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21/11/2016 - 11:59

Con le antenne pronte a cogliere tutti i segnali

D. Meroni, Equity & Fund Analysis BSI

Keystone
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I mercati azionari hanno a lungo considerato l’elezione presidenziale americana come un nodo d’incertezza geopolitica che si sarebbe sciolto a novembre, lasciando poi le luci della ribalta alla Fed per inscenare l’anticipato primo rialzo dei tassi. È invece accaduto l’esatto opposto: l’inatteso verdetto delle urne ha moltiplicato le incognite ed anche laddove sono stati fatti proclami e promesse vige l’incertezza di una compagine governativa che deve plasmare un equilibrio tra pragmatismo e compromesso, e rassicurare i mercati mondiali.
Il primo effetto sulla borsa è stato risolutamente positivo con il Dow Jones che ha vissuto la sua migliore settimana degli ultimi due anni e che ha contagiato positivamente i mercati. L’impressione generale è che ci saranno prioritariamente degli stimoli congiunturali, l’incremento della spesa (e del debito) pubblica e successivamente l’elevazione di barriere commerciali che creeranno un ecosistema inflattivo, necessario in questa fase congiunturale ma che necessita di essere mantenuto sotto controllo e modulato con precisione.
L’iniziale iniezione d’inflazione ha conferito un primo slancio anche alla borsa svizzera, dove la speranza di uscire al più presto dalla palude dei tassi negativi è uno dei catalizzatori di maggiore importanza per imprimere una traiettoria positiva duratura. È quindi determinante in queste settimane il meccanismo di trasmissione legato all’apprezzamento del dollaro, che grazie alla duttilità e capacità di adattamento del forex ha già tracciato una ascesa significativa portandosi oltre la parità con il CHF.
Per interpretare con la maggiore accuratezza possibile le prossime sessioni borsistiche, è quindi importante saper discriminare i fattori effimeri legati ad aspettative derivative dalla retorica della campagna elettorale di Trump, ma che nella realtà non troveranno riscontro, dagli elementi che invece caratterizzeranno la dinamica dei mercati.
Due esempi su tutti si applicano alla borsa svizzera. Il settore finanziario, maggiore beneficiario dei proclami post-elettorali, sarà con buone probabilità sostenuto sul lungo periodo da un allentamento delle regolamentazioni e dall’intenzione di modificare radicalmente l’approccio finora perseguito dalle maggiori banche centrali, che dovrebbe favorire il settore malgrado il contrappeso sfavorevole del mercato obbligazionario.
L’altro grande beneficiario della sorpresa elettorale è stato il farmaceutico, tuttavia, l’effetto positivo sembra già essersi esaurito. Dopo aver allontanato lo spettro democratico di una stretta sui prezzi, stiamo assistendo ad una pressione sui produttori di generici negli US dopo una inchiesta del DOJ, che potrebbe coinvolgere anche Novartis (attraverso la partecipata Sandoz). Le precedenti problematiche rispetto alla tempistica d’introduzione delle patenti rimane invariata ed il catalizzatore del dollaro forte non è al momento sufficiente ad invertire la tendenza, che permane di debolezza.

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