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VENEZUELA

19/05/2017 - 13:11

I vescovi: «Cessate la sproporzionata repressione»

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CARACAS - Una serie di appelli alla riconciliazione, al dialogo, alla costruzione di una vera democrazia, ai dirigenti politici e alle forze dell'ordine perché cessi "la violenza e la sproporzionata repressione". Con altrettante sfide che la Chiesa del Venezuela assume oggi per fronteggiare la drammatica crisi politica ed economica nel Paese.

È quanto emerge dall'Esortazione pastorale diffusa ieri sera dai vescovi venezuelani al termine della 43/a assemblea straordinaria che si è svolta a Caracas dal 16 al 18 maggio.

«È urgente superare la tentazione di risolvere i nostri problemi mossi dall'odio e dalla rappresaglia - dicono, secondo quanto riporta il Sir -. Al contrario, tutti dobbiamo favorire l'incontro, il confronto delle idee e la ricerca di proposte per animare il cambiamento nel Paese».

Nel lungo documento in 16 punti la Conferenza episcopale venezuelana denuncia l'aggravarsi della crisi: «L'aumento della fame» a causa della mancanza di prodotti e le politiche economiche, i continui assalti agli imprenditori e agli agricoltori, la mancanza di farmaci e il ritorno di malattie dovute alla denutrizione, l'aumento della violenza, dei saccheggi e degli scontri tra gruppi, la repressione sempre più dura e l'aumento di coloro che vengono inviati davanti ai Tribunali militari, negando il diritto al processo davanti ai giudici civili».

«La crescente mancanza di rispetto dei diritti umani ci fa sentire indifesi», scrivono i vescovi, elencando quattro sfide per affrontare la situazione: «L'impegno per la pace, aprendo spazi di incontro e dialogo per la negoziazione di soluzioni reali; la denuncia profetica di tutto ciò che lede la dignità dei cittadini; la solidarietà fraterna, verso coloro che affrontano scarsità di alimenti e medicine e il rincaro dei prezzi nella vita quotidiana»; la carità e la preghiera.

Da qui una serie di appelli urgenti. «Esortiamo il popolo a continuare a esprimere le sue opinioni in maniera pacifica. Il legittimo e forte richiamo ai diritti dei cittadini non deve esser inquinato da azioni violente», sottolineano. Al tempo stesso, invitano a rafforzare «l'esercizio della democrazia» tramite «il processo elettorale, come previsto dalla Costituzione», ribadendo il fermo no a una nuova Assemblea Costituente, come proposto dall'esecutivo.

I vescovi si rivolgono ai dirigenti politici, affinché «siano al servizio del popolo", disposti a dialogare con libertà e rispetto e ai membri delle Forze armate e della Polizia, perché siano garanti e difensori della Costituzione». L'appello è soprattutto «alla coscienza di chi li dirige, di fronte alle tante morti di cittadini a causa dei abusi delle autorità e alle azioni repressive. La responsabilità morale degli atti che sfociano in violenza, feriti e morti ricade su chi li esegue - affermano -, così come su chi li ordina o permette». E citano il beato Oscar Romero: «In nome di Dio e di chi soffre, vi prego, vi supplico, vi ordino, che cessi la repressione».


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