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12/12/2016 - 11:51

Le valutazioni surriscaldate stanno evaporando

D. Meroni, Equity & Fund Analysis BSI

Keystone
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Tra i vari meccanismi di trasmissione dall’economia reale ai mercati finanziari, uno tra i più osservati è la valutazione, definita come il rapporto tra il corso borsistico e gli utili di una società, siano essi gli utili effettivamente conseguiti o gli utili prospettici. Essere in grado di stimare correttamente questi ultimi è di grande aiuto per prevedere con accuratezza l’andamento di un titolo o di un intero indice in aggregato. Questo rapporto fluttua nel tempo, aumenta quando l’economia è in crescita e anticipa una dinamica positiva degli utili.

Per quanto riguarda la borsa svizzera, la valutazione è stata in costante crescita dal 2010, costruendo un ciclo caratterizzato da una longevità da primato e soprattutto da picchi che in precedenza erano stati raggiunti nel 2008 prima della crisi delle banche. Il primo picco recente, nel 2015 era frutto dell’ottimismo generato da una borsa che aveva brillantemente superato nell’arco di pochi mesi una fase critica a seguito della libera fluttuazione del CHF.

Raggiunto ancora una volta un massimo di valutazioni in concomitanza a un massimo borsistico oltre i 9000 punti, l’indice ha tuttavia iniziato a evidenziare debolezza non potendo sostenere nei fatti le anticipazioni euforiche degli investitori: si era infatti creata una situazione in cui gli utili prospettici non avevano trovato conferma, e quindi la borsa, che era salita su un surriscaldamento delle valutazioni ma non su un effettivo incremento degli utili, non aveva più gli elementi per poter dare credito al mercato e generare o stabilizzare la crescita unicamente sulle valutazioni.

Come per altre analisi, anche questa deve necessariamente fare riferimento alle principali ponderazioni dell’indice. Le tre maggiori capitalizzazioni elvetiche, Nestlé, Novartis e Roche, hanno già abbozzato una tendenza discendente delle rispettive valutazioni. Limitatamente al settore farmaceutico, vi sono due fattori che avranno un impatto molto importante sugli utili futuri, quelli che determinano la valutazione: da una parte è ritenuto probabile che il USD tenda ad apprezzarsi, fornendo una leva a circa 1/3 del fatturato, mentre la forza di direzione opposta è l’incognita di eventuali misure protezionistiche, conseguenza delle possibili politiche di Trump, che ritarderanno la commercializzazione di alcune patenti importanti negli US. Quest’ultima tendenza è al momento la più incerta, mentre l’apprezzamento del USD è dato quasi per scontato dai mercati, quindi, a saldo, il vettore settoriale è negativo. Da inizio anno, le valutazioni del settore sono quindi in declino e il percorso secolare indica come dopo 4 anni di crescita delle valutazioni (2011-2014) vi sia stato un anno laterale e appunto un 2016 in chiara tendenza negativa.

La valutazione tende a rimanere prudente fino a quando non vi sarà una effettiva crescita degli utili tale da ristabilire un rapporto credibile e sostenibile con il corso borsistico, e su queste basi, non intravvediamo al momento elementi sufficienti per sostenere una nuova virata verso l’alto. Un motivo in più per rimanere prudenti.

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