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SVIZZERA

01/06/2012 - 10:49

Crisi dell'euro, il Nazionale studia un piano d'azione

Analisi dei provvedimenti da prendere in caso di ulteriore aggravamento della situazione. Non si parlerà della reciprocità negli accordi fiscali, come chiedeva l'UDC Rusconi

Foto Keystone / AP Daniel Ochoa de Olza




BERNA - Il Consiglio nazionale tra due settimane discuterà di provvedimenti da prendere in Svizzera nel caso di un eventuale aggravamento della crisi dell'euro. Il suo ufficio ha infatti accordato l'urgenza a due interpellanze depositate dai gruppi UDC e PS, hanno indicato oggi, su richiesta dell'ats, i Servizi del parlamento.

La Camera del popolo invece non si occuperà di un'interpellanza di Pierre Rusconi (UDC/TI), depositata l'altro ieri, sulla reciprocità che Berna potrebbe chiedere negli accordi fiscali. L'Ufficio del Nazionale in questo caso non ha accordato l'urgenza.

Per il ticinese negli accordi come quelli votati dalle Camere con Germania, Gran Bretagna e Austria va "inserita anche un'imposta liberatoria sui capitali svizzeri non dichiarati depositati in altri paesi in modo da garantire una vera reciprocità, ottenendo allo stesso tempo un'implicita ammissione di colpevolezza della controparte". Il leghista ritiene che i capitali svizzeri all'estero possano "costituire un'importante entrata mancata per le casse della Confederazione".

I due testi di PS e UDC che hanno ottenuto l'urgenza chiedono al Consiglio federale quali misure intenda adottare nel caso in cui la crisi della moneta unica europea dovesse amplificarsi e produrre fuga di capitali e un ulteriore rafforzamento del franco.

L'UDC chiede quali siano gli scenari presi in considerazione dal governo in merito alla situazione sempre più critica in Grecia, ma anche in Spagna, Portogallo e Italia. Il gruppo democentrista è in particolare preoccupato dal possibile crollo di fiducia dei clienti delle banche, e dal correlato massiccio prelievo di capitali, se gli istituti di credito europei dovessero finire in una crisi profonda.

Dal canto suo il PS chiede al governo se considera minacciato il corso minimo di 1,20 franchi per un euro fissato dalla Banca nazionale svizzera (BNS). Inoltre il gruppo chiede al Consiglio federale se, in collaborazione con la BNS, stia allestendo misure come interessi negativi e controlli sulla circolazione di capitali.

Ats

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