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18/08/2017 - 19:15

Bannon è fuori dalla Casa Bianca

Non è chiaro se il controverso "stratega" sia stato licenziato o gli sia stata concessa la possibilità di rassegnare le dimissioni

Keystone
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WASHINGTON - Donald Trump ha cacciato Steve Bannon dalla Casa Bianca. La clamorosa decisione di allontanare uno dei suoi più fidati consiglieri, il controverso stratega legato agli ambienti dell'estrema destra, è arrivata nel bel mezzo della bufera che sta travolgendo il presidente americano, accusato di un atteggiamento troppo accondiscendente verso gruppi razzisti e anti-semiti come il KKK, i neo-nazisti e i suprematisti bianchi.

Ma a far infuriare il tycoon - secondo i retroscena dei media - sarebbe stata in realtà l'intervista in cui due giorni fa Bannon lo ha palesemente contraddetto sulla Corea del Nord, affermando che «non esiste nessuna soluzione militare alla crisi».

Grande imbarazzo, con il segretario di stato Rex Tillerson e il capo del Pentagono James Mattis costretti a correggere il tiro, e a ribadire con forza come gli Usa siano più che pronti ad un'azione di forza se il regime di Pyongyang dovesse insistere con le sue provocazioni. Ma le urla rabbiose di Trump, nella sua residenza estiva in New Jersey, avevano già fatto capire a tutti che le ore di Bannon erano contate.

Si chiude così una parabola che ha visto il responsabile della rivista ultraconservatrice Breitbart catapultato nello Studio Ovale come uno dei principali consiglieri del presidente americano. Il tutto in virtù di un forte legame di amicizia e di complicità col tycoon. Una scelta però mai digerita dal partito repubblicano e all'interno dello stesso staff presidenziale, dove in molti (anche Ivanka Trump e il marito Jared Kushner) hanno sempre temuto l'eccessiva e negativa influenza di Bannon sul Commander in chief.

L'ultimo braccio di ferro è stato quello con il consigliere economico della Casa Bianca Gary Cohn, l'ex di Goldman Sachs che i mercati temono possa abbandonare per sganciarsi da un presidente troppo ingombrante. Per Wall Street è Cohn l'unica garanzia che l'agenda economica di Trump possa fare davvero dei passi concreti: dal taglio delle tasse, alla deregulation, al rilancio delle infrastrutture. Tutte promesse a cui la comunità economica e finanziaria americana ha creduto, con la Borsa di New York che dall'8 novembre scorso (la data dell'elezione del tycoon) è stata protagonista di una corsa da record.

Ora l'effetto Trump sembra svanire. Wall Street da giorni non vola più, e sembra aver voltato le spalle al presidente. Non si fida più di lui ed è spaventata dalla bufera che lo sta travolgendo e isolando sempre più: nel suo partito, nel mondo delle imprese e nell'opinione pubblica, anche tra molti di quelli che lo hanno votato.

L'uscita di Bannon fa tirare un piccolo sospiro di sollievo ai mercati, e Wall Street chiude la settimana recuperando una parte delle perdite subite col tonfo dei giorni scorsi. Lo spettro di un addio di Cohn sembra per ora allontanarsi. Anche perché - osservano alcuni commentatori - non è un segreto che Trump gli abbia promesso la presidenza della Bce dopo Janet Yellen, in uscita nel 2018.

Ma Cohn vuole lavorare senza più ostacoli provocati da una presidenza finora improntata sull'improvvisazione. Con l'obiettivo di portare a casa nel 2018 almeno l'annunciata "rivoluzione" fiscale. Difficile che in vista delle elezioni di metà mandato qualcuno in Congresso si opponga a un massiccio taglio delle tasse. Ma oramai i repubblicani che vorrebbero staccare la spina al presidente non si contano più.

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