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18/04/2017 - 06:01

«Poker? Meno tv, ma ha trovato la sua dimensione»

Finiti gli anni del boom, si parla meno di questo gioco che continua però a richiamare gli appassionati. Ne abbiamo parlato con il più forte giocatore svizzero, Claudio “Swissy” Rinaldi

Fotolia / Gioconews.it
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LUGANO - Una decina di anni fa eravamo in piena Pokermania: i media e specialmente la tv avevano “scoperto” la variante sportiva del gioco e il Texas Hold’em, la specialità in cui (per dirla semplificando all’estremo) ogni giocatore ha due carte proprie mentre altre cinque carte sono in comune. Poi l’interesse è andato via via calando: i media si sono interessati ad altro, e ora nei canali generalisti non si parla quasi più di poker. Fine di una moda? Ne abbiamo parlato con Claudio “Swissy” Rinaldi, da molti anni il più importante professionista del poker di tutta la Svizzera.

Si parla sempre meno di poker e lo si vede ben poco in tv: la moda è svanita?

«Il boom del poker c’è stato tra il 2008 e il 2010. Sono stati anni di vacche grasse per i professionisti: la grande copertura mediatica attirava tanti giocatori amatoriali, e si facevano tanti soldi. Poi, grazie a Internet, i dilettanti sono diventati più bravi e il livello del gioco si è alzato. Il movimento è ancora molto grande, ma oggi forse ha trovato la sua reale dimensione: nonostante il calo dei passaggi in tv il numero dei giocatori non è diminuito ma è aumentato».

Dieci anni fa c’era grande entusiasmo, ma negli ultimi anni la situazione è stata difficile (tra flop, divieti e chiusure): oggi com’è la situazione del gioco in Ticino?

«Sono scomparsi del tutto i circoli, che erano nati negli anni del boom approfittando di un buco legislativo italiano. Poi si è registrato un calo generale, e l’apertura dei circoli in Italia - dopo che le grane legali sono state risolte - ha dato il colpo di grazia. Se parliamo invece di casinò, le cose in zona vanno benissimo: a Lugano c’è un’ottima poker room e Campione d’Italia è diventato il polo leader. La situazione è molto variabile, ma in questo momento Campione sfrutta la sua posizione geografica e anche l’abbassamento dei buy-in, che permette a molti più giocatori di partecipare ai tornei. Non è un caso che recentemente sia stato segnato il record di presenze a livello europeo per un singolo evento».

Come si è evoluto il gioco online, con il proliferare di piattaforme che rendono il poker accessibile anche dagli smartphone?

«I provider più grossi del settore hanno creato prodotti su misura per gli amatori, e nel contempo che bisogna tutelarli. Una tipologia di gioco come lo “Spin & Go” è pensata appositamente per loro: è difficile che un professionista si dedichi esclusivamente a questa modalità. Poi ci sono i bonus per i giocatori più assidui: si chiama rakeback ed è la restituzione di quote pagate in precedenza alla casa da gioco. Ci sono professionisti che guadagnano di più in questo modo che con i premi delle partite».

Come procede la tua carriera?

«Da quando ho messo su famiglia, ha volutamente accantonato certe cose. La vita del classico giocatore professionista di poker non ha spazio per moglie e figli, essendo per il 70 o 80% del tempo in viaggio. Però si può essere benissimo dei pro vivendo in Ticino, grazie alla grande disponibilità di partite e alla vicinanza dei vari casinò. Ora gioco quasi solo cash, in un anno faccio al massimo cinque tornei. Chiaramente è un’altra dimensione rispetto a chi gira il mondo, ma anche così (e giocando da casa) si può vivere di poker».


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