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07/05/2012 - 08:22

Quando la musica è una vera passione di famiglia

A colloquio con Axel Pani, la cui nonna è...

Articolo di Marco Sestito




PARIGI - Da qualche tempo Axel Pani, il nipote di Mina, vive nella capitale francese per “una scelta di cuore” e per la sua arte...

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Axel, chi sono i Temple? Sono un duo, come sembra all’interno del video di “Tears” diretto da Mathias Pardo pubblicato in Youtube, oppure si tratta di una formazione in cui militano più musicisti?

Temple non è esattamente un gruppo, ma una sorta di comune nata dall’incontro di diversi ragazzi che si ritrovano regolarmente al fine di realizzare brani inediti per strada.

Siete alle prese con il processo di lavorazione di un album, non è così?

Sì, ma ci sono molteplici progetti in corso: da un lato stiamo raccogliendo sempre più materiale per realizzare i prossimi video e dall'altro, nel contempo, ognuno di noi ha comunque la propria formazione e la sua strada ben definita.

Per ora ho avuto modo di ascoltare soltanto “Tears”, un brano che hai scritto con l’apporto di Giovanni Matera... Potresti fare un’analisi del testo?

L'ho vissuta come un percorso. È difficile analizzarla perché non è quello il suo scopo. Il suo obiettivo è quello di essere capita. È un pianto...

Raccontami delle influenze musicali che sono confluite al suo interno... L’America è predominante…

Sicuramente. In realtà, avendo vissuto all'estero, ho sempre ascoltato musica inglese e americana: il folk di Ray Lamontagne, di Damien Rice e di Ben Howard lo collocherei in cima alla lista...

Quali sono invece quelle che finiranno nel disco?

È vero che Temple vuole fare trasparire il nostro spirito un pò gitano, ma in studio stiamo cercando di creare qualcosa di completamente nuovo, di molto più sperimentale.

Segui anche il cantautorato italiano?

Molto poco. In Italia ci sono realtà musicali interessanti come Dente, Diego Mancino, gli Afterhours, i Subsonica e i Negroamaro. Ma i ragazzi della mia età guardano i talent show, Maria De Filippi, e non capiscono che sono meccanismi che soffocano la musica. All'estero è diverso, la gente fa musica davvero. Scrive, compone, si reinventa. La musica è come una rivoluzione, non è qualcosa che si può decidere "a tavolino". Non ci sono dinamiche, televoti, casi umani. La musica bisogna anche saperla rispettare.

Ora vivi a Parigi… Perché questa scelta?

È una scelta di cuore...

Sei alle prese con l’inizio della tua carriera musicale… È un vantaggio o uno svantaggio essere il nipote di Mina?

Per me è un onore quello di avere una nonna così. Che tra le tante cose canta pure “benino”.  Del resto non mi interessa.

Ho sentito che una volta terminato il disco cercherete un’etichetta a Parigi… Perché? Con la GSU di Lugano non sarebbe più semplice? Potremmo definirla una “scelta d’indipendenza”?

Quando l’album sarà terminato lo proporremo qui per una semplice questione di praticità. Stiamo lavorando sodo e tra poco saremo pronti...

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