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MERCATO AZIONARIO SVIZZERA

31/10/2016 - 13:17

Giocate le briscole, l'SMI si aggrappa alle banche

L'attualità settimanale di BSI, Equity & Fund Analysis BSI

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LUGANO - Mancava all’appello delle trimestrali un risultato di peso come quello di Novartis, che purtroppo ha contribuito negativamente allo sviluppo dell’indice nella scorsa settimana. Il colosso farmaceutico ha confermato il rilievo numerico delle aspettative, tuttavia ha nuovamente deluso nei centri nevralgici come Alcon e Entresto, punti cardine della strategia futura. Alle considerazioni strategiche si aggiunge anche l’ormai imminente elezione negli Stati Uniti dove accanto al responso presidenziale, sempre meno incerto, viene tenuto d’occhio anche un possibile cambiamento degli equilibri al Congresso, e dunque lo spettro di una politica meno benigna verso l’industria farmaceutica in generale.

Il mercato ha bocciato i risultato di Novartis, trascinando ulteriormente al ribasso i titoli di Roche e Actelion, già precedentemente in difficoltà dopo i rispettivi deboli risultati, e tutto l’azionario svizzero ne ha risentito e non è riuscito a sostenere ulteriormente l’indice al di sopra degli 8'000 punti.

Anche il trimestre di ABB, sintomatico per tutto l’industriale, è stato negativo non tanto per il consuntivo ma per le prospettive ridimensionate da un calo degli ordinativi.

Il prossimo catalizzatore che potrebbe arginare le perdite ci porta direttamente al settore finanziario, ultimo baluardo con il compito di sostenere l’indice nelle prossime settimane. Ci stiamo infatti nuovamente avvicinando ad una riunione della Fed, che questa volta avrà luogo dopo le elezioni e quindi potrà deliberare libera da pressioni e considerazioni di opportunità. L’oggetto in discussione è lo stesso dilemma che i mercati sono chiamati ad affrontare con regolarità: i tempi sembrano questa volta essere maggiormente maturi per un rialzo dei tassi d’interesse, spesso promesso ma finora non ancora messo in atto.

Un aumento dei tassi sarebbe una inversione di rotta dopo anni di politica monetaria espansiva, dunque un segnale importante per tutta una serie di variabili a livello mondiale tra cui un incremento delle aspettative per tutto il settore finanziario, afflitto e asfissiato dai tassi negativi. Nel contesto della borsa svizzera, un eventuale rialzo della Fed porterebbe ad un rafforzamento del USD, benefico sia per le multinazionali dell’SMI (incluse quindi le farmaceutiche attualmente in difficoltà) che soprattutto per le banche.

Proprio su di esse si focalizza l’attenzione degli investitori con la pubblicazione dei risultati di UBS lo scorso venerdì e CS ad inizio settimana. Pur senza brillare, UBS si è ritrovata da sola a dover tamponare le perdite dell’SMI, un compito erculeo tanto forti sono attualmente le pressioni al ribasso per l’indice. È rassicurante che il mini-rally durante la settimana di avvicinamento ai risultati sia stato confermato e premiato da oltre il 7% di performance relativa, tuttavia i commenti offerti dal management non hanno generato euforia e la situazione del bancario permane delicata. Non essendoci altre ancore di salvataggio a breve, l’SMI è quindi destinato a rimanere in debolezza tendenziale.

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