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LUGANO

25/04/2014 - 07:50

Davide Van De Sfroos, il "neuronauta"

Ospite negli studi Rsi di Besso, il cantautore comasco racconta la genesi del suo nuovo disco, "Goga e Magoga" (Universal Music), dato alle stampe il 15 aprile scorso

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LUGANO - Sedici canzoni che, privilegiando il dialetto della Tremezzina, documentano un ulteriore passo avanti nel suo cammino, personale e musicale. Un album che si colloca in un limbo di mezzo: otto canzoni più aggressive, “nutrite dalla consapevolezza di ciò che nel corso degli anni siamo riusciti a diventare”, dice Davide, e otto più introspettive, sussurrate, “che vogliono sottolineare la forza dolce del nostro lato emotivo…”.

“Il disco può essere definito visionario e bipolare in un’epoca in cui il bipolarismo e la confusione interiore ed esteriore hanno imparato a convivere con apparente rassegnazione”, aggiunge. Musicalmente, l’album “non si pone limiti o confini”, infatti dai suoi solchi trasudano ballad acustiche, elementi irish-folk, “tradizione” psichedelica e contaminazioni  di matrice prettamente rock oriented.

Davide, attraverso una serie di metafore il disco narra diverse esperienze negative che ti sei ritrovato a vivere…
"Parlarne in modo diretto avrebbe potuto “disturbare” l’ascoltatore… “Goga e Magoga” è un disco d’urto, ma anche di carezza, che alla gente chiede: “Siamo arrivati a questo punto, ora cosa vogliamo fare?”…"

Potresti entrare nel dettaglio di questo periodo buio?
"Sono una persona molto sensibile e a un certo punto mi sono ritrovato a frequentare un mondo diverso dal mio… Per questo motivo, a tratti, ho vissuto in apnea: ansia, attacchi di panico, palpitazioni, sbalzi d’umore, una leggera depressione…  Il disco raccoglie il viaggio dentro a tutto ciò che posso avere visto da “neuronauta”, attraversando le nebbie e i lati scomodi dell’esistenza, della psiche, del modo di essere…"

Dalla tua elaborazione traspare positività… Cosa mi puoi dire di questo aspetto?
"Diciamo che passando attraverso queste terre oscure, ho cercato di raccogliere quanto ho trovato di positivo… All’interno del disco, però, non ci sono delle risposte, ma delle canne da pesca per andare a cercare la propria ombra e rispescarla da dove era andata a finire…"

Il concepimento delle canzoni, quindi, ti ha dato una mano a superare tutto quanto?
"Certo, moltissimo: questi brani sono le mie spezie, il mio antidoto, il territorio dove ho trovato un po’ di pace…"

Hai anche consultato degli specialisti?
"Sì, nelle situazioni più critiche mi sono appoggiato a due amici medici per dei consigli e delle piccole terapie…"

Quando hai iniziato a scrivere i brani?
"Subito dopo la pubblicazione di “Yanez” (Universal, 2011), i taccuini iniziavano già a riempirsi…"

Mi spieghi il titolo, “Goga e Magoga”?
"“Goga e Magoga” è un detto popolare che non si usa quasi più… Si riferisce a uno stato caotico e confuso, il caos… È ciò che non riusciamo a tradurre, ma è così che stiamo vivendo…"

All’interno dell’album troviamo un nutrito amalgama musicale… Cosa mi puoi dire di questa scelta?
"È stata un’esigenza… Un’esigenza di aprire le paratie e lasciare fuoriuscire tutti quei suoni che negli anni Settanta sono stati la mia colonna sonora: Led Zeppelin, Deep Purple, Jethro Tull, Pink Floyd… Diciamo che era arrivato il momento di ricordarsi anche di quei riverberi…"

Il 1° maggio terrai un concerto a Pontida (BG) che precederà il raduno della Lega Nord…
"Io ho deciso di cantare per la gente, quindi perché non avrei dovuto accettare?"

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