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27/09/2014 - 12:11

Chevrolet: si cala definitivamente il sipario

Il marchio americano se n’è andato dall’Europa, Svizzera compresa. L’abbiamo voluta omaggiare con un ultimo saluto, radunando automobili e persone che alle nostri latitudini hanno vissuto a stretto a contatto con le Chevy.

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Il 30 Novembre del 2013 nella posta elettronica arriva un’e-mail da parte dell’importatore svizzero di Chevrolet. Annuncia buone notizie: “Il successo di Chevrolet continua”. Quota di mercato record dell’1,44%, numeri di vendita che già a novembre corrispondevano a quelle registrate nell’intero 2012 e il rientro nella top 3 tra i marchi col più grande fattore di crescita in Svizzera. Nessuno, ma proprio nessuno, si sarebbe mai aspettato l’e-mail che invece nella “posta in arrivo” è arrivata il cinque dicembre, sei giorni più tardi: Chevrolet abbandonerà il mercato Europeo. Confusione, disappunto, amarezza, preoccupazione.

La Svizzera, e questo è vero, è sempre stata un’isola felice, legata in modo piuttosto particolare al marchio americano. Forse perché il fondatore Louis Chevrolet è nato a La Chaux-de-Fonds, forse perché in passato alcune Chevrolet venivano costruite nel Canton Berna, forse perché il quartier generale Europeo di General Motors ha sede a Zurigo, forse perché da noi le Chevy si sono sempre vendute meglio che altrove. Basta fare un confronto tra il 2009 e il 2013 tra la Confederazione e gli altri paesi d’Europa: se nell’arco di quattro anni la quota di mercato Europea del marchio è scesa mediamente del 15%, ecco che in Svizzera questa è cresciuta del 65%, allo stesso modo in cui le cifre di vendita scese del 25% sempre lungo lo stesso arco di tempo, in Svizzera si è venduto il 91% in più. E oltretutto c’era chi credeva molto in Chevrolet e in particolare chi vi aveva investito parecchie risorse.

Il momento cruciale per Chevrolet è stato il 2004, anno in cui General Motors acquisisce la coreana Daewoo ed inizia, a partire dall’anno successivo, a commerciare le Daewoo con marchio Chevrolet. Allora il tutto faceva parte di un progetto più ampio e globale, atto a fare di Chevrolet un marchio globale, vale a dire produrre automobili uguali per tutti i contenenti come lo è stata per esempio la Cruze, da affiancare a modelli creati più specificamente per l’Europa ad altri frutto di economie di scala tra i vari marchi (vedi Chevrolet Trax e Opel Mokka), senza ovviamente tralasciare le icone quali Camaro e Corvette. Un piano che aveva convinto molti e che avrebbe potuto funzionare, salvo poi lasciare chi ci aveva creduto con un pugno di mosche. O quasi. I più colpiti? I rivenditori. Come hanno reagito a questa situazione ce lo ha spiegato Hubert Waeber, presidente dell’associazione concessionari GM.

“Nel momento in cui stava avvenendo questa trasformazione molti concessionari già nell’orbita di General Motors tramite Opel hanno deciso di inserire il marchio Chevrolet nel loro portafoglio perché tra noi – proprio per via della strategia globale – si pensava che si sarebbe spinto in tutto e per tutto su Chevrolet facendo pian piano morire Opel che invece lavora quasi esclusivamente sul piano europeo. Siamo arrivato nel 2011 festeggiando il centenario raggiungendo una quota di mercato prossima all’1,5%: tutto sembrava andare per il meglio. In Svizzera ma non in Europa. Nel 2013 abbiamo iniziato ad avvertire la prima puzza di bruciato in quanto non venivano pianificate nuove strategia, non v’erano nuovi modelli in arrivo, integrando oltretutto il reparto dopo vendita di Chevrolet in quello di Opel. Ma quest’ultima scelta pensavamo potesse essere dettata da una questione di costi. Nel mese di agosto, invece, qualche nuova strategia ci è stata presentata, salvo poi ritrovarci in dicembre con la doccia fredda. Ovviamente all’inizio eravamo tutti molto amareggiati, avevamo perso la fiducia, ci sentivamo presi in giro perché non v’era stata sufficiente onestà. Però non bisogna perdersi d’animo perché per un po’ di tempo c’è ancora la possibilità di guadagnarci qualche soldo: nei nostri piazzali ci sono ancora tante automobili da vendere a prezzi scontatissimi e soprattutto ci sono quelli che sono diventati nostri clienti negli anni passati che continueranno ad usufruire dei nostri servizi. Cosa fare dopo Chevrolet? Moltissimi continuano a prestare le proprie conoscenze in officina per seguire i clienti, alcuni hanno abbandonato il marchio e altri ancora si sono “trasformati” in concessionari Opel restando nell’orbita di GM (come nel caso della ticinese AutoNec di Riazzino, n.d.r.). Una soluzione per continuare la si trova sempre, anche se trovarsi di fronte ad una situazione del genere magari quando si ha fatto da poco un ingente investimento è una cosa che non auguro a nessuno.”

Gli attuali clienti Chevrolet o coloro che acquisteranno alcuni degli ultimi esemplari disponibili non dovranno in ogni caso preoccuparsi per quanto riguarda la manutenzione. Essendo gran parte della tecnica condivisa con Opel non v’è problema per la fornitura dei pezzi di ricambio e in Svizzera si potrà continuare ad eseguire la manutenzione presso 104 officine in tutta la Svizzera nella quali verranno seguiti gli attuali 35'000 clienti del marchio americano. Dopo la chiusura dei reparti vendita, marketing e comunicazione avvenuta proprio in questi giorni, il reparto dopo vendita verrà integrato assieme a quello di Opel nel calderone GM, così da poter garantire la necessaria e rasserenante continuità. Continuità che, in ogni caso, sarà anche affidata alle vetture iconiche del marchio quali Camaro e Corvette che, come annunciato prima, continueranno ad essere commercializzate.

Tutti questi dati, queste testimonianze e queste informazioni le abbiamo raccolte durante la partecipazione ad una “Farewell Tour”, vale a dire un ultimo grande incontro tra protagonisti del marchio Chevrolet in Svizzera tra dirigenti, concessionari e addirittura chi le Chevrolet le ha costruite con le sue mani (prossimamente pubblicheremo l’intervista). Con esemplari vanno dal 1927 al 2014 si poteva ripercorrere in un solo colpo d’occhio tutta la storia di un marchio che ha oltre un secolo di storia, che però continuerà solo all’estero. Tuttavia il suono degli iconici V8, di cui siamo avvolti, continueranno a riecheggiare ancora per un bel po’….


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