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16/08/2017 - 16:27

Hellblade: quando l'inferno è nella tua testa

Spade, demoni e patologie mentali. L'inglese Ninja Theory ci riprova con un progetto curatissimo ma molto ambizioso, forse troppo?

Ninja Theory
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CAMBRIDGE - Genio e sregolatezza, due sostantivi che descrivono bene la linea di lavoro di una casa videoludica dall'immenso talento come Ninja Theory. Nei suoi ormai quasi vent'anni di onorata carriera l'azienda inglese ha sfornato titoli visionari con diverse marce in più ma che, spesso e volentieri, mostravano falle o ingenuità anche grandi.

Quel guizzo che è sempre mancato - Cura artistica a livello quasi hollywoodiano, storie strepitose e bellissimi mondi venivano frenati da meccaniche di gioco buone ma ripetitive, livelli disegnati bene ma ai quali mancava quella marcia in più. Insomma al di là della forza delle idee è sempre un po' mancata quella capacità di mettere nel piatto un vero e proprio manicaretto da ristorante stellato. Anche se, intendiamoci, si è sempre trattato di gran bel (e memorabile) videogiocare.

Ambizioso, forse troppo - La "maledizione" di Ninja Theory vale anche per questo "Hellblade: Senua's Sacrifice" uscito di recente solo in digitale e a prezzo ridotto (29.90) è un coraggiosissimo titolo che merita di essere giocato e ricordato ma che, ancora una volta, soffre per una vistosa mancanza di direzione e una certa monotonia di fondo.

Biglietto per l'inferno, sola andata - Nei panni di Senua, guerriera nordica asso di spade, saremo impegnati in una missione impossibile: viaggiare all'inferno per salvare l'anima del nostro amato. Un'impresa mitica resa ancora più disperata dalla psicosi che da sempre affligge l'amazzone e che ne ha marchiato l'esistenza. Fra voci nella testa, un vero e proprio coro onnipresente, allucinazioni e amnesie la malattia diventa sin dalle prime fasi del gioco il vero grande avversario e fa molta più paura dei demoni fiammeggianti con i quali ci troveremo a scambiare fendenti.

Bello da vedere e da sentire - "Hellblade" sulla resa della patologia mentale ha investito molto, moltissimo, praticamente tutto. Grazie a un audio stereofonico pazzesco (è da giocare in cuffia) e un altrettanto formidabile recitazione digitale degli attori impiegati (Senua su tutti) l'effetto è veramente da pelle d'oca. In questo senso il gioco riesce a rendere bene, e a fare sensibilizzazione riguardo alla salute mentale, come nessuno mai. Strepitosa anche la resa grafica, che sebbene su Pc abbia qualche acciacco su PS4 (meglio se Pro) tiene veramente bene e strappa volentieri qualche bel «Wow». 

Son anche dolenti note - E fino a qui abbiamo parlato delle cose belle: anche "Hellblade" come i suoi predecessori soffre di una endemica carenza di direzione e scelte di game design decisamente opinabili. Su tutte il meccanismo alla base degli enigmi, abbastanza tremendo, e il combattimento. Se le meccaniche della lotta all'arma bianca sono anche ben pensate e soddisfacenti - ricordano un po' "Dark Souls" e un po' di "For Honor" - a fare storcere un po' il naso è la varietà di avversari e alcuni scontri insensatamente lunghi e messi là "tanto per". 

Un viaggio che va fatto - Insomma "Hellblade" ha meriti quasi più come esperienza che come gioco. E ciò non toglie che si tratta di una gran bella esperienza e una coraggiosa presa di posizione che dimostra come il videogame può trattare, a suo modo, tematiche impegnative. Ne vale la pena? Dipende da anche da voi, secondo noi è decisamente da provare.

VOTO: 8,5

"Hellblade: Senua's Sacrifice" è attualmente disponibile per Playstation 4 (versione provata) e Pc Windows.

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1 commento da TIO
Voodoochile - 17 Agosto alle 14:36
Come gioco in sè non è niente di speciale, ma come "esperienza multimediale" (o come diavolo vogliamo chiamare l'impatto emotivo, l'immersione, la psichedelia) è veramente eccezionale.

Piccolo aneddoto: la ragazza che impersona (in maniera strepitosa!) Senua non è un attrice professionista, ma una video editor della software house che si è prestata come cavia per i primi motion captures e si è immedesimata in fretta nella parte, tanto da ottenere il ruolo da protagonista.

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