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ITALIA

23/04/2012 - 18:11

Alessandro Del Piero: "Sono un campione semplice"

L'attaccante della Juventus ha avuto un'infanzia modesta, trascorsa giocando a ping-pong, cercando di fare goal tra le sedie nel salotto di casa





ITALIA - Il 24 aprile esce in libreria il libro di Alessandro Del Piero intitolato «Giochiamo ancora», un diario intimo scritto a quattro mani con il giornalista di Repubblica Maurizio Crosetti, nel quale il capitano della Juventus racconta la sua passione per il pallone, nata quand’era solo un ragazzino.

Nell’intervista rilasciata a Vanity Fair il 37enne svela alcuni retroscena intimi della sua infanzia. «Ho imparato a vincere la timidezza grazie al calcio ed al ping-pong. Al mio paese (Saccon, frazione di San Vendemiano, provincia di Treviso, ndr) vincevo sempre ma quando arrivai in collegio a Padova le cose cambiarono.

Quando ero in vantaggio la mano cominciava a tremare e così perdevo. L’ansia mi dominava perché non credevo abbastanza nelle mie possibilità. Così ho imparato ad estraniarmi ed ho maturato la freddezza. Quell’esperienza mi è servita ogni volta che ho tirato un rigore».

Per Del Piero non è stato semplice far accettare la sua scelta professionale alla famiglia, abituata alla fatica e al risparmio. «Non eravamo poveri ma dovevamo fare economia. Il senso della parsimonia mi è rimasto. Quando sono tornato a casa con la mia prima auto mi sono vergognato. Era una Mercedes SL cabrio. Quella macchina era il premio di quattro anni di lavoro. Arrivo a casa e mia madre mi dice in dialetto: “Cossa costea sta macchina” (quanto costa questa macchina, ndr). Non era un rimprovero ma una stortura. Oggi sono uno di quei bambini che può comprarsi tutti i giochi che vuole, ma tanto il suo preferito resta il pallone», ha rivelato ironico la star del calcio che ricorda con affetto il padre, nonostante il rapporto conflittuale.

«Ho iniziato a battere le punizioni nel salotto di casa, con una pallina di spugna posizionata sui disegni del tappeto, cercando di centrare lo spazio tra le due gambe della sedia. Intanto però mio padre cercava di riposare disteso sul divano. Fu così che spostando la sua 127 giallo-crema, mi creò nel garage uno spazio dove potevo giocare con una pallina da tennis: il bersaglio diventò l’interruttore».

Un’infanzia semplice, dunque, che ha spronato Del Piero a dare il meglio di sé sebbene qualche rimpianto sia rimasto. «La morte di mio padre è il dolore più grande della mia vita. Ho il rammarico che non abbia conosciuto i miei figli e di non avergli detto “ti voglio bene” qualche volta di più».

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