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25/07/2017 - 22:11

Muro contro muro alla Casa Bianca

Trump pensa a sostituire Jeff Sessions. E Rex Tillerson è sul piede di partenza

Keystone
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WASHINGTON - Solo una questione di tempo, ma per il momento è muro contro muro. Sono sempre più insistenti le voci su una imminente uscita del ministro della Giustizia Jeff Sessions dall'amministrazione Trump, di pari passo con gli indizi che il presidente in persona continua a disseminare via Twitter.

E la prospettiva evoca un terremoto, che potrebbe estendersi ad altri ministeri, a cominciare dal dipartimento di Stato dove indiscrezioni segnalano un Rex Tillerson deluso, pronto pure lui a lasciare.

Oggi è il Washington Post a mettere in pagina lo scontro Sessions-Trump, con dettagliate indiscrezioni secondo cui il presidente Donald Trump sta discutendo con il suo staff la possibilità di sostituire il ministro della Giustizia e si sarebbero già fatti i nomi su chi possa sostituirlo in caso di licenziamento o dimissioni.

La seconda è l'opzione alla quale il presidente sembra lavorare, stando ad osservatori, considerati i messaggi che invia da giorni. Perché se dopo l'intervista al New York Times in cui Trump dichiarava la sua delusione per Sessions dopo che essersi astenuto dalle indagini sul cosiddetto 'Russiagate' la Casa Bianca ne confermava la fiducia, l'attacco sferrato dal presidente è inequivocabile: prima lo definisce "assediato", poi più esplicitamente "debole".

Gli imputa la responsabilità per la nomina del procuratore speciale Robert Mueller, l'ex numero dell'Fbi, per il Russiagate. Così una delle ipotesi è che con Sessions fuori gioco Trump potrebbe ordinare a Rod Rosenstein, l'attuale vice di Sessions, di licenziare Mueller.

Se Rosenstein rifiutasse il compito decidendo di lasciare, il presidente potrebbe nominare un ministro della Giustizia ad interim, scrive il Washington Post. Sarebbe una strategia comunque rischiosa, sottolinea il giornale, perché la nomina richiederebbe la conferma del Senato e lì la marea potrebbe alzarsi, con i repubblicani che potrebbero togliersi qualche sassolino dalla scarpa (fino a chi già evoca sviluppi da 'guerra civile').

Un altro scenario possibile è che Trump nomini un ministro della Giustizia durante la pausa estiva del Senato: il ministro nominato resterebbe in carica fino alla fine della prossima sessione del Senato, ovvero agli inizi di gennaio.

Intanto al Senato si consuma lo showdown sull'Obamacare con il tentativo estremo di 'salvare il salvabile' della promessa di revocare e sostituire la riforma sanitaria voluta da Barack Obama che il presidente è tornato ieri a spingere facendo la voce grossa, strigliando il Congresso, accusando i repubblicani di non fare il proprio dovere.

Così oggi in aula, per il voto procedurale per riaprire il dibattito, torna anche il senatore dell'Arizona John McCain interrompendo la convalescenza dopo l'intervento nei giorni scorsi con la diagnosi di un tumore al cervello. E il muro dei 'No' comincia a cedere, con diversi senatori fino ad ora 'dissidenti' disposti adesso a votare perché si apra il dibattito sulla riforma.
 
 


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