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L'OSPITE

09/01/2015 - 07:50

La bimba di 6 anni strappata alla sua famiglia affidataria…ora è internata! (Parte2)

Movimento Papageno

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Un UAP (Ufficio dell’aiuto e della protezione, Settore famiglie e minorenni) e un’ARP (Autorità regionale di protezione), dopo aver tolto repentinamente la bambina alla famiglia affidataria, fallito dopo poche settimane anche l’esperimento di affido nella nuova famiglia, hanno pensato bene di internare la bimba in un CPE (Centro psico-educativo), dove al momento si trova in attesa di venir collocata.

Valutazioni e motivazioni dell’UAP

Gli psicologi nel loro rapporto del 24.09.14 di valutazione dell’abbinamento tra la bambina e la prima famiglia affidataria iniziano col dire che “Per esperire tale mandato abbiamo potuto incontrare la coppia di genitori affidatari presso i nostri uffici una sola volta e abbiamo potuto effettuare due visite domiciliari… Sin dai primi momenti la gestione degli incontri con la coppia esaminata è risultata critica in quanto la qualità della collaborazione della famiglia affidataria è risultata insufficiente… in pratica abbiamo dovuto fissare tutti gli appuntamenti fuori dai nostri orari di lavoro… questo fattore ha influenzato in maniera importante e negativa l’idea che abbiamo cercato di costruirci circa la loro capacità di collaborare con la rete dei servizi coinvolti, qualità per noi fondamentale per il buon funzionamento dell’affido… Dal punto di vista emotivo, leggiamo nel rapporto del pediatra del 26.06.14 che la bambina vivrebbe in un ambiente disarmonico e che questo non aiuterebbe la stessa a sentirsi al sicuro, una bambina approvata e con la garanzia di crescere con adeguate opportunità di sviluppo. Le visite domiciliari effettuate ci hanno permesso di valutare le risposte ambientali attuate da entrambi i coniugi affidatari come incomplete e a tratti inadeguate a sostenere la bambina nella sua crescita…” Il pediatra, è stato successivamente interpellato per i necessari chiarimenti su questa frase dalla legale della zia paterna della bambina (ma non dai due psicologi di UAP), la quale riteneva riferirsi alla “mamma naturale e alle tante figure diverse che le orbitano attorno. Evidentemente Illia l’ha interpretata con riferimento unicamente alla famiglia affidataria.” Il pediatra ha affermato per iscritto che “la frase incriminata del mio certificato, va interpretata esattamente come lo ha fatto lei avv.ta e non come lo ha fatto la psi dell’UAP. Il contesto ambientale della bambina è disarmonico, non la famiglia affidataria!”

Prima reazione della Camera di Protezione del Tribunale d’Appello

Il giudice unico avv Lardelli, avendo la procedura in corso per oggetto il collocamento della bambina, ha provveduto a designarle d’ufficio un avvocato quale curatore di rappresentanza che le permetta di partecipare a tutte le decisioni determinanti per la sua vita, sopperendo così alla grave omissione della ARP.

Tante le questioni senza un perché

Perché la bimba dopo ben 5 anni è stata trasferita in una nuova famiglia affidataria? Perché una simile scelta per la bimba? Perché la bimba ha iniziato a stare male? Forse perché non ha più visto o sentito i suoi genitori affidatari, il papà, la zia, la nonna, lo zio e i suoi cuginetti? Su espressa decisione ufficiale di ARP del 14.11.14 “i diritti di visita della zia e della nonna paterna sono sospesi” e da un rapporto di UAP del 03.12.14  “suggeriamo una temporanea sospensione delle relazioni personali con l’intera famiglia naturale”, la bambina, dal giorno del suo repentino trasferimento nella nuova famiglia affidataria, è stata allontanata dai suoi veri affetti che l’hanno accompagnata negli ultimi anni. È normale che alla fine dell’intervento della cosiddetta rete di tutela del minore oggi la bimba si trovi internata in un centro psicoeducativo, in meno di 3 mesi e a soli 6 anni?

Il bene del minore? Facciamo una valutazione dei danni!  

Bimba di 6 anni traumatizzata senza più alcun riferimento delle persone che rappresentavano il suo mondo. La vera famiglia affidataria, che ha allevato ed amato la bimba per 5 anni, costretta a difendersi legalmente. La famiglia naturale materna, avvilita. La famiglia paterna sempre più preoccupata ma combattiva, intenzionata a far luce su questo grave e drammatico caso di maltrattamento psicologico verso la nipote perpetrato da poche persone all’interno di tutta la rete sociale. Diverse pratiche legali sono state portate avanti: si attendono le prese di posizione del Ministero pubblico e del Tribunale di appello che si esprimerà sulla possibilità di avvallare tutto il lavoro svolto da ARP e UAP o annullarlo facendo ritornare a casa la bimba.

La politica si sta muovendo

Nel frattempo un atto parlamentare viene inoltrato dal Dr Orlando Del Don, Medico, Psichiatra e Politico, che commentava così il suo prossimo intervento attraverso il proprio  blog www.orlandodeldon.ch :  “Dal canto mio, in qualità di Gran Consigliere, inoltrerò a giorni un Atto Parlamentare che, a questo punto, ritengo assolutamente doveroso e urgente fare, essendo impensabile non indignarsi e prendere responsabilmente posizione davanti a queste derive. Derive, queste, che non devono più essere tollerate da uno Stato di diritto moderno, democratico, sensibile e attento al benessere e al futuro dei suoi cittadini più impegnati come pure a quelli più bisognosi e fragili.” Atto parlamentare che aiuterà senza ombra di dubbio ad obbligare chi di competenza a chinarsi su questa orribile vicenda.

Di cosa preoccuparci oggi?

Fare in modo che il mondo della bimba si stabilizzi. Tutti coloro che si occuperanno di lei dovranno essere completamente al di sopra delle parti. La vera famiglia affidataria diventerà il colpevole su cui puntare il dito? Il capro espiatorio a cui addossare tutte le colpe? Bisogna assolutamente che la piccola possa continuare a vivere in famiglia, con serenità, la sua infanzia.

Petizioni

A breve verranno messe in circolazione tra la popolazione delle petizioni allestite congiuntamente dal Movimento Papageno e da parenti della bambina affinché i membri della ARP e gli operatori dell’UAP vengano messi davanti alle loro responsabilità e casi simili non si debbano più ripetere. Bisogna che tutte le persone che hanno lavorato all’interno della rete sociale e che hanno così seriamente danneggiato la bambina siano allontanate e rese responsabili delle loro azioni. Non è accettabile infatti che si colpevolizzi TUTTA la rete sociale quando il vero danno è stato perpetrato da pochi individui di UAP ed ARP.

www.papagenonews.ch

[email protected] e [email protected]


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