopo che il regno eremita ha bollato tali moniti come “senza senso”, giovedì Trump ha rincarato la dose dicendo che forse le sue parole non erano state abbastanza dure. Il CBOE Volatility Index ha guadagnato un impressionante 44%, portandosi al livello più alto dalle elezioni americane: gli investitori, forse a causa del recente periodo di bonaccia, sono apparsi leggermente innervositi dalla situazione, ma nel complesso il mercato non ha visto grandi movimenti.

Dopo nove giorni consecutivi di rialzi, martedì il Dow ha interrotto la sua serie positiva, chiudendo poi la settimana in calo dell'1,1%. Peggio è andata all’S&P 500 e al Nasdaq, i quali hanno lasciato sul terreno rispettivamente l’1,4% e l’1,5%. Lasciando da parte le provocazioni, gli investitori hanno cercato spunti di ottimismo nelle trimestrali e i dati macroeconomici, ma con scarso successo. Nonostante i risultati di Macy e Kohl abbiano superato le attese, il comparto della grande distribuzione statunitense ha perso quota in borsa a causa delle nuove conferme che i grandi magazzini tradizionali continuano a soffrire sempre più la concorrenza online.

Nonostante la Federal Reserve abbia definito transitorie le pressioni inflazionistiche in America, a luglio l'indice dei prezzi al consumo è inaspettatamente calato. Il giorno prima il Presidente della Fed di New York William Dudley si era detto ottimista sulle prospettive per l’economia, stimando che nel medio termine l’inflazione risalirà verso il livello obiettivo della banca centrale. Tali parole sembrano confermare che la banca centrale procederà a un altro rialzo dei tassi, ma i dati deludenti sull’inflazione potrebbero far sorgere dei dubbi: ora solamente il 38% degli investitori si aspetta un’ulteriore stretta monetaria entro la fine dell’anno. Tali sviluppi hanno impresso un provvidenziale impulso ai listini d’oltreoceano, reduci da tre giorni di perdite.

Se l’ottava è stata negativa per la maggior parte dei mercati, i beni rifugio hanno beneficiato della prudenza degli investitori: a metà settimana il franco svizzero ha guadagnato oltre l’1%, facendo segnare il maggior rialzo giornaliero dal gennaio del 2015, mentre lo yen si è portato, seppur brevemente, ai minimi delle ultime 16 settimane nei confronti del dollaro (108,75). Il rafforzamento della valuta giapponese ha fatto cedere l’1,1% al Nikkei in una settimana accorciata dalle festività.

Petrolio in ritirata alla luce dei commenti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, secondo la quale il riassestamento del mercato sta procedendo a rilento per via del mancato rispetto degli accordi sui tagli alla produzione da parte dei membri dell’OPEC. A tal riguardo, il giorno precedente il cartello aveva annunciato che la produzione complessiva continua ad aumentare, trainata da Libia e Nigeria.

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