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L'OSPITE

26/03/2017 - 09:12

L'imminente Nuova Bellinzona e le sue proprietà

di Renato Züger, candidato a Municipio e CC, lista Unità di sinistra

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Volge al termine la campagna elettorale che domenica prossima porterà le cittadine e i cittadini alle urne per designare i primi poteri comunali della nuova Bellinzona. Taluni hanno criticato un avvicinamento al voto fin troppo blando e senza mordente, quasi privo delle polemiche e dei colpi di scena che vivacizzano altri appuntamenti elettorali. È vero che in linea di principio la politica comunale, proprio perché posta ad un livello di maggiore prossimità alla cittadinanza, è tenuta ad essere più pragmatica ed offrire di riflesso meno motivi di contrapposizione ideologica. Si constata inoltre che gli argomenti affrontati durante dibattiti e interviste non hanno lasciato grande spazio alle differenziazioni: tutti d'accordo sulla necessità di garantire un ruolo attivo e rappresentativo ai quartieri, unità di intenti (o quasi) sulla salvaguardia delle Officine, tutti concordi sull'importanza della mobilità sostenibile nella futura Città, pur con qualche sfumatura.

 Un recente caso di cronaca può fornire lo spunto per un confronto più profilato su un ambito che a medio-lungo termine potrebbe acquisire notevole rilevanza. In parecchi hanno tratto un sospiro di sollievo nell'apprendere che il campetto di calcio alle Semine sarebbe rimasto vincolato a tale scopo anche negli anni a venire, scongiurando ad esempio la possibilità della pura e semplice alienazione. Tale risultato non dipende però unicamente dalla volontà politica, espressa tramite una decisione di natura pianificatoria. Ciò è da correlare anche al fatto che, dettaglio non trascurabile, la proprietà del sedime fosse per l'appunto già comunale. La nuova Bellinzona si ritroverà a possedere un notevole parco immobiliare, costituito soprattutto da edifici amministrativi e qualche terreno. L'utilizzo e la destinazione di questi beni pubblici saranno uno dei tanti nodi politici da sciogliere: mantenere o cedere quelli divenuti magari non strettamente indispensabili?

 La personale convinzione fa propendere per la prima ipotesi: un Comune forte e propositivo (come è negli auspici) ha bisogno di disporre di una solida dotazione di beni immobili, e proprio investire per valorizzare questo tipo di “ricchezza” può rivelarsi una strategia lungimirante. Risulta inoltre difficile prevedere in anticipo future necessità accresciute in termini logistici e di spazi, connesse ad esempio a nuovi impegni che una città moderna può o vuole assumersi; una volta avvenuta la cessione a privati, oltre che privare la popolazione della possibilità di fruirne, è molto difficile compiere il percorso inverso.

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