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LUGANO

16/11/2015 - 06:00

Jovanotti: "Questo album mi ha fatto venire la polmonite"

In occasione del suo arrivo in Ticino Lorenzo ci racconta il suo "album più rock" e come nascono le sue canzoni

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LUGANO - L'incontenibile energia di Lorenzo Cherubini (Jovanotti) valica i confini italiani per portare il tour di Lorenzo 2015 all'Hallenstadion di Zurigo, il 10 dicembre e alla Resega, a Lugano, il 16 di gennaio (Biglietteria).

Un concerto, questo, che cavalca l'onda del successo di "Lorenzo 2015 cc", ultimo album con 30 canzoni che hanno conquistato il pubblico, oltre che quattro Dischi di Platino. Insomma, un disco che potrebbe rivelarsi "immortale" anche se, come ci confida l'artista, "l'immortalità è solo un istante in cui si pensa di vivere per sempre".

Il tuo album ha i “centimetri cubi” nel titolo, come i motori. E tu, d’altra parte, sei sempre in pista. La moto, che rappresenta un po' la parte estetica dell'album, è ancora uno dei tuoi grandi amori?
“Diciamo che è ancora un oggetto di culto. Mi emoziono di fronte a una moto, mentre faccio più fatica ad emozionarmi davanti a un’automobile. Mi sembra che la moto incarni qualcosa di infantile, mi piace sempre. È un grande simbolo di libertà, in particolare per la mia generazione. Credo che ai giovani di oggi interessi poco. Rappresenta un oggetto del desiderio per chi è nato tra gli anni ‘70 e ‘80”

È il tuo 13esimo album. Un numero che ti porta fortuna? Sembrerebbe di sì...
“Decisamente. Mia figlia è nata il 13, tra l’altro. Però non lo considero il mio 13esimo album. Le mie raccolte hanno degli inediti che considero come album a sé. Non ho mai misurato il mio ‘chilometraggio’ attraverso gli album, più attraverso le canzoni”.

Se vuoi parlare di canzoni ti cito “L’'immortale”, uno dei singoli dell’ultimo album. Ma nella copertina indossi una sorta di corazza. Ti senti così vulnerabile?
“Gli immortali di cui parlo nella canzone sono proprio i fragili. Sono gli sconfitti, i lottatori. La canzone vuole creare un contrasto, un paradosso. Faccio riferimento a degli attimi, dei momenti in cui immortali lo siamo davvero, sperimentiamo quella sensazione. Accade quando desideriamo qualcosa, nell’amore, addirittura nella musica. Nei momenti in cui ci sentiamo in movimento e sospendiamo i parametri di spazio e tempo. In quegli istanti siamo vivi per sempre. Anche se poi è un momento che passa”.

Il tempo passa, è vero, ma non c'è estate senza Lorenzo. E fai sempre centro. Con te si balla, trasmetti gioia, ma se li ascolti bene, i tuoi brani estivi hanno una nota malinconica, un senso di finitudine, di passato...
“È proprio così. Io cerco di inserire sempre un elemento di malinconia nelle canzoni. In particolare in quelle estive. Arricchisce, è quel pizzico di sale nei dolci che, come insegnano le mamme, esalta il sapore. L’estate è un po’ così, mentre stai vivendo un’emozione ti rendi conto che è già passata. Quando sei ragazzo non te ne accorgi, ma crescendo l’estate si carica di nostalgia. Si comincia a pensare alle persone che mancano e la festa si carica di struggimento. Inoltre non siamo più negli anni ‘60, in cui si guardava al futuro con speranza e si cantava ‘sapore di sale’, i nostri anni sono molto più inquieti”.

È forse per questa inquietudine che durante la produzione di questo album ti sei ammalato? Sei finito in ospedale per una polmonite.
“L’ho avuta subito prima, forse ancora di più per questo motivo. Non volevo iniziarlo quest’album. Avevo paura di buttarmici dentro. Fissato il primo giorno di lavoro in studio evidentemente il mio corpo ha deciso per me di prendersi ancora del tempo. Queste cose non avvengono mai a caso. Sono andato scavando, alla ricerca di un tesoro nascosto che mi ha portato a costruire 30 brani. Con distacco ho capito che questo tesoro era proprio nella quantità. Tutte queste canzoni, messe insieme, rappresentavano qualcosa che aveva di per sé un valore”.

30 brani, dei generi più disparati: dal pop all'EDM. Schizofrenia musicale o c'è un'idea dietro questa cosa?
“Sono tutti generi dentro i quali io ci sto comodo. Non è mai un qualcosa lontana da me, che mi vede ‘ospite’. È la musica che ascolto, che mi piace. Mi sento perfettamente a mio agio in tutte le atmosfere musicali del disco. C’è il mio modo di stare al mondo, di stare in studio, l’eclettismo dei miei musicisti, ma anche la facilità nel rompersi le palle di un genere solo, di provare qualcosa di nuovo”.

Questo processo creativo non è avvenuto in un posto a caso, ma negli Electric Lady Studios di New York, gli studi fondati da Jimi Hendrix nel 1970.
“Uno studio eccezionale, carico di leggenda. In America gli studi sono molto spartani. Questo permette un’atmosfera più rilassata per lavorare. Sono stati comunque due mesi di grande tensione. Volevo fare un bel disco, avevo l’ansia da prestazione. Ma il risultato mi piace molto e mi fa venire voglia di farne ancora”.

Ti è capitato di trovare qualche tuo mito musicale mentre incidevi?
“Ne ho incontrati diversi. Nello studio accanto al mio stavano realizzando l’album di Mark Ronson. Uptown Funk l’hanno registrata proprio in quei giorni. Sotto di noi c’era lo studio di Michael Brauer che stava finendo l’album dei The National. Sono passati gli U2 e Lenny Kravitz. Insomma, è un posto dove gira continuamente gente grandissima oltre che un luogo molto easy nel quale credo che lavorerò ancora”.

È per questa atmosfera easy che hai definito l'album rock&roll, anche se le sonorità, evidentemente, non sono rock?
“Sì, perché trasmette la maniera degli americani di essere in studio. Sono molto veloci. In Europa perdiamo molto tempo nella post produzione, ci facciamo troppe ‘pippe’. Loro ragionano in termini più semplici. Se la canzone non arriva dritta al punto la scartano. Il mio non è un disco artefatto, ansioso. In un paio di giorni si confezionava il brano e si passava a quello successivo”.

E, come al solito, tante canzoni d'amore. Come si fa a scriverne sempre di nuove senza essere mai scontati e banali?
“Penso che dipenda dal fatto che è un argomento bellissimo, sempre nuovo. E ogni volta è una grande sfida, una grande avventura. Bisogna conoscere l’amore ovviamente, che si può vivere nel presente, nel ricordo, nel desiderio. L’importante è viverlo. A me piacciono le canzoni d’amore, sono liberatorie. Quando le canto non devo dimostrare niente a nessuno, mi lascio andare”.

Ora il tour. E tu sul palco non ti risparmi. Come ti mantieni in forma?
“Con allenamenti specifici. Faccio interval training, dei grandi allunghi in bicicletta, alleno il fiato, l’elasticità, come uno sportivo. Soprattutto nei mesi precedenti al tour.  È un lavoro fisico, in cui però entra in gioco anche l’adrenalina. Che è poi quella che ti carica durante l’esibizione. Sul palco, d’altra parte, si diventa un po’ dei supereroi”.


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