Il colpo di scena e le lacrime

Pomeriggio ricco di colpi di scena in aula, al processo per il delitto di Daro. Protagonista l'esecutore materiale dell'assassinio di Arno Garatti: D.D.
LOCARNO - Il colpo di scena è arrivato poco dopo le 16.00 in questo terzo giorno di processo d'appello. Il super-testimone, ossia D.D., l'autore materiale dell'uccisione di Arno Garatti, è entrato in aula e ha chiesto l'intervento. "E' stata mia madre a chiedermi di trovare un sicario per uccidere Arno". Una frase che ha destato scalpore in aula, anche se, è doveroso ricordare, il giovane non è la prima volta che ritratta la sua versione. Lui ha spiegato in aula che il pomeriggio del 28 giugno, tre giorni prima del delitto, aveva discusso con la madre su Arno e sulla situazione familiare, ritenuta ormai insostenibile dalla donna. Mitra, a detta del figlio, avrebbe chiesto lei di eliminare il marito. In altre parole, il giovane ha indicato sua madre quale mandante dell'assassinio di Arno Garatti. Una confessione che spiazza e che ha suscitato scalpore in aula.
Ma sono ancora molte le incognite da chiarire. Qualcuno ha aiutato D.D. a mettere il cadavere nella vasca da bagno? Che ruolo hanno Mario Paiva e Kenny Fila?
E proprio per dare una risposta alla prima domanda che il giudice Roggero-Wil si è rivolto al testimone, chiedendogli se avesse chiesto aiuto a qualcuno, il venerdì 1° luglio, giorno dell'omicidio, o il giorno dopo, sabato 2 luglio, per portare via il cadavere di Arno Garatti dall'appartamento. "No - ha risposto D.D. - perché pensavo che lo potessi sciogliere nella candeggina. Idea che ho avuto discutendo con Mario Paiva nel furgone, mentre andavamo nel negozio Coop, il venerdì pomeriggio, 1° luglio, (giorno dell'omicidio). E' stato Mario a suggerirmi di sciogliere un corpo in quel modo" (Mario Paiva ha dichiarato che non sapeva, in quanto non gli era stato detto dallo stesso D.D, che si trattava di un omicidio e tanto meno della morte del patrigno di D.D). D.D., che fino a quel momento, con i suoi "non so" e "non ricordo" aveva tentato di scagionare i suoi amici, ora coinvolge nella vicenda anche Paiva, assolto in primo grado dall'accusa di favoreggiamento.
E poi è arrivato l'attimo di commozione in aula. Mario Branda, l'avvocato di parte civile, ha chiesto a D.D., colui che ha ucciso Arno Garatti, di guardare in faccia la madre e la sorella di Arno: "Questa è la verità?" ha chiesto l'avvocato di parte civile. "Guardi loro due" dice l'avvocato indicando la madre e la sorella di Arno. "Sì , è la verità. Lo giuro" ha risposto D.D. Il ragazzo ha pronunciato queste parole mentre la sorella di Arno era in lacrime e la madre, con la mano davanti alla bocca, guardava sbigottita l'assassino di suo figlio.
Dopo questo momento carico di forte emozione, si è tornato a parlare del ruolo di Mario Paiva. Alle 20.30 di venerdì 1° luglio, dopo l'omicidio, D.D. gli ha telefonato, ma è lo stesso D.D. a dire di non ricordarsi il motivo della chiamata.
Branda è poi tornato a chiedere a D.D. cosa si è detto con la madre al telefono, la mattina dopo l'omicidio, sabato 2 luglio. "Non so in quale telefonata, ma sono certo che in una di esse mia madre mi ha detto che quando gli "italiani" (gli italiani sono i famosi killer inventati da D.D. per convincere la madre che ci avrebbe pensato lui a mettere in pratica il progetto criminale) avrebbero portato via il corpo, io sarei dovuto andare in polizia e denunciare la scomparsa di Arno". Confessione che, se giudicata vera dalla Corte, appesantisce di molto la posizione di Mitra Djordjevic. "E' vero che anche in una di queste telefonate, mia madre mi ha detto di non parlare di queste cose al telefono, intendendo con "queste cose" l'uccisione di Arno. Mi aveva detto che non dovevamo farlo per non essere rintracciabili".
Un'altra affermazione clamorosa di D.D. in aula, alla quale se ne aggiunge un'altra: "Prima che partisse per la Serbia, mia madre sapeva che sarebbe tornata vedova. Lo sapeva perché io, non ricordo esattamente quando, ma sicuramente prima della sua partenza, le avevo detto che tutto sarebbe successo (ossia l'omicidio e l'occultamento del cadavere, poi non riuscito) in quella settimana che lei era via". L'avvocato Branda ha sollevato una questione delicata, quella riguardante il permesso di soggiorno di Mitra Djordjevic, che con la morte di Garatti sarebbe stato annullato. "Lei non ha pensato a questa conseguenza?" ha chiesto l'avvocato Branda: "No, non ci ho pensato" ha risposto D.D.
Il dibattimento si è chiuso poco dopo le 17.15. Il dibattimento si riprende lunedì prossimo alle 9.30. Tornerà in aula D.D. Giorni questi che serviranno agli avvocati della difesa, in particolare al legale di Mitra Djordjevic, processata in contumacia perché in Serbia, a rivedere la loro strategia difensiva.




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