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TICINO

05/04/2011 - 19:02

"Sogno la sedia di Gendotti: ecco le mie idee per la scuola"

Christian Vitta, candidato PLR al Governo, evita nuove polemiche con Morisoli e schiva le frecciate di Bignasca

Articolo di Davide Milo




BELLINZONA - “Dobbiamo rispettare i cittadini lasciando loro la libertà di scelta, siamo in democrazia. Evitiamo imposizioni”. Punzecchiamo da subito Christian Vitta, candidato PLR al Consiglio di Stato il prossimo 10 aprile. Il tema è quello delle ‘indicazioni’ di Idea Liberale che consiglia ai ticinesi di votare Morisoli e solo Morisoli. Vitta, diventato con il passare dei mesi il principale ‘antagonista’ di Morisoli, non si sente chiamato in causa. “Io penso alla mia campagna e ai bisogni della popolazione – sostiene – . L’ho sempre detto: mi piacerebbe dirigere il DECS, al posto di Gendotti. E ho tanti progetti per migliorare la scuola pubblica ticinese”.

Già, negli ultimi tempi sembra che si sia smarrita un po’ la bussola. Si è discusso in lungo e in largo su questioni come la laicità della scuola, dimenticando che le vere priorità sono altre.
"Io ne vedo due di priorità. Dapprima bisogna fare ritrovare il giusto prestigio alla professione di docente. Ad esempio, alzando gli stipendi in un modo più logico. Non è possibile che dopo 20 anni un insegnante abbia già raggiunto il massimo della scala salariale. E poi creando più opportunità di carriera, soprattutto tramite la formazione continua. Manca anche il riconoscimento sociale. Sarà utile creare dei momenti per fare scoprire al mondo esterno cosa fa il docente in aula con i suoi allievi. La seconda priorità è legata alla scuola media, assolutamente da sostenere e rafforzare con la collaborazione di una necessaria trilogia:  famiglia, scuola e Stato".

Mi perdoni. Ma anche qui a volte pare che si faccia finta di non vedere. Il passaggio dalla elementari alle medie è troppo brusco. Mentre alle elementari l’allievo ha un rapporto stretto con il docente, alle medie in molti casi i ragazzi si ritrovano di fronte insegnanti che vanno in classe e si limitano a fare la loro lezione, senza essere realmente vicini ai bisogni dei ragazzi…
"Non sono d’accordo. Le ricordo la funzione che svolge il docente di classe, che si occupa proprio di questo. E poi non va dimenticato che alle medie il ragazzo sta vivendo l’età della prima adolescenza, un periodo molto difficile, fatto di grandi cambiamenti a livello personale. I ragazzi vanno aiutati, la scuola media sarà una delle mie priorità".

A maggior ragione forse occorrerebbe cambiare qualcosa a questo livello. Fare in modo che tutti i docenti siano più vicini all’allievo. Un po’ come accade in alcune scuole private. Non crede?
"Come già sottolineato con un atto parlamentare, penso che una buona soluzione sia quella di limitare il numero di allievi per sede. Quando le cifre sono troppe alte i problemi di gestione aumentano a dismisura".

Sempre a proposito di scuola media, non pensa che il fatto che ci siano i livelli A e i livelli B sia un po’ discriminatorio? Una vera scuola pubblica non dovrebbe dare pari opportunità a tutti?
"Io non interpreto i livelli in questo modo. Semplicemente a un certo punto un allievo inizia a fare delle scelte, in base alle sue capacità e alle sue aspettative. I livelli vanno pensati in questo modo, non come discriminazione".

A tal proposito non le sembra che troppi studenti scelgano la via del liceo, e di conseguenza degli studi universitari, senza la giusta consapevolezza? In Svizzera interna la strada dell’apprendistato ha molto più peso rispetto a quanto accade in Ticino, dove di fatto è sempre più ‘disprezzata’. Non sarebbe ora di provare a invertire questa assurda tendenza, ridando dignità alle professioni manuali?
"Certo. Anche perché con le possibilità che ci sono al giorno d’oggi un muratore, ad esempio, può diventare tecnico dell’edilizia e poi imprenditore. Il liceo e le università sono stati quasi mitizzati. Bisogna responsabilizzare e sostenere chi si occupa di orientamento professionale. Ma anche le famiglie. Perché il giovane spesso si consulta con i genitori prima di prendere delle decisioni. Voglio rafforzare il legame tra famiglia e scuola pubblica".

Di scuola potremmo discutere ancora a lungo. Ma se Bignasca avesse ragione? Se la Lega riuscisse veramente a soffiare il secondo seggio al PLR?
"Tutti i nostri progetti resterebbero tali. In campagna ognuno ha i suoi slogan. Il PLR ha da sempre obiettivi concreti che vanno oltre gli slogan elettorali. A decidere saranno i ticinesi".

(RED)

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