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TUNISI

18/02/2013 - 21:34

Tunisia a un passo dalla crisi istituzionale





TUNISI - Il primo ministro tunisino Hamadi Jebali ha gettato la spugna: il tentativo di sciogliere il suo governo per crearne uno di tecnici in grado di dare risposte concrete su come affrontare la crisi che attanaglia il Paese (con tutti gli indicatori economici in rosso profondo) è fallito e questa sera, prendendone atto, lo ha ufficializzato, dopo l'ennesima maratona con le delegazioni dei partiti.

Un annuncio che crea, nel Paese, un clima da ultima spiaggia, con una delicatissima crisi istituzionale dietro l'angolo. Una fine che era nell'aria perchè Jebali ha avuto contro proprio il suo partito, l'islamico Ennahda, che però non ha inteso arretrare d'un millimetro davanti alla decisione presa di osteggiarne il tentativo ritenendo che solo un governo politico possa affrontare la crisi. Una posizione sostenuta dal Consiglio della Shura, il più importante organo collegiale del partito, davanti al quale, con un evidente gioco delle parti, il presidente e leader Rached Gannouchi ha detto che puntava ancora su Jebali, "segato" dai suoi commilitoni e bacchettato in questi giorni ripetutamente per la sua idea rivoluzionaria.

Ma Jebali forse non ha concluso la sua permanenza alla guida del governo perchè, riservandosi la possibilità di battere altre strade, potrebbe sempre arrivare parzialmente al traguardo che si è prefisso, ma attraverso un rimpasto del suo attuale esecutivo. Nel senso che i partiti, dando prova di responsabilità, dovrebbero (ma non è detto che lo facciano) garantire la disponibilità a cedere a dei tecnocrati i ministeri più importanti nel supremo interesse del Paese. Uno schema non certo irrealizzabile, ma che cozza essenzialmente sempre e comunque su Ennahda, che, detenendo alcuni di tali ministeri (Giustizia, Interni, Esteri, tanto per citarne tre) non ci pensa nemmeno a passare la mano, concedendo al massimo un rimescolamento di nomi e caselle, ma non di abbandonare i dicasteri-chiave. Quella di Jebali appare comunque una corsa in salita, resa ancora più complessa da quanto sta accadendo in questi giorni, con cambi di casacca, abbandoni, dimissioni, ipotesi di scissione.

Come quella che sta vivendo il Congresso per la Repubblica (uno dei tre partiti della maggioranza) di fatto spaccato e che, nel giro di poche ore, ha perso parecchi pezzi, a cominciare da Mohammed Abbou, suo segretario generale e numero due. Abbou appare destinato a farsi un partito, dopo avere attaccato Moncef Marzouki, presidente del CpR e della repubblica, un po' troppo appiattito, dicono i suoi detrattori, sulle posizioni di Ennahda. E anche il terzo partito della troika, Ettakatol, non sembra in un momento di grande chiarezza, con dichiarazioni che sembrano venire dall'opposizione, ma che resta ancora ben saldo dentro il governo che contesta.



ATS
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