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LOCARNO

"Perché lei non ha deciso di ucciderli tutti e due?"

La domanda è stata rivolta dal procuratore pubblico Marisa Alfier a D.D.
Foto Ti Press
"Perché lei non ha deciso di ucciderli tutti e due?"
La domanda è stata rivolta dal procuratore pubblico Marisa Alfier a D.D.
LOCARNO - Dopo la giudice Giovanna Roggero-Wil è stata la volta del procuratore pubblico Marisa Alfier, che ha interrogato il testimone. Il procuratore ha fatto notare che la perizia in cui la madre avrebbe rifiutato il figlio è de...

LOCARNO - Dopo la giudice Giovanna Roggero-Wil è stata la volta del procuratore pubblico Marisa Alfier, che ha interrogato il testimone. Il procuratore ha fatto notare che la perizia in cui la madre avrebbe rifiutato il figlio è del 12 ottobre, quindi successiva al momento in cui D.D. ha cominciato a tirarla in ballo. La spiegazione quindi che ha dato D.D. non sembrerebbe vera. D.D. non ha saputo rispondere alla domanda. Il ragazzo ha spiegato che il rifiuto della madre lo ha fatto arrabbiare e ammette che a farlo venire in Svizzera è stata lei: "E' vero. E' stata mia madre a volere che io venissi in Svizzera. Però io ero arrabbiato perché qui dovevo occuparmi di due invalidi. Non solo di mia madre, ma anche di Arno. Io dovevo aiutarli a fare la spesa, andare in farmacia, pulire in casa, fare il bucato perché i medici avevano detto che mia madre non poteva alzare più di un litro d'acqua".

 

La domanda - E qui la domanda del procuratore pubblico: "Se pesava così tanto, perché non li ha uccisi tutti e due?". D.D ha risposto netto: "Forse per l'affetto nei confronti mia madre". D.D. risponde a tute le domande, spiega di non sapere perché la sera del 1° luglio, tornando a casa, Arno ha sbattuto la porta e ha dato della prostituta a sua madre: "Arno era arrabbiato di suo". Quindi spiega di non ricordare dove, nella giornata del 1° luglio, ha detto a Paiva che voleva uccidere qualcuno. "Quel pomeriggio, non so se nel negozio o più tardi nel parcheggio della Coop, ho detto a Mario che volevo uccidere qualcuno, ma non gli ho detto chi". D.D spiega pure di aver detto a Pavia dei suoi problemi con Arno.

 

Il procuratore ha chiesto al ragazzo se, quando verrà scarcerato andrà a vivere dalla madre. E D.D.: "No. Non mi parla da due anni e quindi penso che non mi voglia più. Potrei andare a vivere da mia sorella, che abita nello stesso quartiere di mia madre. Non credo mia sorella possa mantenermi. Ultimamente mia zia, quella che abita a Dietikon, mi ha versato dei soldi: 600 franchi".

 

Branda - Dopo il procuratore, ha preso la parola Mario Branda, l'avvocato di parte civile che ha chiesto un giudizio sul rapporto tra Armo e la madre. "Quando mia madre mi ha annunciato del suo matrimonio ero a scuola. Mi ha detto che aveva trovato l'uomo della sua vita e stavano bene insieme. Mi ha fatto vedere la foto. Mi ha detto quali erano i problemi di Arno. Io ho pensato che "visto che avevano gli stessi problemi, perché no. "Ho saputo che le cose tra mia madre e Arno non funzionavano bene già durante il loro secondo soggiorno insieme in Serbia. Penso sia stato a Pasqua 2011". D. spiega che la madre subito dopo il matrimonio ha chiesto al ragazzo di trasferirsi in Svizzera. "All'inizio l'idea di trasferirmi in Svizzera non mi piaceva, ero contrario. Ma poi ho accettato solo perché ero minorenne. A mia madre avevo detto che non volevo venire in Svizzera, ma lei insisteva e alla fine ho obbedito. Obbedivo sempre a mia madre. Perché quando diceva una cosa bisognava farla. Se non ubbidivo mia mamma si arrabbiava e non mi parlava. Per venire in Svizzera, mia madre aveva ottenuto il permesso da Arno e io di conseguenza l'avrei ottenuto da lei. Era chiaro per tutti, anche per me che mia madre poteva stare in Svizzera perché aveva sposato Arno".

 

La vasca da bagno - Branda quindi chiede se D.D. abbia incolpato la madre di averlo convinto a uccidere Arno, quando ha saputo del respingimento nei suoi confronti: "Io non capisco perché lei, domenica mattina presto, 3 luglio -chiede Branda - ha mandato un sms in cui invitava la madre a restare in Serbia e di tornare quando lei si sarebbe sentito meglio".

D.D tuttavia ha risposto di non ricordare e Branda ha chiesto allora di spiegare come mai l'amico C.M. abbia testimoniato di aver visto le gambe del cadavere di Arno sporgere dal bagno. La versione differisce da quella di D.D. che dice che il corpo era nella vasca da bagno. "C.M. si sbaglia, spiega D. Il corpo era nella vasca da bagno".

Su questo punto il giudice contesta, ricordando che nell'interrogatorio del 25 luglio 2012, D.D. aveva dichiarato che il cadavere non era nella vasca da bagno. "Lei ha preso per il naso gli inquirenti per tutto questo tempo?", ha sbottato la giudice? D.D. ha continuato a dire di ricordarsi che il cadavere era nella vasca da bagno e non con le gambe sporgenti dalla porta del bagno. La domanda di fondo è? Chi ha aiutato D.D. a spostare il cadavere nella vasca da bagno?

 

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